Morte, malformazioni e distruzione ambientale in evoluzione da San Luca, all’Aspromonte, passando per Capo Spartivento, Reggio, Bagnara, Gioia Tauro fino a Capo Suvero nella sconcertante indifferenza degli ordini dei Medici, della Regione, dei Sindaci, dei Presidenti della Provincia, dell’ARPACAL, di Legambiente e delle Procure della Repubblica

 

È UN GENOCIDIO PER I CALABRESI CONSIDERATI RAZZA INFERIORE A QUELLA EUROPEA

30/1 Nostra inchiesta. Secondo Parsons, Cohen, Bottomore, l’ordine sociale altro non è che il risultato del controllo e dell’azione dell’uomo che è tenuto ad esercitare su se stesso e sull’ambiente in cui vive al fine di stabilire quelle condizioni non solo fisiche e biologiche, ma soprattutto umane, culturali e sociali in grado di assicurare la sua sopravvivenza e specialmente le sue condizioni di vita attraverso le quali possano essere soddisfatti le aspirazioni, i bisogni e le esigenze della sua natura. Chi si occupa delle esigenze del vivere sociale, posto che ce ne possa essere qualcuna, nonché dei vari processi essenziali, tecniche, programmi e meccanismi intesi alla realizzazione mediante suggerimenti, persuasione e la forza del comportamento che la società rigorosamente prescrive. Mi chiedo se per caso i calabresi appartengano a quelle tribù da poco scoperte in Amazzonia e in via di estinzione oppure se anche loro hanno il diritto/dovere di godere dell’ordine sociale, culturale e dell’ambiente nel quale stentano a sopravvivere. Non sto parlando di calamità provocate dalla natura nel Medioevo, ma di uomini assassini che mediante corruzione e la mano armata della ‘ndrangheta hanno fino alla fine degli anni settanta e fino alla metà degli anni novanta interrate nelle nostre montagne, diciamo, alcune adibite al turismo, nei fiumi e inabissate nei mari Jonio e Tirreno scorie radioattive nucleari e rifiuti tossici letali per la vita dell’uomo e dell’ambiente. Dopo vent’anni dal loro inabissamento, gli involucri, che non sono di ceramica, si sarebbero squarciati portando in continua evoluzione patologie neoplastiche, in particolare, leucemie e linfomi, nonché moltissimi bambini nati con malformazioni fisiche e psichiche. Gli Ordini professionali dei Medici che somiglierebbero molto agli Ordini della Massoneria (fatte le dovute eccezioni), non si sono mai preoccupati o occupati della raccolta ordinata dei dati riferiti a malattie neoplastiche che colpiscono neonati, adolescenti, giovani e meno giovani con un impressionante ritmo crescente. Che dire, poi, della Regione, dei Comuni, delle Province e dei baracconi che si alternano in Calabria e affidati a persone riciclate dalla politica interessata e sporca, che pur sapendo si lasciano andare in proclami degni dei professionisti dell’antimafia, in continui rimaneggiamenti di Giunta, in elargizioni di pubblico denaro a tutela del voto di scambio e di nuova ricchezza. Sindaci e Presidenti degli enti locali e provinciali non vogliono intendere la drammaticità ambientale in cui i calabresi sono costretti a morire, specie i bambini affetti da malformazioni che varcano le nostre frontiere nella speranza di un futuro meno doloroso. Il mio vuole solo essere un richiamo a quanti sono preposti alla vigilanza e agli opportuni interventi, qualunque sia il costo finanziario e scientifico, idonei a bonificare i nostri mari, i nostri fiumi, le nostre montagne al fine di assicurare un vivere più igienico alle future generazioni.

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Signor Presidente del Consiglio e Signor Presidente degli Italiani, prima del ponte sullo stretto, o delle cosiddette grandi opere, i calabresi invocano la Vostra attenzione per creare un ambiente dove possano vivere e respirare l vera natura cheli circonda. Le università, infine, si sciolgono in lotte intestine e talvolta nell’affarismo che le accomuna in particolare all’Ente Regione e ai Comuni circostanti. Questa è la vera ‘ndrangheta da combattere e da distruggere. In una sola parola: L’ECOMAFIA di cui rimando ai cartelli esposti davanti all’aula bunker in RC dove si sta celebrando il processo delle discariche tossiche, sui quali è dato leggere “Ammazzateci tutti”.

1/continua

Francesco Gangemi

PARTE SECONDA

È da almeno un decennio che conduciamo, prima in solitudine, poi con Giorgio BOCCA de “L’Espresso” un’inchiesta sulla giornalista di RAI3 e del suo operatore barbaramente uccisi a Mogadiscio quando lei era ad un passo dalla verità. Non ci stancheremo di andare avanti fino a quando non saranno individuati i veri colpevoli e smascherati quanti pezzi deviati dello Stato abbiano offerto, in cambio di sporco denaro, coperture al faccendiere ingegnere COMERIO. L’indagine giudiziaria avviata dal coraggioso dr Francesco NERI, all’epoca in cui presta servizio quale sostituto alla Procura Circondariale di Reggio Calabria, dall’assassinato capitano della marina DE GRAZIA, dalla PG Forestale di Brescia e dai Carabinieri del Nucleo Provinciale di Reggio Calabria. Ultimata l’indagine, l’allora procuratore della Circondariale dr Francesco SCUDERI, trasmette i robusti fascicoli alla Distrettuale di Reggio Calabria dove, mi sembra, sia stata affidata a due sostituti che avrebbero provveduto ad archiviarla. Siamo venuti a conoscenza di altri scottanti particolari che intendiamo portare alla riflessione dell’opinione pubblica iniziando da “c’era una volta un re”, come direbbero i nostri lettori. Questa volta non accontenterò i più piccini e, pertanto, non vado a scomodare COLLODI. Perché? Perché oggi, in accordo con la tastiera del mio vecchio e amico computer, posso scrivere che cera una volta una penetrante e larga inchiesta su un pezzo di legno, così grande (il pezzo di legno) da solcare i mari in tempesta e per mano assassina affondato a largo di CAPO SPARTIVENTO in provincia di Reggio Calabria. Il pezzo di legno, in realtà, è una nave battezzata “RIGEL” e sepolta nei fondali marini dai becchini il 21 settembre 1987. Che i mafiosi l’abbiano affogata non c’è alcun dubbio talché la prova è data dal Capitano Comandante di Corvetta, Natale DE GRAZIA, dopo averla rinvenuta nell’agenda del faccendiere COMERIO in Garlasco nel corso di una perquisizione presso la sua abitazione, che noi riproponiamo. Sul foglio dell’agenda, è scritto testualmente “Last the shep = persa la nave”. In quella megaoperazione è sequestrata una grande mole di documenti ingabbiati in 45 plichi. Per plico intendo uno scatolone di 60 x 60. Segue una serie di avvenimenti conducenti l’intera indagine nel porto delle nebbie grazie ad un esperto timoniere che decide fosse giunto il momento di insabbiarla nonostante nel frattempo fosse morto in circostanze misteriose il Comandante DE GRAZIA e fossero stati ammazzati la giornalista di RAI3 Ilaria ALPI e il suo operatore Miriam HOVRATIN.

I misteri, ma non tanto. Il primo

Nel mentre ha luogo la perquisizione nell’abitazione del faccendiere COMERIO, altri agenti di Polizia Giudiziaria – precisamente della Polizia Forestale con sede in Brescia, i militari STIVAL WILLIAM, il maresciallo DOMENICO SIMIONE dell’Arma Fedele nei secoli appartenente al Nucleo Provinciale di Reggio Calabria, due appartenenti alla Guardia di Finanza DI LORENZO Giuseppe e Ivan SEVERONI – effettuano perquisizione nell’appartamento di tale VICICCA Ilario socio questi del COMERIO. Nel corso della perquisizione il VICICCA, sopraggiunto nella sua abitazione, in via confidenziale soffia agli agenti che la Marina Militare acquista “boe sonar” prezzo cadauna lire 3.000.000.000 sebbene il prezzo di mercato non superasse lire 250.000.000. Lo stesso confidente va avanti e racconta ai militari che lui e il COMERIO sono proprietari di una nave e che quest’ultimo firma un contratto di massima con i governi francese e austriaco per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi tant’è che gli eredi di DE GAULLE mettono a disposizione del faccendiere le isole del nord. I militari chiedono al confidente di verbalizzare quanto riferito ma il VICICCA si rifiuta. Alle ore 15.00, termina la perquisizione e i militari si apprestano a verbalizzare le sommarie informazioni quando l’ufficiale dà l’ordine agli agenti di allontanarsi. Gli agenti parcheggiati in divieto di sosta sono raggiunti dal compianto Capitano DE GRAZIA che, dopo aver appreso i motivi per cui sono stati parcheggiati, li invita a risalire dopo aver invano contattato telefonicamente l’ufficiale. Gli agenti STIVAL William e Giuseppe DI LORENZO si portano nuovamente all’interno dell’abitazione del VICICCA. L’ufficiale non appena vede i due agenti li informa di aver rifatto il verbale di sommarie informazioni a causa dell’abbassamento della corrente elettrica che ne aveva fatto perdere le dichiarazioni in precedenza rilasciate. A quel punto WILLIAM chiede all’ufficiale se avesse bisogno dell’agente DI LORENZO. La risposta è negativa. L’ufficiale non vuole aiuto da nessuno in quanto sa ciò che deve fare. I due agenti raggiungono nel parcheggio il Comandante DE GRAZIA, dove attendono fino alle ore 17.00, esattamente due ore dopo, l’arrivo dell’ufficiale parcheggiatore abusivo.

