Il secondo

Il Comandante DE GRAZIA nel corso della perquisizione nell’abitazione del COMERIO trova copie di un documento che negli anni a venire potremmo definire “il terzo segreto di Fatima”. Accade che il brillante ufficiale di Marina, vero servitore dello Stato, tra gli appunti del faccendiere scopre copia del certificato di morte di Ilaria ALPI e la porta a Reggio Calabria per sottoporla all’attenzione del sostituto procuratore della Repubblica Circondariale dr Francesco NERI e cioè al magistrato che coordina le indagini. Quest’ultimo, considerata l’importanza del documento, ordina al Comandante di depositarla ufficialmente con allegata informativa. Sembra che il certificato sia stato trasmesso al COMERIO per via fax tant’è che nelle due stremità contiene i numeri telefonici internazionali che il Comandante, su delega del dr NERI, avrebbe dovuto verificarne la provenienza. Al Capitano DE GRAZIA, gli assassini non lasciano il tempo necessario per le ricerche. Infatti, a notte inoltrata il DE GRAZIA, assieme ad altri agenti, sta percorrendo la strada per LA Spezia dove avrebbe dovuto espletare delicate indagini. Superata la barriera di Salerno il DE GRAZIA e gli agenti si fermano per cenare in un ristorante nei pressi di Battipaglia. Dopo la cena si riprende il viaggio e poco dopo DE GRAZIA muore di “infarto” sull’autovettura che avrebbe dovuto portarlo a La Spezia. Scrissi che dopo la cena il cameriere o chi per lui mette sulla tavola un dolce che non mangia nessuno dei suoi accompagnatori ma soltanto il Capitano ne prende una fetta. Fu mortale!

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Spiaggiamento della nave “JOLLY ROSSO”

Nel 1990, spiaggia ad Amantea (CS) la “Jolly” e iniziano gli altri misteri dolorosi. La notte in cui spiaggia la “Jolly” intervengono immediatamente i pompieri. Salgono a bordo misteriosi individui. Molti camion cominciano a fare la spola tra la spiaggia e la strada principale. Il Comandante BELLANTONE di Vibo sale a bordo della nave e nella plancia di comando vicino al timone si accorge che vi sono dei disegni che in primo impatto presume siano fogli per giocare alla battaglia navale. BELLANTONE sorride e ad alta voce: “Guarda un po’, durante la navigazione i graduati della Marina si divertono”. Il buon comandante in quella strana e misteriosa notte non può immaginare che la sua osservazione si avvicina di molto alla verità. I fogli sono in realtà le mappe che indicano i punti dove dovranno essere affondate le carrette del mare carichi di rifiuti radioattivi. Sulla copertina contenente le mappe è dato chiaramente leggere la sigla ODM, ovvero sia la sigla della società del faccendiere COMERIO avente per oggetto l’affondamento delle carrette stracolme di rifiuti radioattivi. Il povero avvocato Stefano MA(E)NECACCI, legale del signore della guerra ALI MADHI già Presidente della Repubblica Somala, dà fuoco alle polveri con un’animatissima arringa davanti al Gup dr CAIVANO, senza essere a conoscenza che il BELLANTONE avesse reso dichiarazioni davanti ai PP.MM. dottori Francesco SCUDERI e Francesco  NERI alla presenza del compianto Comandante DE GRAZIA  in cui riferisce che la notte dello spiaggiamento della “JOLLY”, uomini dei servizi quasi segreti sono saliti a bordo della carretta, mentre gli uomini dell’equipaggio si rifiutano di tornare sulla nave per cercare di disincagliarla; che i camion caricano nottetempo materiale sconosciuto; che il carico registrato non risponde a quello ritrovato; che riconosce nelle mappe sequestrate nell’abitazione del COMERIO i progetti rinvenuti sulla “JOLLY”. Il legale del signore della guerra impronta la sua avvilente e vergognosa “omelia” esclusivamente sulla relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare istituita per la morte di Ilaria ALPI presieduta dal troppo onorevole Prof. TAORMINA. Il BELLANTONE alla Commissione non riferisce quanto accaduto quella strana notte e di conseguenza l’avvocato ignora l’esistenza del verbale di dichiarazioni. Non sa neppure che la società chiamata per il recupero della “JOLLY” è la SMIT TAK, proveniente dall’Olanda e ingaggiata dal governo russo per il recupero del sommergibile sovietico inabissatosi con l’equipaggio al completo in circostanze tutte da chiarire.

