L’ironico twitter postato da Trump, sulla necessità di usare, contro l’ondata di gelo polare che ha colpito gli Usa, ma anche il nostro Paese, “un pò di quel vecchio riscaldamento globale” messo sul banco degli imputati da ambientalisti e da una cerchia di ‘scienziati’ (sic!) che su quella ‘verità’ ci campa nel vero senso della parola, ha determinato un vero e proprio ‘apriti cielo’. I democrat obamiani si sono scatenati come se non fossero stati a conoscenza che Trump, tenendo fede alla sua promessa di uscire dal Trattato di Parigi del 2015 (annunciata durante la campagna elettorale americana), ha reso recentemente operativo il suo impegno.   

Le perplessità sulle ‘verità’ dell’IPCC (Intergovernmental Panel On Climate Change), con sede a Ginevra, sono nate assieme alla sua creazione da parte dell’ONU che d’allora ha iniziato a sfornare, annualmente, ipotesi catastrofiche per i rischi che stava correndo il nostro pianeta. Ipotesi che se hanno condizionato l’opinione pubblica mondiale, portata a credere alla incessante pressione sviluppata, non hanno, certamente, fatto cambiare parere allo stuolo di scienziati che, non vivendo alle dipendenze dell’ONU, non avevano, come non hanno, nulla da difendere se non la verità pura e cruda.

Tra questi, nel nostro Paese, si sono distinti il Premio Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia (nominato Senatore a vita nella passata legislatura) con un memorabile discorso al Senato durante il quale ha definito una ‘bufala’ il surriscaldamento del pianeta (ecco il link: http://www.ilcalcestruzzo.it/index.php?option=com_mmedia&show=64); il fisico Antonino Zichichi, Presidente degli scienziati mondiali, che ha spezzato una lancia a favore dell’anidrite carbonica, famosa CO2 denigrata ingiustamente, senza la quale le piante morirebbero e non produrrebbero più l’ossigeno di cui hanno bisogno gli esseri viventi, uomini e animali, del pianeta; e il prof.  Franco Battaglia l’oppositore sempre all’erta sugli sviluppi della vicenda e divulgatore seguitissimo delle argomentazioni anti ‘bufala’.

Dall’altra parte, dalla parte cioè di chi ripete le impostazioni degli ‘scienziati’ dell’IPCC, troviamo personaggi di rilievo come il Papa che, dimenticando la lezione che la storia aveva dato alla Chiesa col problema Galileo (accusato dai suoi stessi colleghi che rifiutavano l’idea della terra rotonda), a sostegno del surriscaldamento se ne esce con la sparata che ‘attorno al problema c’è un largo consenso scientifico’ è ciò gli basta per essere d’accordo; o come Sergio Mattarella che lo infila nel messaggio di fine anno quando accenna al rapporto tra l’uomo e la natura, con la sottolineatura che “basti pensare alle conseguenze dei mutamenti climatici, come la siccità, la limitata disponibilità di acqua, gli incendi devastanti” coprendo, involontariamente, i responsabili degli incendi; o come fa il premier Gentiloni che sente, come una missione, il sostegno ai falsari dell’IPCC ed è portato a ripeterlo continuamente.

Ma che studi hanno fatto costoro per parlare di mutamenti climatici? Il Papa è laureato in filosofia, Mattarella in Giurisprudenza e Gentiloni in Scienze Politiche ma non sono lauree che presuppongono conoscenze adeguate al problema dei mutamenti climatici. Si sa che pochissimi hanno di queste conoscenze ma proprio per questo non ci si deve accontentare delle verità rivelate e ci si dovrebbe immergere nelle argomentazioni contro. Il ragionamento vale sia per i sostenitori del global warming che pensano d’essere sulla strada giusta per il tam-tam continuo e incessante che accompagna le iniziative dell’IPCC, ed anche per chi le considera vere e proprie bufale.

Tornando, però, ai 6 attori del presente articolo è facile notare la differenza che passa tra gli oppositori e i sostenitori del “pianeta che brucia”. I primi sono scienziati e studiosi molto apprezzati che sanno di cosa parlano, gli altri ripetono una cantilena su un problema sposato come fosse una fede o una dottrina. Al Papa ha scritto una bella lettera, senza ricevere risposta, l’accademico Battaglia (ecco il link: https://www.maurizioblondet.it/sul-clima-sbaglia-caro-papa/) a cui è stata inibita la presenza su twitter. Ma se il Papa non ha risposto ai ‘dubia sull’amoris leatitia’’ dei teologi e dei vescovi di certo non risponderà a lui.

                                                                                              Giovanni ALVARO

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