Il secondo

Il Comandante DE GRAZIA nel corso della perquisizione nell’abitazione del COMERIO trova copie di un documento che negli anni a venire potremmo definire “il terzo segreto di Fatima”. Accade che il brillante ufficiale di Marina, vero servitore dello Stato, tra gli appunti del faccendiere scopre copia del certificato di morte di Ilaria ALPI e la porta a Reggio Calabria per sottoporla all’attenzione del sostituto procuratore della Repubblica Circondariale dr Francesco NERI e cioè al magistrato che coordina le indagini. Quest’ultimo, considerata l’importanza del documento, ordina al Comandante di depositarla ufficialmente con allegata informativa. Sembra che il certificato sia stato trasmesso al COMERIO per via fax tant’è che nelle due stremità contiene i numeri telefonici internazionali che il Comandante, su delega del dr NERI, avrebbe dovuto verificarne la provenienza. Al Capitano DE GRAZIA, gli assassini non lasciano il tempo necessario per le ricerche. Infatti, a notte inoltrata il DE GRAZIA, assieme ad altri agenti, sta percorrendo la strada per LA Spezia dove avrebbe dovuto espletare delicate indagini. Superata la barriera di Salerno il DE GRAZIA e gli agenti si fermano per cenare in un ristorante nei pressi di Battipaglia. Dopo la cena si riprende il viaggio e poco dopo DE GRAZIA muore di “infarto” sull’autovettura che avrebbe dovuto portarlo a La Spezia. Scrissi che dopo la cena il cameriere o chi per lui mette sulla tavola un dolce che non mangia nessuno dei suoi accompagnatori ma soltanto il Capitano ne prende una fetta. Fu mortale!

Spiaggiamento della nave “JOLLY ROSSO”

Nel 1990, spiaggia ad Amantea (CS) la “Jolly” e iniziano gli altri misteri dolorosi. La notte in cui spiaggia la “Jolly” intervengono immediatamente i pompieri. Salgono a bordo misteriosi individui. Molti camion cominciano a fare la spola tra la spiaggia e la strada principale. Il Comandante BELLANTONE di Vibo sale a bordo della nave e nella plancia di comando vicino al timone si accorge che vi sono dei disegni che in primo impatto presume siano fogli per giocare alla battaglia navale. BELLANTONE sorride e ad alta voce: “Guarda un po’, durante la navigazione i graduati della Marina si divertono”. Il buon comandante in quella strana e misteriosa notte non può immaginare che la sua osservazione si avvicina di molto alla verità. I fogli sono in realtà le mappe che indicano i punti dove dovranno essere affondate le carrette del mare carichi di rifiuti radioattivi. Sulla copertina contenente le mappe è dato chiaramente leggere la sigla ODM, ovvero sia la sigla della società del faccendiere COMERIO avente per oggetto l’affondamento delle carrette stracolme di rifiuti radioattivi. Il povero avvocato Stefano MA(E)NECACCI, legale del signore della guerra ALI MADHI già Presidente della Repubblica Somala, dà fuoco alle polveri con un’animatissima arringa davanti al Gup dr CAIVANO, senza essere a conoscenza che il BELLANTONE avesse reso dichiarazioni davanti ai PP.MM. dottori Francesco SCUDERI e Francesco  NERI alla presenza del compianto Comandante DE GRAZIA  in cui riferisce che la notte dello spiaggiamento della “JOLLY”, uomini dei servizi quasi segreti sono saliti a bordo della carretta, mentre gli uomini dell’equipaggio si rifiutano di tornare sulla nave per cercare di disincagliarla; che i camion caricano nottetempo materiale sconosciuto; che il carico registrato non risponde a quello ritrovato; che riconosce nelle mappe sequestrate nell’abitazione del COMERIO i progetti rinvenuti sulla “JOLLY”. Il legale del signore della guerra impronta la sua avvilente e vergognosa “omelia” esclusivamente sulla relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare istituita per la morte di Ilaria ALPI presieduta dal troppo onorevole Prof. TAORMINA. Il BELLANTONE alla Commissione non riferisce quanto accaduto quella strana notte e di conseguenza l’avvocato ignora l’esistenza del verbale di dichiarazioni. Non sa neppure che la società chiamata per il recupero della “JOLLY” è la SMIT TAK, proveniente dall’Olanda e ingaggiata dal governo russo per il recupero del sommergibile sovietico inabissatosi con l’equipaggio al completo in circostanze tutte da chiarire.

Di scena il KGB

Ora mi chiedo e chiedo ai vostri lettori, nonché ai Ministri degli Interni e della Giustizia: a Vostro giudizio esiste una società che si possa avvicinare ad un sommergibile sovietico dotato di sistemi sofisticati militari e di navigazione a propulsione nucleari se non discendete dall’albero genealogico dei servizi segreti targati KGB? Vi è di più e di peggio. È normale scomodare una società specializzata nei recuperi di materiale radioattivo se la “JOLLY ROSSO” nel suo ventre ammalato avrebbe dovuto ospitare solamente cavi elettrici? Perché nella pancia sporca è rinvenuta polvere di marmo che serve a schermare i satelliti dal materiale radioattivo? Domande senza risposte! Si! Senza risposte! Perché? Perché gli Stati non possono rivelare la crudele realtà stragista dietro la quale si polverizzano le sconcertanti verità. Chi ha letto la nostra inchiesta su MITROKIN, ovvero sia l’informativa inviata alla Commissione Parlamentare dal dr Agostino Cordova, oggi Magistrato di Cassazione potrà capire le indegne manovre che hanno oscurato la verità sulla morte di Aldo Moro. E, poi, chi era a conoscenza del giorno e dell’ora in cui l’aereo del SISMI che trasportava il martire dr Falcone e la moglie sarebbe atterrato in Sicilia? Come mai piazza D’Amelio non era blindata? Mi fermo.

Un passo indietro – I micidiali siluri

Tra la documentazione sequestrata presso l’abitazione del faccendiere COMERIO vi sono delle foto scattate dallo stesso COMERIO e dal generale Sierra LEONE, anch’egli ammazzato qualche tempo dopo, che sono la prova provata conducente alle trattative con quel Paese per l’affondamento dei rifiuti radioattivi. Trattative avviate o addirittura concluse. Sono sequestrate oltre duecento diapositive attraverso le quali è dato dimostrate la costruzione e l’assemblaggio dei micidiali siluri stracolmi di materiale radioattivo da sparare nelle profondità marine, nonché le mine utilizzate nella guerra tra Argentina e Inghilterra a causa delle isole Falkland; i progetti delle “TELEMINE” e delle modifiche da apportare alle navi per il trasporto dei micidiali siluri, viepiù, una cassetta con video attraverso cui si prova l’affondamento di siluri; una ricca corrispondenza con dei paesi africani e dell’est per l’avviamento al progetto; un fax riportante una lettera di  ALI MADHI dallo stesso sottoscritto e trasmessa al  COMERIO. La lettera a distanza di due anni è disconosciuta da ALI MADHI in sede di commissione parlamentare anche se la minoranza (della stessa commissione) sostiene che è il MENICACCI ad aver suggerito al signore della guerra il disconoscimento.