Di scena il KGB

Ora mi chiedo e chiedo ai vostri lettori, nonché ai Ministri degli Interni e della Giustizia: a Vostro giudizio esiste una società che si possa avvicinare ad un sommergibile sovietico dotato di sistemi sofisticati militari e di navigazione a propulsione nucleari se non discendete dall’albero genealogico dei servizi segreti targati KGB? Vi è di più e di peggio. È normale scomodare una società specializzata nei recuperi di materiale radioattivo se la “JOLLY ROSSO” nel suo ventre ammalato avrebbe dovuto ospitare solamente cavi elettrici? Perché nella pancia sporca è rinvenuta polvere di marmo che serve a schermare i satelliti dal materiale radioattivo? Domande senza risposte! Si! Senza risposte! Perché? Perché gli Stati non possono rivelare la crudele realtà stragista dietro la quale si polverizzano le sconcertanti verità. Chi ha letto la nostra inchiesta su MITROKIN, ovvero sia l’informativa inviata alla Commissione Parlamentare dal dr Agostino Cordova, oggi Magistrato di Cassazione potrà capire le indegne manovre che hanno oscurato la verità sulla morte di Aldo Moro. E, poi, chi era a conoscenza del giorno e dell’ora in cui l’aereo del SISMI che trasportava il martire dr Falcone e la moglie sarebbe atterrato in Sicilia? Come mai piazza D’Amelio non era blindata? Mi fermo.

Un passo indietro – I micidiali siluri

Tra la documentazione sequestrata presso l’abitazione del faccendiere COMERIO vi sono delle foto scattate dallo stesso COMERIO e dal generale Sierra LEONE, anch’egli ammazzato qualche tempo dopo, che sono la prova provata conducente alle trattative con quel Paese per l’affondamento dei rifiuti radioattivi. Trattative avviate o addirittura concluse. Sono sequestrate oltre duecento diapositive attraverso le quali è dato dimostrate la costruzione e l’assemblaggio dei micidiali siluri stracolmi di materiale radioattivo da sparare nelle profondità marine, nonché le mine utilizzate nella guerra tra Argentina e Inghilterra a causa delle isole Falkland; i progetti delle “TELEMINE” e delle modifiche da apportare alle navi per il trasporto dei micidiali siluri, viepiù, una cassetta con video attraverso cui si prova l’affondamento di siluri; una ricca corrispondenza con dei paesi africani e dell’est per l’avviamento al progetto; un fax riportante una lettera di  ALI MADHI dallo stesso sottoscritto e trasmessa al  COMERIO. La lettera a distanza di due anni è disconosciuta da ALI MADHI in sede di commissione parlamentare anche se la minoranza (della stessa commissione) sostiene che è il MENICACCI ad aver suggerito al signore della guerra il disconoscimento.

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MISTERI D’ITALIA – CARRETTE DELLA MORTE 3

 

