«Serve un grande piano per il Sud, soprattutto per le infrastrutture. Sono stato in Sicilia ed ho trovato un disastro, è una regione in agonia. Ci vuole un piano Marshall apposta per la Sicilia». E Silvio Berlusconi, per essere ancora più chiaro e non lasciare spazi a polemiche inutili, aggiunge nella sua intervista a Telelombardia «Il Ponte sullo Stretto è la prima cosa da fare. Fosse per noi l’avremmo già fatto. Quando è arrivata la sinistra al Governo… per non fare in modo che passasse alla storia come il ponte di Silvio, ha annullato l’appalto rischiando di far pagare alla collettività un mare di penali alle imprese con cui avevamo fatto gli appalti». Intervista fatta al Nord per scongiurare l’accusa di una boutade elettorale.

Il giorno dopo, mentre la grande stampa ignora l’intervista, scendono in campo i figliocci del Sindaco scalzo di Messina, Renato Accorinti, e dichiarano, urbi et orbi che «Noi, che abbiamo invece le idee chiare e non seguiamo logiche politiche pre-elettorali, sul dibattito del Ponte ci siamo sempre schierati in maniera univoca: non lo vogliamo». Lo affermano i PortaVoce messinesi del Movimento 5 Stelle, Francesco D’Uva, Valentina Zafarana e Antonio De Luca.

Perché non lo vogliono? La scusa viaggia su due fake news che dimostrano, comunque, quanto sia enorme la loro ignoranza o, tutt’al più, come tentano di imbrogliare i cittadini. A dar man forte scende, subito, in campo candidata messinese al Parlamento italiano, Grazia D’Angelo che così tuona: «Realizzare il Ponte sullo Stretto è antieconomico, perché costa 10 miliardi (prima menzogna perché costa meno della metà, e comunque una cifra irrisoria rispetto a quanto speso al Nord negli ultimi anni), e il tempo di ritorno del denaro speso sarebbe stimato in 600 anni», (avete letto bene ‘seicento’ dice la super candidata realizzando la seconda super fake a cinque stelle).

I cinesi che si erano offerti di finanziare il Ponte avevano stimato il tempo, per rientrare dei capitali impegnati nell’infrastruttura, in poco più di trent’anni (diconsi 30). Ma i pentastellati convinti che i cittadini italiani ignorano i problemi, come loro, non fanno alcuno sforzo per documentarsi onde evitare almeno le conseguenti figuracce. Non manca, nei loro discorsi, nemmeno il ‘benaltro’ da fare dato che in Sicilia «ci sono strade e autostrade colabrodo, reti ferroviarie scandalose, una continuità territoriale mai rispettata» non sapendo che quando si parla di continuità territoriale si parla proprio di Ponte. Ma ignorando l’argomento ripetono come pappagalli frasi di cui sconoscono il significato.

Comunque da decine e decine di anni ci si nasconde dietro il ‘benaltrismo’ e da decine e decine di anni non si è fatto nulla, e si continuerà a non fare nulla anche se a parlare di ‘benaltro, è sceso in pista Pietro Grasso improvvisato politico ma attento a restare fedele alle scelte suicide del partito che gli è stato affidato. Ma la cosa incredibile sta nel fatto che l’ex Presidente del Senato è un siciliano che non ha saputo difendere la sua terra magari sostenendo che anche senza Alta Velocità con l’aereo si raggiunge qualsiasi città italiana ed europea. E quindi possiamo farne a meno.

L’unico che ha avuto il coraggio di sposare un’idea di sinistra (il Ponte appunto approvato quando D’Alema era presidente del Consiglio)) è stato Berlusconi che si è dimostrato un politico lungimirante. Ma proprio questa scelta ha spinto i sinistri (sotto ogni aspetto) a diventare nemici del Ponte e a sacrificarlo con l’aiuto del premier in loden che era stato spedito in Italia per fare i compiti a casa. E mentre gli altri, nessuno escluso, sollevano alti lai, contro l’infrastruttura che viene copiata in ogni parte del mondo, Berlusconi rilancia il progetto.

Sa il Cav che solo con l’investimento per il Ponte si è costretti a riqualificare le reti ferroviarie da Salerno fino in Sicilia, a ottenere l’Alta Velocità anche nel Mezzogiorno, a riqualificare e difendere il territorio, e ad aprire spazi di futuro in un Sud troppo a lungo dimenticato. Altro che propaganda elettorale, è questo il motivo vero, assieme anche al trasporto ferroviario delle merci, che transitano nel Mediterraneo con 5 milioni di container al mese, che ha fatto muovere Berlusconi e il centrodestra che capiscono che se non parte il Meridione la locomotiva Italia rischia di non prendere mai velocità.

                                                                                              Giovanni ALVARO (Forza Italia)

Annunci