Anno 2005. L’anno della manipolazione

Il dr Francesco NERI è sentito dalla commissione parlamentare presieduta dal molto onorevole TAORMINA. In quell’occasione il dr NERI, oggi sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, riferisce sull’indagine svolte all’epoca in cui è titolare dell’inchiesta e fra l’altro ricorda alla Commissione della copia del certificato di morte di Ilaria ALPI ritrovato dal compianto Comandante DE GRAZIA nel corso della perquisizione da egli effettuata nell’abitazione del faccendiere COMERIO e una volta visionato si riservava di redigere un’informativa per, poi, depositarla nell’ufficio del sostituto. Il certificato continua il dr NERI, certamente si trova in uno dei tanti fascicoli della Somalia in possesso della Procura Distrettuale di Reggio Calabria. L’onorevolissimo TAORMINA decide di inviare degli ispettori presso la Procura della città del nulla. Costoro atterranno all’aeroporto del fu “Tito Minniti” come fossero i pionieri dell’era moderna dei cercatori d’oro. Con la sega in mano, i cercatori d’oro segano la parte alta dei plichi, verificano l’esistenza o meno del certificato e una volta accertato l’esito negativo, sigillano i plichi segati e se ne tornano nella capitale dove informano l’onorevolissimo TAORMINA di non aver trovato traccia del certificato di morte di Ilaria ALPI. L’avvocato Azzeccagarbugli e l’onorevolissimo TAORMINA ed ancor prima il signore della guerra, prendono visione della relazione redatta dai pionieri e accusano il dr NERI del reato di false dichiarazioni. Vale a dire che la troika butta fango su un magistrato che per anni è vissuto blindato per via dell’inchiesta sui rifiuti radioattivi. Sarebbe stato molto più corretto se le accuse infamanti fossero state rivolte all’ex presidente della Repubblica somala e al suo legale. A questo punto i miei piccoli lettori esclameranno: il dr NERI è fregato e però dimenticano la bella fatina turchese in grado di raccogliere i cocci e rimettere a nuovo la lampada che non è di Saladino. La fatina scoprirà che i plichi contenenti il materiale sequestrato nel bunker di COMERIO, che giacciono nella Procura di Reggio Calabria risultano manomessi. Che i fascicoli sono manipolati. Che anche i plichi contenenti la documentazione sequestrata dal compianto Capitano DE GRAZIA relativa alla Somalia, sono vuoti. La documentazione è scomparsa! I faldoni sono 42 invece di 45 come da indice e non si comprende o non si vuole comprendere che fine abbiano fatto. Il tutto è certificato dal magistrato presente all’apertura dei plichi. Accade qualcos’altro. La raccomandata con la quale sono trasmessi gli atti alla procura romana è manipolata: la data è manomessa e il cronologico non corrisponde ai numeri di matricola. Il cronologico del mese di agosto, per opera e virtù dello Spirito Santo, è incastrato nel mese di giugno. La fatina turchese, com’è nel suo stile fiabesco, non si arrende e affida la terribile spallata a un avvocato del Foro di Reggio, Lorenzo Gatto, che non teme di misurarsi a tutto campo con quanti intendevano maldestramente giocare con la vita degli altri. L’avvocato Gatto, difensore del coraggioso dr Francesco NERI, si trasferisce con i suoi collaboratori nell’archivio della Procura dove scopre che i pionieri cercatori d’oro, cosa dell’onorevolissimo TAORMINA, non solo non aprono tutti i plichi al fine di accertare se il certificato di morte di Ilaria sia al loro interno, ma per gli 8/9 plichi delegano a manovrare la sega i collaboratori di cancelleria. Tale circostanza è pure ignorata dall’Azzeccagarbugli. Il lavoro di intellighentia svolto dall’avvocato Gatto è presentato su un piatto d’argento al GIP dr CAIVANO: è devastante per l’Azzeccagarbugli, per l’onorevolissimo TAORIMINA, per tutti coloro che da anni urlano di voler conoscere la verità sulla morte della giornalista Ilaria ALPI e del suo operatore, sulla misteriosa scomparsa del Comandante DE GRAZIA e sui rifiuti radioattivi. Ci sono ancora in circolazione dei mastri “ciliegia” e uno di loro, tra una scarpellatura e l’altra mi interroga: quale il motivo che induce il faccendiere COMERIO a possedere e conservare una copia del certificato di morte di Ilaria ALPI? Io rispondo: caro mastro “ciliegia”, tu stai costruendo con un pezzo di legno un ragazzo dal naso lungo che parlerà e ne combinerà più di cotte che di crude per vivacizzare la fantasia di miei piccoli lettori. Il COMERIO, partorito dai diavoli dei governi di mezzo mondo, invece tiene tutta la progettazione per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi nei fondali marini con i “penetratori” o a mezzo delle carrette che solcano le onde in tempesta. Caro “ciliegia”, i pezzi di legno dello stragista COMERIO hanno soprattutto lo scopo di un’ecatombe umanitaria sepolta sotto le macerie di malattie letali provocate dai rifiuti radioattivi. Quale lo scopo, mi chiede ancora “ciliegia”? Io rispondo: per la goduria di ammazzare gente innocente? No! Caro “ciliegia”! col traffico maledetto gestito dai vari COMERIO, i figli del diavolo si arricchiscono sulle ceneri dell’umanità. Se, poi, caro “ciliegia” vuoi sapere del perché il becchino COMERIO conserva gelosamente il certificato di morte della giornalista potrei azzardare l’ipotesi – non del tutto campata in aria – che subito dopo l’uccisione di Ilaria gli assassini che le sequestrano i documenti relativi alla sua indagine e nei giorni successivi inviati, da qualche barbaro presente sul posto, dopo essere stati fotocopiati, nel nostro Bel paese.

Il “Gatto” e la volpe

È giunto il momento di scomodarvi, cari amici di COLLODI, giacché i barbari con ogni messo illecito e infame tentano di incastrare il coraggioso dr Francesco NERI. Ho la necessità di chiedervi chi sono i componenti della commissione parlamentare presieduta dall’onorevolissimo sull’uccisione di Ilaria ALPI. Eccoli: gli onorevoli Giancarlo PITTELLI e Nitto PALMA. Chi sono costoro? Interpello il grillo parlante: il primo è l’avvocato di Catanzaro in dolce compagnia del burattinaio avv. Armando VENETO e entrambi prendono sottobraccio l’amico procuratore della Procura dr LOMBARDI, oggi in pensione, e lo convincono a iscrivere nel registro degli indagati, prima, il coraggioso dr NERI, poi, gli incorruttibili uomini della DIA appartenenti alla Sezione di Messina, nonché l’avvocato Ugo COLONNA e da ultimo il perito del GIP di Reggio Calabria, dr FURNARI. Successivamente il prepensionato LOMBARDI vuole trovare il modo dio ammanettarli – è uno specialista in tale settore – i n quanto li ritiene colpevoli della manipolazione e conseguente falsa trascrizione dell’intercettazione avvenuta nel bar “GRILLO” di Messina, dove i quattro dell’Ave Maria discutono, senza alcuna reticenza, del traffico di droga, di riciclaggio di denaro sporco, di aggiustamenti di processi, delle modalità e del perché è ucciso il professore gastroenterologo Matteo BOTTARI. Miei piccoli lettori, vi dirò che i mostri sono loro: il commediante ex deputato e tutt’altro che onorevole Santino PAGANO; l’ancora a piede libero imprenditore di “Cosa Loro” Salvatore SIRACUSANO; l’ex Giudice, ossia il marpione Giuseppe SAVOCA e l’infelice avvocato Letterio ARENA che, addirittura, si rivolge al Tribunale di Messina per chiedere il risarcimento del danno patito dai due incorruttibili uomini della DIA per un totale di un milione di euro. Il secondo componente della commissione, ovverosia Nitto PALMA e quel pubblico ministero – oggi sottosegretario del Governo BERLUSCONI – che, in dolce compagnia del buon SNA dr Alberto CISTERNA, conducono il processo cosiddetto “VALANIDI” svoltosi in Reggio di Calabria. Un certo dottore e pure il PM autore dell’archiviazione della mega indagine sui rifiuti radioattivi nel corso della quale furono barbaramente assassinati il Comandante DE GRAZIA, Ilaria ALPI e il suo operatore e migliaia e migliaia di innocenti falciati da malattie neoplastiche a causa del materiale radioattivo scaraventato in ogni parte del mondo e in Calabria da Isola Capo Rizzuto a San Luca. Il prepensionato dr LOMBARDI, indagato, si fa per dire, per corruzione giudiziaria dalla Procura di Salerno, decide di sentire il dr Francesco NERI. Indovinate la prima domanda, cari miei piccoli lettori, su cosa verte? Non è necessario consultare il Mago OTELMA, chiede: mi parli del certificato di morte di Ilaria ALPI! Il dato è contenuto nell’interrogatorio e dunque non smentibile. Ora, è proprio il caso di risvegliare l’anima benedetta di HITCHCOCK al quale pongo le seguenti domande: come mai il prepensionato dr LOMBARDI inizia l’interrogatorio con il certificato di morte di Ilaria ALPI? Perché contestualmente l’onorevolissimo TAORMINA riservatamente chiede l’incriminazione del dr NERI alla Procura di Roma per il reato di falsa testimonianza? Chi informa il prepensionato che a Roma si sta procedendo contro il dr NERI su denuncia del Presidente della commissione parlamentare? HITCHCOCK, su un foglio di carta poggiato su un tavolo a tre piedi, mi scrive: il cerchio è chiuso… la favola finisce qui e quel poveretto di Azzeccagarbugli nella sua farneticamente e drogata omelia e la sua happening che lo attornia sconoscono che il dottore chiede l’archiviazione della megaindagine sol perché non è trovata la nave RIGEL e pur tuttavia riconosce il traffico dei rifiuti radioattivi e l’affondamento delle navi con il loro carico di morte. Ad accogliere l’archiviazione ci pensa il GIP dr.ssa COSTABILE…  e ancora HITCHCOCK… Tutte e due le autorità giudiziarie non tengono nella dovuta considerazione le informative redatte dal Comandante PULVIRENTI della Guardia di Finanza e inoltrate, dopo la trasmissione degli atti alla Procura presso La Pretura Circondariale, alla Distrettuale in cui si fa esplicito riferimento al traffico dei rifiuti radioattivi. Ciao Francesco, è stato un piacere, me ne torno nelle tenebre.