Anno 2005. L’anno della manipolazione

Il dr Francesco NERI è sentito dalla commissione parlamentare presieduta dal molto onorevole TAORMINA. In quell’occasione il dr NERI, oggi sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, riferisce sull’indagine svolte all’epoca in cui è titolare dell’inchiesta e fra l’altro ricorda alla Commissione della copia del certificato di morte di Ilaria ALPI ritrovato dal compianto Comandante DE GRAZIA nel corso della perquisizione da egli effettuata nell’abitazione del faccendiere COMERIO e una volta visionato si riservava di redigere un’informativa per, poi, depositarla nell’ufficio del sostituto. Il certificato continua il dr NERI, certamente si trova in uno dei tanti fascicoli della Somalia in possesso della Procura Distrettuale di Reggio Calabria. L’onorevolissimo TAORMINA decide di inviare degli ispettori presso la Procura della città del nulla. Costoro atterranno all’aeroporto del fu “Tito Minniti” come fossero i pionieri dell’era moderna dei cercatori d’oro. Con la sega in mano, i cercatori d’oro segano la parte alta dei plichi, verificano l’esistenza o meno del certificato e una volta accertato l’esito negativo, sigillano i plichi segati e se ne tornano nella capitale dove informano l’onorevolissimo TAORMINA di non ver trovato traccia del certificato di morte di Ilaria ALPI. L’avvocato Azzeccagarbugli e l’onorevolissimo TAORMINA ed ancor prima il signore della guerra, prendono visione della relazione redatta dai pionieri e accusano il dr NERI del reato di false dichiarazioni. Vale a dire che la troika butta fango su un magistrato che per anni è vissuto blindato per via dell’inchiesta sui rifiuti radioattivi. Sarebbe stato molto più corretto se le accuse infamanti fossero state rivolte all’ex presidente della Repubblica somala e al suo legale. A questo punto i miei piccoli lettori esclameranno: il dr NERI è fregato e però dimenticano la bella fatina turchese in grado di raccogliere i cocci e rimettere a nuovo la lampada che non è di Saladino. La fatina scoprirà che i plichi contenenti il materiale sequestrato nel bunker di COMERIO, che giacciono nella Procura di Reggio Calabria risultano manomessi. Che i fascicoli sono manipolati. Che anche i plichi contenenti la documentazione sequestrata dal compianto Capitano DE GRAZIA relativa alla Somalia, sono vuoti. La documentazione è scomparsa! I faldoni sono 42 invece di 45 come da indice e non si comprende o non si vuole comprendere che fine abbiano fatto. Il tutto è certificato dal magistrato presente all’apertura dei plichi. Accade qualcos’altro. La raccomandata con la quale sono trasmessi gli atti alla procura romana è manipolata: la data è manomessa e il cronologico non corrisponde ai numeri di matricola. Il cronologico del mese di agosto, per opera e virtù dello Spirito Santo, è incastrato nel mese di giugno. La fatina turchese, com’è nel suo stile fiabesco, non si arrende e affida la terribile spallata a un avvocato del Foro di Reggio, Lorenzo Gatto, che non teme di misurarsi a tutto campo con quanti intendevano maldestramente giocare con la vita degli altri. L’avvocato Gatto, difensore del coraggioso dr Francesco NERI, si trasferisce con i suoi collaboratori nell’archivio della Procura dove scopre che i pionieri cercatori d’oro, cosa dell’onorevolissimo TAORMINA, non solo non aprono tutti i plichi al fine di accertare se il certificato di morte di Ilaria sia al loro interno, ma per gli 8/9 plichi delegano a manovrare la sega i collaboratori di cancelleria. Tale circostanza è pure ignorata dall’Azzeccagarbugli. Il lavoro di intellighentia svolto dall’avvocato Gatto è presentato su un piatto d’argento al GIP dr CAIVANO: è devastante per l’Azzeccagarbugli, per l’onorevolissimo TAORIMINA, per tutti coloro che da anni urlano di voler conoscere la verità sulla morte della giornalista Ilaria ALPI e del suo operatore, sulla misteriosa scomparsa del Comandante DE GRAZIA e sui rifiuti radioattivi. Ci sono ancora in circolazione dei mastri “ciliegia” e uno di loro, tra una scarpellatura e l’altra mi interroga: quale il motivo che induce il faccendiere COMERIO a possedere e conservare una copia del certificato di morte di Ilaria ALPI? Io rispondo: caro mastro “ciliegia”, tu stai costruendo con un pezzo di legno un ragazzo dal naso lungo che parlerà e ne combinerà più di cotte che di crude per vivacizzare la fantasia di miei piccoli lettori. Il COMERIO, partorito dai diavoli dei governi di mezzo mondo, invece tiene tutta la progettazione per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi nei fondali marini con i “penetratori” o a mezzo delle carrette che solcano le onde in tempesta. Caro “ciliegia”, i pezzi di legno dello stragista COMERIO hanno soprattutto lo scopo di un’ecatombe umanitaria sepolta sotto le macerie di malattie letali provocate dai rifiuti radioattivi. Quale lo scopo, mi chiede ancora “ciliegia”? Io rispondo: per la goduria di ammazzare gente innocente? No! Caro “ciliegia”! col traffico maledetto gestito dai vari COMERIO, i figli del diavolo si arricchiscono sulle ceneri dell’umanità. Se, poi, caro “ciliegia” vuoi sapere del perché il becchino COMERIO conserva gelosamente il certificato di morte della giornalista potrei azzardare l’ipotesi – non del tutto campata in aria – che subito dopo l’uccisione di Ilaria gli assassini che le sequestrano i documenti relativi alla sua indagine e nei giorni successivi inviati, da qualche barbaro presente sul posto, dopo essere stati fotocopiati, nel nostro Bel paese.

