Morte, malformazioni e distruzione ambientale in evoluzione da San Luca, all’Aspromonte, passando per Capo Spartivento, Reggio, Bagnara, Gioia Tauro fino a Capo Suvero nella sconcertante indifferenza degli ordini dei Medici, della Regione, dei Sindaci, dei Presidenti della Provincia, dell’ARPACAL, di Legambiente e delle Procure della Repubblica

 

È UN GENOCIDIO PER I CALABRESI CONSIDERATI RAZZA INFERIORE A QUELLA EUROPEA

30/1 Nostra inchiesta. Secondo Parsons, Cohen, Bottomore, l’ordine sociale altro non è che il risultato del controllo e dell’azione dell’uomo che è tenuto ad esercitare su se stesso e sull’ambiente in cui vive al fine di stabilire quelle condizioni non solo fisiche e biologiche, ma soprattutto umane, culturali e sociali in grado di assicurare la sua sopravvivenza e specialmente le sue condizioni di vita attraverso le quali possano essere soddisfatti le aspirazioni, i bisogni e le esigenze della sua natura. Chi si occupa delle esigenze del vivere sociale, posto che ce ne possa essere qualcuna, nonché dei vari processi essenziali, tecniche, programmi e meccanismi intesi alla realizzazione mediante suggerimenti, persuasione e la forza del comportamento che la società rigorosamente prescrive. Mi chiedo se per caso i calabresi appartengano a quelle tribù da poco scoperte in Amazzonia e in via di estinzione oppure se anche loro hanno il diritto/dovere di godere dell’ordine sociale, culturale e dell’ambiente nel quale stentano a sopravvivere. Non sto parlando di calamità provocate dalla natura nel Medioevo, ma di uomini assassini che mediante corruzione e la mano armata della ‘ndrangheta hanno fino alla fine degli anni settanta e fino alla metà degli anni novanta interrate nelle nostre montagne, diciamo, alcune adibite al turismo, nei fiumi e inabissate nei mari Jonio e Tirreno scorie radioattive nucleari e rifiuti tossici letali per la vita dell’uomo e dell’ambiente. Dopo vent’anni dal loro inabissamento, gli involucri, che non sono di ceramica, si sarebbero squarciati portando in continua evoluzione patologie neoplastiche, in particolare, leucemie e linfomi, nonché moltissimi bambini nati con malformazioni fisiche e psichiche. Gli Ordini professionali dei Medici che somiglierebbero molto agli Ordini della Massoneria (fatte le dovute eccezioni), non si sono mai preoccupati o occupati della raccolta ordinata dei dati riferiti a malattie neoplastiche che colpiscono neonati, adolescenti, giovani e meno giovani con un impressionante ritmo crescente. Che dire, poi, della Regione, dei Comuni, delle Province e dei baracconi che si alternano in Calabria e affidati a persone riciclate dalla politica interessata e sporca, che pur sapendo si lasciano andare in proclami degni dei professionisti dell’antimafia, in continui rimaneggiamenti di Giunta, in elargizioni di pubblico denaro a tutela del voto di scambio e di nuova ricchezza. Sindaci e Presidenti degli enti locali e provinciali non vogliono intendere la drammaticità ambientale in cui i calabresi sono costretti a morire, specie i bambini affetti da malformazioni che varcano le nostre frontiere nella speranza di un futuro meno doloroso. Il mio vuole solo essere un richiamo a quanti sono preposti alla vigilanza e agli opportuni interventi, qualunque sia il costo finanziario e scientifico, idonei a bonificare i nostri mari, i nostri fiumi, le nostre montagne al fine di assicurare un vivere più igienico alle future generazioni.

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Signor Presidente del Consiglio e Signor Presidente degli Italiani, prima del ponte sullo stretto, o delle cosiddette grandi opere, i calabresi invocano la Vostra attenzione per creare un ambiente dove possano vivere e respirare l vera natura cheli circonda. Le università, infine, si sciolgono in lotte intestine e talvolta nell’affarismo che le accomuna in particolare all’Ente Regione e ai Comuni circostanti. Questa è la vera ‘ndrangheta da combattere e da distruggere. In una sola parola: L’ECOMAFIA di cui rimando ai cartelli esposti davanti all’aula bunker in RC dove si sta celebrando il processo delle discariche tossiche, sui quali è dato leggere “Ammazzateci tutti”.