I periti dell’IMPRESUB

Ascoltiamo in assoluto silenzio le dichiarazioni dei periti chiamati dall’Ufficio di Procura per il ritrovamento della RIGEL: la nave non poteva essere trovata in quanto le ricerche sono state fatte sulle coordinate indicate dal Comandate della RIGEL e, quindi, se trasportavano rifiuti radioattivi le coordinate sono frutto di dati falsi! Miei piccoli e cari lettori, sono trascorsi circa trent’anni dall’affondamento mentre le ricerche nei fondali marini sono progredite grazie alle nuove tecnologie e allora perché non approfittarne per chiarire definitivamente il mistero? Altra circostanza miei piccoli lettori, va ricercata nella diligenza del GUP che ha il merito di mandare all’isola d’Elba l’Azzeccagarbugli e il suo assistito ALI MEDHI in compagnia del Presidente della commissione parlamentare. Il GIP romano CERCOSIMO rigetta e chiede l’archiviazione alla procura capitolina. Secondo il GIP, gli elementi forniti dalla procura tendono a chiudere l’indagine sull’uccisione di Ilaria ALPI avvenuta a scopo di rapina. Il dr CERCOSIMO rinvia gli atti alla Procura, giacché tutti gli elementi raccolti sono conducenti all’uccisione della giornalista per il timore che lei potesse svelare i terribili segreti dell’inabissamento dei rifiuti radioattivi davanti alle coste somale, nei paesi europei, in particolare in Italia, in speciale modo in Calabria dove sono affondate tre navi di cui una Capo Spartivento, altra a Villa San Giovanni e altra ancora a Bagnara. Sindaci reggini avete da tempo deciso di eliminare i vostri amministrati colpiti da patologie tumorali senza urlare affinché vengano bonificate i tratti di mare, i fiumi, le montagne e le grotte non riportate sulle carte militari e che vanno da San Luca a Platì (RC) dove sono depositati i rifiuti radioattivi che dopo vent’anni sprigionano tutta la loro letale tossicità?

30/1/Francesco Gangemi

Ufficiali di Polizia Giudiziaria al soldo del faccendiere Comerio & Soci

Nostra inchiesta 30/2. Come già abbondantemente evidenziato nel 30/1 circa la perquisizione effettuata nell’abitazione di VICCICA Mario, riporto la relazione di servizio a firma dell’agente di PG STIVAL William “… alle ore 10.30 del 15.05.1995 il maresciallo SCIMONE Domenico dell’Arma dei CC di RC, il sottoscritto e i finanzieri DI LORENZO  Giuseppe e SEVERONI Ivan hanno dato esecuzione al decreto di perquisizione emesso dal SP dr NERI… L’atto veniva debitamente notificato nelle mani della moglie del signor VICCICA Dario, destinatario del mandato del magistrato… La signora presa visione del decreto, si qualificava come avvocato civilista-tributario esercitante, opponendosi all’avio della perquisizione fino all’arrivo del marito in quel momento in volo tra Catania e Roma… Riusciva a comunicare col marito telefonicamente informandolo che erano presenti nel loro ufficio i carabinieri che con mandato di perquisizione volevano sequestrare la documentazione di  COMERIO… Chiusa la comunicazione, la signora ci informava che preferiva che noi aspettassimo a dare esecuzione alle operazioni delegate fino all’arrivo del marito che sarebbe giunto lì a poco tempo… Dopo circa un’ora, 12.00-12.30, arrivò il VICCICA presso i suoi uffici ed abitazione e dopo essersi informato di quanto era successo non si oppose allo svolgimento delle operazioni, precisando però che negli stessi locali era presente anche documentazione relativa all’attività della moglie e quindi non soggetta alla perquisizione delegata… Pertanto lui stesso ci mostrava lo scaffale ove era custodita la documentazione attinente la sua attività, indicando in modo specifico le cartelle pertinenti ai rapporti con COMERIO, nello stesso tempo affermava che non avremmo trovato nulla di interessante… Questo basandosi sulla conversazione telefonica avuta con COMERIO contattato dal  VICCICA dopo essere stato avvertito dalla moglie e prima di presentarsi all’ufficio-abitazione…

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 L’avvenuta conversazione è comprovata dall’affermazione del VICCICA  che a casa del COMERIO in quel momento stava operando la Forestale di Pavia… Durante l’esame della documentazione, il sottoscritto visionava un dépliant riguardante materiale specifico per rivelazioni sub acque (documentazione agli atti come da verbale di sequestro relativo), il VICCICA visto il mio interesse mi confidò che la MARINA MILITARE acquistava “boe sonar” da una ditta non meglio precisata ad un prezzo di lire tre miliardi cadauna, quando sul mercato erano reperibili a lire duecentocinquanta milioni cadauna… Il VICCICA ripeteva le medesime cose anche agli altri Uff. e agente di PG presenti… Successivamente, durante il rilascio delle sommarie affermazione testimoniali, il VICCICA faceva chiaramente intendere che sia lui che COMERIO erano proprietari di una nave e che il COMERIO aveva già siglato un contratto di massima con il Governo francese e quello austriaco per lo smaltimento di rifiuti radioattivi tant’è vero che stando a quanto ben sapeva il VICCICA il Governo francese aveva messo a disposizione del COMERIO le proprie isole del Nord del continente Antartico, anche se il COMERIO non riteneva economicamente interessante l’utilizzo di queste isole… Dopo precise domande tese ad approfondire o chiarire le dichiarazioni sopra descritte, il VICCICA le ritrattava interamente dichiarando anzi di non essere assolutamente al corrente o a conoscenza degli affari del  COMERIO… Il sottoscritto durante la visione della documentazione rilevava una notevole attività di compravendita di navi, opere d’arte, attrezzature a tecnologia avanzata, immobili e altro… Da detta documentazione emergeva per l’acquisto di una nave in un’asta svoltasi a Palermo e i soldi per l’acquisto erano stati versati dal Banco di Sicilia al VICCICA e in merito a varie attrezzature a tecnologia avanzata… Il VICCICA trattò la vendita per un ammontare di dollari USA dodici milioni ad un ente turco… Tale documentazione non è stata sequestrata in quanto non vi era evidente rapporto con il COMERIO  o altro riferimento a indagini in corso… Ma è stata visionata anche dal Comandante  DE GRAZIA della Capitaneria di porto di Reggio Calabria, giusto sul posto da pochi minuti e subito dopo si riallontanava di nuovo… Verso le ore 15.00, dopo aver chiuso il verbale di perquisizione ma non ancora concluso il verbale di SIT, il sottoscritto e gli altri agenti venivano allontanati dall’Uff. di PG in attesa nel parcheggio sottostante, dopo circa un’ora venivano raggiunti dal Comandante DE GRAZIA, il quale dopo essersi informato del motivo per cui c’eravamo allontanati, mi invitava a risalire dopo aver inutilmente tentato con il telefono di parlare con l’ufficio di P.G… Accompagnato dall’agente DI LORENZO Giuseppe, mi recai di nuovo nell’abitazione del VICCICA, dove l’Uff. di PG mi riferì che avendo avuto problemi con il computer aveva rifatto il verbale di SIT… Alla mia domanda se voleva che l’agente restasse con lui, l’ufficiale mi rispondeva negativamente invitandoci ad aspettare in strada… Il sottoscritto e l’agente DI LORENZO raggiunto il Comandante DE GRAZIA e l’agente SEVERONI nel parcheggio sottostante attesero l’arrivo dell’Uff. di PG arrivato verso le ore 17.00… Brescia 16.05.1995. f.to agente di PG STIVAL William”.