Il “Gatto” e la volpe

È giunto il momento di scomodarvi, cari amici di COLLODI, giacché i barbari con ogni messo illecito e infame tentano di incastrare il coraggioso dr Francesco NERI. Ho la necessità di chiedervi chi sono i componenti della commissione parlamentare presieduta dall’onorevolissimo sull’uccisione di Ilaria ALPI. Eccoli: gli onorevoli Giancarlo PITTELLI e Nitto PALMA. Chi sono costoro? Interpello il grillo parlante: il primo è l’avvocato di Catanzaro in dolce compagnia del burattinaio avv. Armando VENETO e entrambi prendono sottobraccio l’amico procuratore della Procura dr LOMBARDI, oggi in pensione, e lo convincono a iscrivere nel registro degli indagati, prima, il coraggioso dr NERI, poi, gli incorruttibili uomini della DIA appartenenti alla Sezione di Messina, nonché l’avvocato Ugo COLONNA e da ultimo il perito del GIP di Reggio Calabria, dr FURNARI. Successivamente il prepensionato LOMBARDI vuole trovare il modo dio ammanettarli – è uno specialista in tale settore – i n quanto li ritiene colpevoli della manipolazione e conseguente falsa trascrizione dell’intercettazione avvenuta nel bar “GRILLO” di Messina, dove i quattro dell’Ave Maria discutono, senza alcuna reticenza, del traffico di droga, di riciclaggio di denaro sporco, di aggiustamenti di processi, delle modalità e del perché è ucciso il professore gastroenterologo Matteo BOTTARI. Miei piccoli lettori, vi dirò che i mostri sono loro: il commediante ex deputato e tutt’altro che onorevole Santino PAGANO; l’ancora a piede libero imprenditore di “Cosa Loro” Salvatore SIRACUSANO; l’ex Giudice, ossia il marpione Giuseppe SAVOCA e l’infelice avvocato Letterio ARENA che, addirittura, si rivolge al Tribunale di Messina per chiedere il risarcimento del danno patito dai due incorruttibili uomini della DIA per un totale di un milione di euro. Il secondo componente della commissione, ovverosia Nitto PALMA e quel pubblico ministero – oggi sottosegretario del Governo BERLUSCONI – che, in dolce compagnia del buon SNA dr Alberto CISTERNA, conducono il processo cosiddetto “VALANIDI” svoltosi in Reggio di Calabria. Un certo dottore e pure il PM autore dell’archiviazione della megaindagine sui rifiuti radioattivi nel corso della quale furono barbaramente assassinati il Comandante DE GRAZIA, Ilaria ALPI e il suo operatore e migliaia e migliaia di innocenti falciati da malattie neoplastiche a causa del materiale radioattivo scaraventato in ogni parte del mondo e in Calabria da Isola Capo Rizzuto a San Luca. Il prepensionato dr LOMBARDI, indagato, si fa per dire, per corruzione giudiziaria dalla Procura di Salerno, decide di sentire il dr Francesco NERI. Indovinate la prima domanda, cari miei piccoli lettori, su cosa verte? Non è necessario consultare il Mago OTELMA, chiede: mi parli del certificato di morte di Ilaria ALPI! Il dato è contenuto nell’interrogatorio e dunque non smentibile. Ora, è proprio il caso di risvegliare l’anima benedetta di HITCHCOCK al quale pongo le seguenti domande: come mai il prepensionato dr LOMBARDI inizia l’interrogatorio con il certificato di morte di Ilaria ALPI? Perché contestualmente l’onorevolissimo TAORMINA riservatamente chiede l’incriminazione del dr NERI alla Procura di Roma per il reato di falsa testimonianza? Chi informa il prepensionato che a Roma si sta procedendo contro il dr NERI su denuncia del Presidente della commissione parlamentare? HITCHCOCK, su un foglio di carta poggiato su un tavolo a tre piedi, mi scrive: il cerchio è chiuso… la favola finisce qui e quel poveretto di Azzeccagarbugli nella sua farneticamente e drogata omelia e la sua happening che lo attornia sconoscono che il dottore chiede l’archiviazione della megaindagine sol perché non è trovata la nave RIGEL e pur tuttavia riconosce il traffico dei rifiuti radioattivi e l’affondamento delle navi con il loro carico di morte. Ad accogliere l’archiviazione ci pensa il GIP dr.ssa COSTABILE…  e ancora HITCHCOCK… Tutte e due le autorità giudiziarie non tengono nella dovuta considerazione le informative redatte dal Comandante PULVIRENTI della Guardia di Finanza e inoltrate, dopo la trasmissione degli atti alla Procura presso La Pretura Circondariale, alla Distrettuale in cui si fa esplicito riferimento al traffico dei rifiuti radioattivi. Ciao Francesco, è stato un piacere, me ne torno nelle tenebre.

