Chi sente sulla propria pelle i morsi delle tasse che, in Italia, hanno raggiunto livelli terrificanti sta attento alle proposte che riguardano la diminuzione delle stesse e si documenta se esse possono essere solo promesse elettorali; chi invece questi morsi non li sente, soprattutto perché messo fuori strada dal proprio partito di riferimento che deve, magari, difendere le scelte che in questi anni hanno fatto lievitare, considerevolmente, il loro livello, non approfondisce alcun argomento in materia. Si fida e basta.

Ma è un fideismo smisurato e fuori luogo. Se una cosa è giusta vanno fatte pressioni nel proprio partito per far cambiare scelta, invece di piegarsi a pensare che la flat tax sia solo una ‘boutade’ del solito Cav. o addirittura solo una sua invenzione destinata a concludersi con la campagna elettorale. Ciò porta a non prestare alcuna attenzione al problema ed assumere come oro colato le dichiarazioni del politico di turno che liquida il problema con ‘e dove si prendono i soldi, con un debito che ormai supera i 2200 miliardi di euro?’

Certo ci sono espressioni più colorite come quella di Renzi che per liquidare la flat tax, considerandola irrealizzabile, parla di impossibilità a concretizzarla perché ci vorrebbe ‘una bacchetta magica’ che Berlusconi non ha perché ‘non è la Fata turchina’. Ma, qualunque sia la reazione negativa al problema si dimostra, come minimo, che l’orientamento a non accettare la flat tax (come tutti gli altri no espressi su materie diverse) dipende sostanzialmente dal convincimento che è impossibile far diminuire le tasse ottenendo un aumento delle entrate tributarie.  

E, quindi, non si vuol valutare che già molti paesi hanno adottato questa ricetta come Hong Kong, Russia, Ungheria, ecc., e oggi, addirittura, buon ultimi, gli USA con l’aliquota al 20%. Ma non si vuol neanche prendere atto che la scelta di Berlusconi è a valle di approfonditi studi condotti da Economisti internazionali di alto livello, inclusi alcuni Premi Nobel che non avrebbero speso il loro nome se la flat tax fosse stata solo una ‘fake news’ o semplicemente.

Noi, che non siamo economisti, comprendiamo che se si poprtano le tasse al 23%, che è un livello molto basso rispetto a quanto oggi pretende lo Stato, si ottengono alcuni risultati che non possono essere sottovalutati. Non si fa pagare nulla a chi guadagna solo 12000 euro all’anno; si fanno risparmiare bei soldini a chi ha redditi fino ad 80.000 euro ed è sottoposto a prelievo alla fonte; si rendono inutili e pericolosi l’evasione e l’elusione fiscali determinando un rientro completo dei capitali depositati nei cosiddetti paradisi fiscali ed ottenendo il loro utilizzo nel nostro Paese.

Saranno questi capitali che permetteranno di recuperare più di quanto i contribuenti ‘normali’ possano risparmiare con la flat tax. E sarà anche l’uso di questi capitali a rilanciare l’economia del Paese, riducendo la disoccupazione sensibilmente, a differenza della stagione degli 80 euro, che sono stati una vera e propria vergogna, finalizzati solo a ‘comprarsi’ la benevolenza degli elettori ma senza produrre alcunché di economicamente rilevante. Uno sperpero vero e proprio con il risultato che mentre il treno Europa corre spedito l’Italia viene trainata come ultimo vagone. Ma il 4 marzo ormai è vicino.

                                                                                                          Giovanni ALVARO

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