 

Procura della Repubblica c/c la Pretura Circondariale di RC – Sezione di PG Carabinieri – n. 6/31 di prot. – RC 17.05.95 – oggetto: relazione di servizio del Maresciallo SCIMONE Domenico – al signor S. Proc. Della Repubblica dr Francesco NERI: “Durante la perquisizione eseguita nell’abitazione di VICCICA Gerardo alias “DINO”, il predetto spontaneamente chiedeva di fare delle dichiarazioni. A tale sua richiesta veniva compilato a mezzo del computer ivi esistente. Detto verbale veniva compilato in maniera dettagliata. Ultimato detto verbale si lasciava la procedura di stampa ma un abbassamento di tensione prima della stampa causava la perdita del file di spontanee dichiarazioni. Di conseguenza veniva nuovamente compilato il verbale e tra tutti i punti dichiarati dal VICCICA sfuggiva un particolare riferito dal VICCICA e cioè che era a conoscenza che il COMERIO Giorgio per il suo progetto ODM era stato FINANZIATO DALLA BANCA INDOSUEZ (la stessa che finanziò il canale di SUEZ) PER UN IMPORTO PARI A 100 MILIONI DI DOLLARI. Pertanto ritenendo utile tale dichiarazione si riferisce alla S.V. ill./ma. – Maresciallo dei CC Domenico SIMONE”.

Procura della Repubblica c/c Pretura Circondariale di RC – Sezione di PG Carabinieri – verbale di spontanee dichiarazioni rese da VICCICA Gerardo nato a Naro (AG) il 2.12.37 residente a Catania in piazza Michelangelo Buonarroti, nr. 22 domiciliato a Roma in via della Lungarina nr. 65, coniugato, industriale: “Avanti a noi Ufficiali di PG Maresciallo Domenico SCIMONE effettivo alla suddetta Sezione di PG, diamo atto che durante le operazioni di perquisizione domiciliare disposte dalle Procure Circondariali di Reggio Calabria e Matera il signor VICCICA  Gerardo, in rubrica generalizzato, spontaneamente riferisce quanto segue: ho conosciuto il COMERIO Giorgio nel 1990 verso la fine dell’anno a seguito di alcune inserzioni pubblicitarie relative alla Banca Acquavision apparse sulla rivista “NAUTICA” all’epoca ero presidente della società Supermarina Navigazione ed ero interessato all’acquisto di un esemplare ditale barca da posizionare isola di VULCANO. La trattativa non si è mai conclusa per la difficoltà, in quanto il COMERIO si è trovato dopo che aveva trasferito la produzione nell’isola di Malta. Durante tali contatti mi ha parlato di un’altra sua società “GEORADAR” che ho ritenuto interessante per cui abbiamo formalizzato un rapporto di collaborazione che però non è mai divenuto operativo. Il COMERIO mi ha anche proposto di acquistare la MIN QUEENIE perché gli serviva un progetto che lui aveva in discussione con gli IRANIANI. Anche questa trattativa si è conclusa con nulla di fatto per le forme di pagamento proposte. Successivamente ho ricontattato il COMERIO per avere un preventivo per la fornitura e posa in opera di BOE ECOMETEREOLOGICHE. Anche in questo caso non si è arrivati a una conclusione. Dopo un lungo silenzio, COMERIO nel Natale 94 mi telefonava per gli auguri e in quell’occasione io ho messo al corrente di un divertente progetto che riguarda la SIERRA LEONE ed il PRINCIPE DI BISANZIO tale Pietro PALEOLOGO. Si è subito interessato a detto progetto e dopo un paio di giorni mi ha richiamato dicendomi che da accertamenti fatti, le acque territoriali della SIERRA LEONE erano idonee alla realizzazione del suo progetto ODM che si riservava di illustrarmi e si dichiarava disponibile ad effettuare in SIERRA LEONE un investimento di decine di milioni di dollari. Concordavamo un appuntamento per l’8 gennaio 1995 in Roma presso la mia abitazione per discutere il progetto. In quella giornata mi illustrò il suo progetto e fu redatto una bozza di trattato. Tale bozza ha subito delle modifiche nei giorni successivi tramite fax. Copia di tale bozza è agli atti da voi sequestrati. ADR: con il COMERIO non ho mai concluso affari ma mi sono limitato a trattare e discutere in generale i suoi progetti ma quando si arriva alle conclusioni non si riusciva ad attivarli. Di tutti i progetti a me proposti sono venuto a conoscenza per vie traverse che ODM veniva stipulato un accordo alla mia insaputa nonostante io avessi indicato le disponibilità dei GOVERNANTI DELLA SIERRA LEONE a dare in concessione tre isolette facenti parte dello Stato. Ho considerato una grave scorrettezza tant’è che con COMERIO cessavo ogni tipo di rapporto. Devo inoltre che il Principe di Bisanzio ha contattato il COMERIO avendo rilevato i suoi recapiti telefonici nella bozza di contratto che io avevo inviato al Principe. ADR: conosco l’avvocato LO GIUDICE da diverso tempo ma non lo ho frequentato in quanto lui vive a Catania e non abbiamo mai avuto interessi in comune. È proprio un incontro casuale a Roma dell’avvocato io ebbi modo di conoscere il PRINCIPE DI BISANZIO il quale mi parlò dei suoi contatti CON ALCUNI STATI AFRICANI PER OTTENERE UN TERRITORIO IN SOVRANITA’ ASSOLUTA. Lo stesso mi informava che tra tutti i paesi contattati quello più disponibile era la SIERRA LEONE. In effetti a metà novembre sono stato chiamato dal PRINCIPE che stava trattando con due inviati della SIERRA LEONE ma la trattativa era in fase di stallo. Sono intervenuto alla riunione riuscendo a sbloccarla e arrivare alla firma di un trattato diplomatico, insufficiente però per attivare in SIERRA LEONE degli investimenti europei. Tramite fax la trattativa proseguiva e si riteneva che ove fosse stato possibile disporre di una somma di qualche milione di dollari e di buoni investimenti poteva essere rapidamente concluso. ADR: l’intervento del COMERIO e dell’ODM potevano essere determinanti per tale conclusione senonché il comportamento del COMERIO che recandosi a SIERRA LEONE alla nostra insaputa faceva cadere la nostra trattativa. A seguito di tale comportamento ho interrotto i rapporti con il COMERIO e di conseguenza il Principe di Bisanzio li interrompeva con me. ADR: il nome del GRUPPO LI GRESTI mi è stato fatto dall’avvocato LO GIUDICE come suoi possibili investitori. Ma da mie indagini il tutto era solo un’illazione. ADR: il Principe di Bisanzio so che abita in un paese della cintura di Milano. ADR: ho avuto il titolo di ministro dell’industria dell’impero di Bisanzio dopo aver curato le trattative con i rappresentanti di SIERRA LEONE. Devo precisare che sono il ministro di una Stato giuridicamente inesistente per cui non ho mai esercitato tale titolo. L’unica occasione in cui mi sono scritto ministro dell’industria dello Stato di Bisanzio è stato quando abbiamo predisposto la copia della bozza di contratto di COMERIO, ma non aveva nessun valore. Come del resto era ben noto al COMERIO. ADR: non faccio parte di nessuna associazione legata a Malta o ad essa collegata. ADR: a MALTA sono andato una sola volta in quanto non sono stato invitato da quel governo per vedere se era possibile estendere la navigazione della mia società sino a Malta, ma detta possibilità era assolutamente inesistente poiché era in atto una “CONFERENCE” per il traffico su Malta. ADR: non ho altro da aggiungere. FLS”. L’intreccio malavitoso tra faccendieri, alcuni avvocati, Principi e Stati, mafia, massoneria e ‘ndrangheta è basato sulla disponibilità, in particolare, da parte del brigante COMERIO, di migliaia di centinaia di dollari che in parte sarebbero stati forniti sia dall’Unione Europea, sia dagli Stati Uniti e sia da malaffari cresciuti all’ombra di tutti i servizi segreti di mezzo mondo. Oltre alla Somalia, paese in cui sono stati sparati siluri pieni di scorie radioattive, more solito, la vera pattumiera è stata ed è la Calabria, in particolare il reggino fino a raggiungere Capo Rizzuto passando da Amantea. In tale, a dir nulla, pericolosa e inquietante cornice ha agito un uomo togato, il dr Francesco NERI, miracolosamente uscito indenne da un’indagine che seminò morte e distruzione ambientale. È inimmaginabile che i vari cosiddetti governatori della Calabria non sapessero e non sappiano nulla, neanche per sentito dire, di questa organizzazione mafiosa e ‘ndranghetistica che traeva e trae lucro dal micidiale traffico delle scorie radioattive? E la commissione parlamentare antimafia come mai non si interessa di tale fenomeno malavitoso che ad oggi infetta e infesta mezzo mondo e in particolare la Calabria? Perché è stata insabbiata l’inchiesta giudiziaria e con l’avallo di quali Ministri degli Interni e della Giustizia, nonché dei Capi di Governo succedutisi nel tempo? Chi è il COMERIO? Una sorta di Jack lo Squartatore con licenza di uccidere? È immaginabile che nessuno sia stato e sia in grado di strappare dalla bocca dei vari COMERIO il lecca-lecca? Probabilmente il POLITBJIURO’ del vecchio PCSU era molto più chiaro dei nostri quaquaraquà. È vero, in Calabria in particolare si produce carbonchio e botulino che uccidono paralizzando l’uomo e aflatossina che ci pianta il cancro nel fegato, nonché clostridio un gas che causa la cancrena. La vicenda dello smaltimento dei rifiuti radioattivi presenta, sempre e comunque, dei lati molto oscuri che fanno intendere quale fosse e quale sia l’interesse dei Governi, l’Italia in testa, a depistarle servendosi di funzionari infedeli come nel caso di specie, di ufficiali di Polizia Giudiziaria, eccetera, eccetera. Quell’ufficiale, ad esempio, che manda via, senza alcuna apparente ragione gli agenti che stanno per iniziare il verbale di sommarie informazioni parcheggiandoli in strada così contravvenendo all’ordine dato dal compianto Comandante DE GRAZIA che peraltro non riesce a contattarlo telefonicamente. Se non ci fosse stata questa copertura, sicuramente il VICCICA avrebbe verbalizzato le confidenze che sarebbero state di grande interesse allo svolgimento delle indagini in corso. L’ufficiale, addirittura, rappresenta agli agenti di aver dovuto rifare il verbale di sommarie informazioni a causa dell’abbassamento dell’energia elettrica che avrebbe mandato in tilt il computer e come se non bastasse fa allontanare i due agenti rispediti negli uffici del VICCICA dal Comandante DE GRAZIA. Tali anomali e devianti comportamenti rafforzano l’ipotesi o la certezza, almeno per quanto mi riguarda, che il DE GRAZIA fosse talmente scomodo da farlo avvelenare da quanti avessero l’interesse che l’indagine fosse insabbiata, come nella sostanza è stato. Dall’informativa dei bravi agenti di PG è facile evidenziare quale fosse l’interesse del Governo francese allo smaltimento dei rifiuti radioattivi da scendere a patti con il faccendiere COMERIO, portatore di morte e di disastri ambientali, offrendogli, dietro pagamento di sostanziose tangenti, finanche delle isole per il loro inabissamento anche se lo stragista ritenesse economicamente povera la scelta dei siti proposta dai francesi.