1/continua

Francesco Gangemi

MISTERI D’ITALIA – CARRETTE DELLA MORTE 2

 

PARTE SECONDA

È da almeno un decennio che conduciamo, prima in solitudine, poi con Giorgio BOCCA de “L’Espresso” un’inchiesta sulla giornalista di RAI3 e del suo operatore barbaramente uccisi a Mogadiscio quando lei era ad un passo dalla verità. Non ci stancheremo di andare avanti fino a quando non saranno individuati i veri colpevoli e smascherati quanti pezzi deviati dello Stato abbiano offerto, in cambio di sporco denaro, coperture al faccendiere ingegnere COMERIO. L’indagine giudiziaria avviata dal coraggioso dr Francesco NERI, all’epoca in cui presta servizio quale sostituto alla Procura Circondariale di Reggio Calabria, dall’assassinato capitano della marina DE GRAZIA, dalla PG Forestale di Brescia e dai Carabinieri del Nucleo Provinciale di Reggio Calabria. Ultimata l’indagine, l’allora procuratore della Circondariale dr Francesco SCUDERI, trasmette i robusti fascicoli alla Distrettuale di Reggio Calabria dove, mi sembra, sia stata affidata a due sostituti che avrebbero provveduto ad archiviarla. Siamo venuti a conoscenza di altri scottanti particolari che intendiamo portare alla riflessione dell’opinione pubblica iniziando da “c’era una volta un re”, come direbbero i nostri lettori. Questa volta non accontenterò i più piccini e, pertanto, non vado a scomodare COLLODI. Perché? Perché oggi, in accordo con la tastiera del mio vecchio e amico computer, posso scrivere che cera una volta una penetrante e larga inchiesta su un pezzo di legno, così grande (il pezzo di legno) da solcare i mari in tempesta e per mano assassina affondato a largo di CAPO SPARTIVENTO in provincia di Reggio Calabria. Il pezzo di legno, in realtà, è una nave battezzata “RIGEL” e sepolta nei fondali marini dai becchini il 21 settembre 1987. Che i mafiosi l’abbiano affogata non c’è alcun dubbio talché la prova è data dal Capitano Comandante di Corvetta, Natale DE GRAZIA, dopo averla rinvenuta nell’agenda del faccendiere COMERIO in Garlasco nel corso di una perquisizione presso la sua abitazione, che noi riproponiamo. Sul foglio dell’agenda, è scritto testualmente “Last the shep = persa la nave”. In quella megaoperazione è sequestrata una grande mole di documenti ingabbiati in 45 plichi. Per plico intendo uno scatolone di 60 x 60. Segue una serie di avvenimenti conducenti l’intera indagine nel porto delle nebbie grazie ad un esperto timoniere che decide fosse giunto il momento di insabbiarla nonostante nel frattempo fosse morto in circostanze misteriose il Comandante DE GRAZIA e fossero stati ammazzati la giornalista di RAI3 Ilaria ALPI e il suo operatore Miriam HOVRATIN.

I misteri, ma non tanto. Il primo

Nel mentre ha luogo la perquisizione nell’abitazione del faccendiere COMERIO, altri agenti di Polizia Giudiziaria – precisamente della Polizia Forestale con sede in Brescia, i militari STIVAL WILLIAM, il maresciallo DOMENICO SIMIONE dell’Arma Fedele nei secoli appartenente al Nucleo Provinciale di Reggio Calabria, due appartenenti alla Guardia di Finanza DI LORENZO Giuseppe e Ivan SEVERONI – effettuano perquisizione nell’appartamento di tale VICICCA Ilario socio questi del COMERIO. Nel corso della perquisizione il VICICCA, sopraggiunto nella sua abitazione, in via confidenziale soffia agli agenti che la Marina Militare acquista “boe sonar” prezzo cadauna lire 3.000.000.000 sebbene il prezzo di mercato non superasse lire 250.000.000. Lo stesso confidente va avanti e racconta ai militari che lui e il COMERIO sono proprietari di una nave e che quest’ultimo firma un contratto di massima con i governi francese e austriaco per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi tant’è che gli eredi di DE GAULLE mettono a disposizione del faccendiere le isole del nord. I militari chiedono al confidente di verbalizzare quanto riferito ma il VICICCA si rifiuta. Alle ore 15.00, termina la perquisizione e i militari si apprestano a verbalizzare le sommarie informazioni quando l’ufficiale dà l’ordine agli agenti di allontanarsi. Gli agenti parcheggiati in divieto di sosta sono raggiunti dal compianto Capitano DE GRAZIA che, dopo aver appreso i motivi per cui sono stati parcheggiati, li invita a risalire dopo aver invano contattato telefonicamente l’ufficiale. Gli agenti STIVAL William e Giuseppe DI LORENZO si portano nuovamente all’interno dell’abitazione del VICICCA. L’ufficiale non appena vede i due agenti li informa di aver rifatto il verbale di sommarie informazioni a causa dell’abbassamento della corrente elettrica che ne aveva fatto perdere le dichiarazioni in precedenza rilasciate. A quel punto WILLIAM chiede all’ufficiale se avesse bisogno dell’agente DI LORENZO. La risposta è negativa. L’ufficiale non vuole aiuto da nessuno in quanto sa ciò che deve fare. I due agenti raggiungono nel parcheggio il Comandante DE GRAZIA, dove attendono fino alle ore 17.00, esattamente due ore dopo, l’arrivo dell’ufficiale parcheggiatore abusivo.

FINE PRIMA PARTE. 

CONTINUA 

FRANCESCO GANGEMI

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