                 

I periti dell’IMPRESUB

Ascoltiamo in assoluto silenzio le dichiarazioni dei periti chiamati dall’Ufficio di Procura per il ritrovamento della RIGEL: la nave non poteva essere trovata in quanto le ricerche sono state fatte sulle coordinate indicate dal Comandate della RIGEL e, quindi, se trasportavano rifiuti radioattivi le coordinate sono frutto di dati falsi! Miei piccoli e cari lettori, sono trascorsi circa trent’anni dall’affondamento mentre le ricerche nei fondali marini sono progredite grazie alle nuove tecnologie e allora perché non approfittarne per chiarire definitivamente il mistero? Altra circostanza miei piccoli lettori, va ricercata nella diligenza del GUP che ha il merito di mandare all’isola d’Elba l’Azzeccagarbugli e il suo assistito ALI MEDHI in compagnia del Presidente della commissione parlamentare. Il GIP romano CERCOSIMO rigetta e chiede l’archiviazione alla procura capitolina. Secondo il GIP, gli elementi forniti dalla procura tendono a chiudere l’indagine sull’uccisione di Ilaria ALPI avvenuta a scopo di rapina. Il dr CERCOSIMO rinvia gli atti alla Procura, giacché tutti gli elementi raccolti sono conducenti all’uccisione della giornalista per il timore che lei potesse svelare i terribili segreti dell’inabissamento dei rifiuti radioattivi davanti alle coste somale, nei paesi europei, in particolare in Italia, in speciale modo in Calabria dove sono affondate tre navi di cui una Capo Spartivento, altra a Villa San Giovanni e altra ancora a Bagnara. Sindaci reggini avete da tempo deciso di eliminare i vostri amministrati colpiti da patologie tumorali senza urlare affinché vengano bonificate i tratti di mare, i fiumi, le montagne e le grotte non riportate sulle carte militari e che vanno da San Luca a Platì (RC) dove sono depositati i rifiuti radioattivi che dopo vent’anni sprigionano tutta la loro letale tossicità?

30/1/Francesco Gangemi

FINE SECONDA PARTE

CONTINUA

FRANCESCO GANGEMI

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