32/2 Francesco Gangemi

 

Da Isola Capo Rizzuto a Capo Spartivento la Calabria è una pattumiera avvelenata dall’antistato dello Stato

I calabresi fanno parte di una razza inferiore e vanno eliminati con le scorie radioattive

30/3. Nostra inchiesta. Corpo Forestale dello Stato – Settore Regionale di Polizia Forestale – Brescia. Verbale di sommarie informazioni testimoniali spontaneamente rese dal sig. CHARLES NICHOLAS MURRAY dottore in oceanografia dell’Unione Europea con sede in Ispra (VA): “Addì 08.06.1995 alle ore 12.00 negli Uffici dell’Unione Europea C.C.R. in Ispra, dinanzi a noi ufficiali di PG dottoressa Carla GARIBOLDI e maresciallo EMERENZIANI Silvano è presente il sig. CHARLES NICHOLAS MURRAY, il quale viene sentito quale persona a conoscenza dei fatti, a norma del cpp in merito alla documentazione riguardante il progetto  DODOS e rapporti intercorsi con società facenti capo a COMERIO Giorgio. ADR: lo sviluppo del progetto DODOS fa parte di un programma della Comunità Europea sulla fattibilità dello stoccaggio di scorie radioattive in ambiente naturale terrestre o marino della durata di 12 anni con inizio nel 1977 circa. Dopo circa ¾ anni di esperimenti in mare si è posto il problema della trasmissione dati da strumenti al fondo satellite. Si è quindi pensato ad una boa nella quale fosse contenuta la strumentazione per i rilevamenti e la trasmissione dei dati. A questo scopo veniva indetta una gara d’appalto a cui hanno partecipato 15/20 ditte europee che è stata vinta dalla ditta M.E.I. limited St. Peter Port Guernsey facente capo a COMERIO Giorgio. L’appalto è stato d’importo di 100.00 ECU. La fornitura veniva effettuata nell’arco di 3 anni nel rispetto delle caratteristiche di progettazione; durante tale periodo i contatti con la M.E.I. avvenivano unicamente tramite il COMERIO ed un signore svizzero di Lugano, del quale, a richiesta, mi riservo di fornire le generalità, il quale è stato presente nella fase di definizione del contratto. Il programma è terminato nel 1988, data nella quale la boa è arrivata al centro ed è stata posizionata sul lago. Per circa due anni venivano effettuate sperimentazioni con la boa di monitoraggio ambientale trasmettendo dati via meteosat al centro. Nel novembre 1988 è stato effettuato un documentario da parte della televisione svizzera italiana sulla boa al fine di pubblicizzare l’utilità dei monitoraggi ambientali. Questo poiché il programma di inabissamento rifiuti radioattivi, da cui aveva avuto origine il progetto DODOS, era stato firmato nell’88. Il Centro ricerche di Ispra propose allora l’utilizzo del Know-How per altri impieghi, di carattere ambientale, riducendo così al minimo di finanziamento necessario. Tale proposta non venne però accolta e dopo circa un anno di programma ebbe termine definitivamente con la boa ancora posizionata sul lago. Sei mesi dopo veniva sottratta in circostanze oscure la parte elettronica che consentiva il nucleo della boa, l’accertamento del furto è avvenuto casualmente alcune settimane dopo il fatto e che l’estrazione della parte elettronica è comunque un’operazione molto complessa e lunga e necessitava una notevole esperienza e conoscenza anche perché la boa era vista delle sponde del lago. Vi fornisco tutta la documentazione tecnica pubblicata dalla Nuclear Energy Agency di Parigi (appartenente alla O.E.C.D.) che comprende i risultati di tutte le ricerche effettuate dal 1977 al 1988 circa, di cui fa parte anche il progetto DODOS. ADR: nel luglio del 1993 la società O.D.M., nella persona del COMERIO, contattò il centro e me personalmente per chiedere l’autorizzazione per effettuare una traduzione ufficiale dell’opuscolo allegato avente la sigla EUR 12697 EN in russo. Il COMERIO spiegò che questa traduzione gli serviva perché aveva contatti con russi a Minsk e Kalingrad per eventuale controllo di inabissamento di materiale radioattivo da utilizzarsi in acque nazionali. Non potendo dare io una risposta in quanto tecnico, inoltrai la richiesta ai nostri uffici in Lussemburgo. In quel periodo il COMERIO venne anche personalmente a Ispra e lo incontrai al di fuori del Centro. In quella occasione il sig. COMERIO mi spiegò che la società O.D.M. era stata creata appositamente per curare gli affari con i paesi dell’est. Riferì quindi i fatti all’Unità di Sicurezza, la quale bloccò immediatamente tutta la pratica negando l’autorizzazione alla traduzione e vietando ufficialmente l’entrata del sig. COMERIO nel Centro di Ispra per motivi di opportunità. Non ho altro da aggiungere. Letto, confermato e sottoscritto… i verbalizzanti… La Parte”. Da chi sarebbe stata asportata in “circostanze oscure” la parte elettronica che costituiva il nucleo della boa se non da una società che aveva vinto l’appalto sulla fattibilità del monitoraggio delle scorie radioattive in ambienti terrestri o marini? Chi avrebbe potuto disporre di capacità tecniche specifiche se non la M.D.O. del faccendiere COMERIO? Chi avrebbe potuto sostare per tanto tempo senza che la Sicurezza si accorgesse di nulla sul lago dove era posizionata la boa? A quali risultati ha portato l’esperimento affidato alla società facente capo a COMERIO non a caso aggiudicataria della gara? Se COMERIO, a dire del tecnico MURRAY, non venne in possesso della traduzione della sigla EUR 12697 EN in russo e se la Comunità Europea inaspettatamente quanto inverosimilmente lasciò cadere il progetto sullo smaltimento delle scorie radioattive a cui erano interessati governi di mezzo mondo compresa la pattumiera Italia, come mai il  COMERIO, in collusione con Consolati e sedi diplomatiche, è riuscito – per la parte che ci riguarda –  ad affondare carrette stracolme di scorie radioattive nel tratto di Capo Spartivento/Isola Capo Rizzuto con conseguente avvelenamento delle nostre acque marine e dell’atmosfera pure in quei tratti dove sventola la bandiera blu? Come mai gli scienziati calabresi che occupano le Sedi degli Ordini Professionali dei medici non abbiano a distanza di 30 anni lanciato un allarme severo sull’inquinamento delle nostre acque marine e dell’aria che respiriamo? Come non si siano occupati della notevole evoluzione delle patologie tumorali proprio in quelle zone avvelenate dal COMERIO & Soci? Le Prefetture, le Procure e il Governo, specie dopo lo spiaggiamento ad Amantea della “JOLLY” e il mancato ritrovamento della “RIGEL”, tacciono perché i calabresi rientrano a pieno titolo nel genocidio delle razze inferiori?

Francesco Gangemi

 

Nel Reggino sono più i morti da scorie radioattive che quelli giustiziati dai tribunali della ‘ndrangheta

30/4 NOSTRA INCHIESTA. Al Procuratore della Repubblica c/c Pretura Circondariale di Reggio Calabria – dr Francesco NERI – oggetto: informativa relativa alle indagini svolte nell’ambito del procedimento penale nr. 8114/94 RGNR – seguito informativa in data 25.05.1995 nr. 399/41 del Comando Provinciale CC. Reggio Calabria.

“Si riferisce che a seguito di ulteriori accertamenti in merito all’affondamento di unità con carichi di sostanze nocive radioattive, è emerso che la nave RIGEL affondata nel largo di Capospartivento il 21.09.1987 è stata già oggetto di indagini della Procura della Repubblica di La Spezia. Per gli imputati di quel processo è stato richiesto il rinvio a giudizio con ordinanza in data 20.11.1998 del Tribunale di La Spezia. La vicenda trova rilevanza delle indagini in corso in particolare sul sistema di comunicazione usato alle notizie dell’affondamento della nave RIGEL che interessa due indagati che avevano il telefono sotto controllo perché sospettati dalla G. di F. – La tesi principale e quindi gli accertamenti eseguiti fanno perno su una telefonata tra il sig. GINO e il FUIANO VITO con la quale viene annunciata la mattina stessa del 21.09.1987 la nascita di un bambino poi chiarito come allusione all’affondamento della nave. L’uso del telefono quindi è prassi e mezzo per comunicare l’evento e questo evento giunge anche al COMERIO GIORGIO. Infatti nella pagina della sua agenda del 1987 al giorno 21 settembre si rileva un’annotazione in lingua inglese. Si riferisce inoltre, che dalla rotta che avrebbe dovuto assumere la nave “FOUR STAR I” di bandiera SRY LANKA, affondata il 09.12.1988, l’unità dovrebbe essere affondata al largo di Capospartivento. In merito sono in corso accertamenti per individuare la data e l’ora di transito nello Stretto di Messina per individuare il punto stimato di affondamento. Reggio Calabria 16.06.1995.

F.to Il Capitano di Corvetta NATALE DE GRAZIA”.

Orbene, la Procura Distrettuale di Reggio Calabria, nella persona dell’oggi SNA dr Alberto CISTERNA, affida ad una società, se non vado in buca, facente capo all’ENEA – coinvolta a pieno titolo nello smaltimento assassino delle scorie radioattive (vedi Rotondella) – che non trova la RIGEL stracolma di scorie radioattive. Nessun altro tentativo risulta fatto dalla distrettuale di Reggio Calabria per l’individuazione della nave affondata nei fondali di Capospartivento.

Quelle scorie depositate sui fondali del mare ionico, nel reggino stanno provocando mortalità dovute a malattie tumorali (leucemia, in particolare) e non pochi bambini, specie nel triangolo di San Luca, nascono con anomalie fisiche e/o psichiche irreversibili.

La pesca a strascico che in quello specchio di mare è oramai una prassi costante, comporta seri pericoli alla salute dell’uomo. La verità, signori professionisti dell’antimafia – per dirla con SCIASCIA – i morti da scorie radioattive superano di gran lunga i morti giustiziati dai vari tribunali della ‘ndrangheta.

Sembra che negli anni settanta/ottanta lo Stato abbia concluso un patto scellerato con i NIRTA in base al quale si è pervenuto ad una moratoria. Da San Luca a Platì, mi ripeto, vi sono una serie di grotte sotterranee dove sarebbero stipate le scorie radioattive.

D’altra parte, nelle carte militari stranamente non risultano riportate quelle grotte come si dovesse trattare di una svista concordata. La donna resta immobile, cari Sindaci antimafia del litorale ionico e tirrenico, fino ad arrivare ad Amantea. La ricchezza per quanti rubano è una buona serva ma la peggiore delle amanti, ricorda Francesco Bacone. Cari amici che governate a tutti i livelli istituzionali, non vi sprecate in affermazioni moralistiche e moralizzatrici giacchè sono un lusso provato e molto costoso. Lei, ministro degli Interni e del Governo ombra, on. Marco Domenico MINNITI è d’accordo?

Francesco Gangemi

RETTIFICA

Le cause sono tante che talvolta ci si confonde. Chiarisco e rettifico:

Il defunto ex sindaco Condemi Antonio fu condannato e interdetto perpetuamente dai pubblici uffici non per il caso connesso all’articolo sulla Gazzetta del Sud del 21 Aprile 1988, abusi edilizia con l’ingegnere Sculli ma per tutt’altra questione e cioè per reati gravi perpetrati ai danni sempre della signora Teresa Romeo Marando. Sequestro illecito di immobili e persone “recintate all’interno” dai sigilli posti illecitamente, alle porte degli appartamenti. La Stampa dette ampio risalto alla questione. La signora Romeo vinse la causa. In questo caso la giustizia ha vinto, non sulla questione invece di appalti ed espropri…

Procura della Repubblica presso la Pretura Circondariale di Reggio Calabria

Verbale si assunzione di informazioni (artt. 362 e 549 c.p.p.)

L’anno 1996 il mese Febbraio il giorno 29 alle ore 10.00 in Procura Circondariale di RC in relazione al procedimento n. 2114/94p4 rgnr innanzi al Pubblico Ministero dott. Franco Scuderi e dott. Francesco Neri assistito per la redazione del presente verbale dall’Ass. Giud. Sig. d.ssa Giuseppina Di Bella –

È comparso M Capitano di fregata Bellantoni Giuseppe che, richiesto delle generalità, risponde sono Bellantone Giuseppe nato a Villa San Giovanni, il giorno 8/6/1944 – Reggio Calabria c/o la Capitaneria di Porto.

 Avvertito dell’obbligo di riferire ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito, dichiara:

 Comandante in seconda e Ufficiale tecnico presso la Capitaneria di Porto di Vibo Valentia. ADR: Effettivamente, come risulta dalla relazione redatta a seguito dell’inchiesta amministrativa, sulle cause che determinarono  nella , alla chiusura di detta inchiesta, non vennero effettuate ulteriori accertamenti tendenti ad acquisire dati certi in ordine alle esistenze e caratteristiche delle falle presumibilmente apertesi nella chiglia della nave in quanto l’esame esercitata dal mare durante il lungo periodo di permanenza della nave sulla spiaggia  certamente provocato danni alla chiglia per cui sarebbe praticamente impossibile distinguere lo squarcio originario, o comunque i danni originari, da quelli verificatesi successivamente. Desidero comunque precisare che i compiti della Capitaneria di Porto, in sede di inchiesta sommarie, si esauriscono nelle… immediate delle cause che hanno provocato il sinistro; eventuali ulteriori indagini, se ritenute opportune o necessarie, vengono svolte dall’Autorità superiore alla quale gli atti dell’inchiesta vengono trasmessi. Tale Autorità, nel nostro caso, era la Direzione marittima di Reggio Calabria. Ovviamente, potrebbe muoversi in tal senso l’Autorità Giudiziaria, per cui glia atti vengono trasmessi. L’eventuale successiva inchiesta formale viene disposta dal Ministero ed eseguita dalla Direzione Marittima: non so se sia accaduto nel caso di specie. ADR: Ricordo benissimo che, al fine di recuperare la nave, la società armatrice fece intervenire una società olandese la “Suith Teke”; questa operò per una ventina di giorni sul sito, ma alla fine, peraltro anche dietro mie richieste piuttosto pressanti, mi venne fatto presente che non si riteneva più possibile il recupero perché,  secondo quanto dichiaratomi, la nave era troppo inclinata per cui non era più possibile raddrizzarla, ciò anche alla presenza di un ulteriore falla apertasi sempre sul fianco sinistro. ADR: per quanto ho potuto osservare, la sensazione che ho avuto a suo tempo è che della detta società non abbia evidenziato nessun risultato apprezzabile. Per quanto mi era stato riferito, il loro intervento sarebbe sostanzialmente consistito nella utilizzazione di un pontone, uno dei più grossi esistenti in Europa, il quale avrebbe dovuto sollevare la nave e rimetterla in condizioni di galleggiabilità. Effettuavo dei sopralluoghi quasi giornalmente, anzi preso ogni giorno, o io o un mio collaboratore ci portavamo sul posto perché temevamo che potessero verificarsi fatti di inquinamento. Nel corso di tali sopralluoghi, non ho mai avuto modo di notare lo svolgimento di attività di un qualche rilievo. Ricordo di aver notato la presenza di un TIR e di qualche altro mezzo di trasporto. Mella fase iniziale del loro intervento, ricordo la presenza di uno o più gommoni e di sommozzatori, i quali effettuarono, verosimilmente, delle ispezioni in ordine allo stato della chiglia. Mi pare di ricordare anche che misero in opera un cavo con il quale, verosimilmente, si cercava di raddrizzare la nave. Ricordo che, durante il periodo in cui operò la suddetta società, ebbi modo di notare o comunque mi fu riferito di una presenza praticamente costante di persone nell’arco delle 24 ore, con una attività   costantemente in corso. Ricordo che destò, per la verità, la mia curiosità la circostanza riferitami di un continuo andirivieni di persone e di mezzi in particolare nelle ore notturne. ADR: effettivamente mi venne riferito che si erano recati a bordo militari dell’Arma dei Carabinieri nonché Agenti dei Servizi Segreti; mi risulta anche che a bordo si recò un Procuratore della Repubblica. Debbo precisare che allora l’attenzione della popolazione locale si puntò sulla nave in quanto…. utilizzata, così come ampiamente riferito dalla stampa, fu il trasporto di rifiuti tossici industriali. Ritengo che per gli stessi motivi la nave sia stata oggetto di particolare attenzione da parte di varie autorità. ADR: fu la Capitaneria a fare obbligo alla società armatrice di recintare adeguatamente il cantiere e, comunque, tutta la spiaggia circostante la nave. ADR: L’intervento dei vigili del fuoco per la misurazione della radioattività ambientale, per quanto ricordo, venne sollecitato in relazione ad una serie di circostanze che si determinarono in tal senso. Mi riferisco al comportamento dell’equipaggio il quale dette chiaramente a vedere di non volerne più sapere di tornare a bordo e di volersi allontanare da quel luogo il più presto possibile. Ricordo che per rintracciarli ed interrogarli tutti feci una grandissima fatica. A ciò si aggiunge la cattiva fama della nave, conosciuta come”nave dei veleni” e l’allarme di tutto ciò aveva provocato nella popolazione della zona  come risulta dall’inchiesta, l’indagine effettuata dai vigili del fuoco dette esito negativo e fu per tale motivo che non diedi particolare importanza ad alcuni atti che trovai tra i documenti di bordo, i quali,  per quanto riportato a stampa e comunque sugli stessi scritto, richiamavano la materia della radioattività. Ciò accadde precisamente in seguito alla visita presso la Capitaneria di Porto di Vibo Valentia del dott. Neri, oggi presente, del Maresciallo Scimone e del compianto Capitano De Grazia: in successione temporale ricordo che il dott. Neri mi chiese se tra i documenti di bordo avevo notato qualcosa di strano ed, in particolare sull’acquisto della nave da parte di un certo Comerio. A questo punto, su detta specifica domanda, facendo mente locale, dopo un certo sforzo di memoria riferì al magistrato che tra i documenti esistenti e rinvenuti in plancia vi erano dei fogli come di “battaglie navali”. Tant’è che sorridendo, dissi al magistrato che mi sembrava strano che giocassero a battaglie navali in plancia. A questo punto, il Comandante De Grazia estraeva un documento e mi mostrava un simbolo triangolare che io riconoscevo immediatamente per quello raffigurato in uno dei documenti rinvenuti in plancia. A questo punto ricordai della radioattività. A questo punto il Com. De Grazia, sfogliando il documento mostratomi, mi faceva vedere una cartina che presentava dei quadrati a mò di “battaglia navale” ed io immediatamente dicevo “sono questi”. A questo punto l’Ufficio mostra il frontespizio di un opuscolo della Oceanic Disporla Management In. , raffigurante un simbolo triangolare O.D.M Intestato “Penetratori per il seppellimento delle scorie radioattive”; il Comandante Bellantone riconosce il documento mostrato in quello rinvenuto sulla plancia di comando della MIN Rosso, nonché quello mostratogli dal Com. De grazia in Vibo Valentia. A questo punto il Comandante vuole però precisare che non aveva letto il contenuto del documento perché non ritenuto all’epoca rilevante. Si dà atto che il documento in questione viene controfirmato dai presenti ed allegato al presente verbale. Si dà atto che consta di n. 31 fogli.

……… che dopo aver visto le fotografie contenute nell’opuscolo in questione, ricordavo di aver visto anche questi oggetti a mò di rilievo nel documento rinvenuto a bordo della Rosso. Aggiunge che in grado oggi di sciogliere le riserve che all’epoca aveva fatto in quanto è riuscito a rinvenire la videocassetta filmata durante lo spiaggiamento eseguita da un suo sottufficiale che si trovava imbarcato sulla motovedetta, documento che fu filmato da terra e che viene consegnato all’Ufficio, allegato al presente verbale e controfirmato dai presenti. ADR: ricordo che su richiesta o per prassi, restituimmo anche il documento relativo alle “battaglie navali”, preciso che non ricordo se fu richiesto o per nostra consuetudine. ADR: il varco aperto nel fascione per agevolare il recupero del bunker (gasolio ed olio combustibile, sostanzialmente) interessava il lato dritto della nave, cioè quello di destra. ADR: Mi risulta che la “Smitle take” provvedette alla rimozione di containers, anzi nel periodo in cui operò la Smitle take vennero prelevati e trasportati altrove, con mezzi terrestri, dei containers: ciò è quanto mi fu riferito. Debbo precisare che tale attività venne svolta anche successivamente al disimpegno della Smitle take; ritengo che la Dogana possa fornire informazioni più precise al riguardo. ADR: Ricordo che, durante il tempo in cui operò Smitle take, le condizioni meteomarine sono state spesso sfavorevoli, con grosse onde che andavano ad infrangersi sulla nave. Non so se ciò abbia provocato o meno danni allo scafo. ADR: una nave avente circa 20 anni di vita, come la Rosso, deve considerarsi ancora in grado di navigare ancora per molti anni. A questo punto l’Ufficio esibisce al Com. Bellantone il fascicolo fotografico allegato alla nota informativa 24-1-96 a firma M.llo Sciamone e chiede allo stesso se, a suo tempo, ha avuto conoscenza dello squarcio raffigurato nelle fotografie che mi vengono esibite. Non sonbo in grado di dare alcuna spiegazione in ordine alle cause che hanno provocato lo stesso. ADR: la ditta che effettuò la demolizione della nave inizialmente era stata, dietro espressa richiesta, autorizzata al recupero della stessa, previo raddrizzamento. Tale operazione, però, ricordo bene che non riuscì, per cui la società, anche dietro nostra pressione e non avendo soluzione alternativa, richiese ed ottenne l’autorizzazione alla demolizione. Si da atto, a questo punto, che il teste spontaneamente dichiara che il carico risultante dal relativo “manifesto” era effettivamente a bordo. Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, 26 febbraio 2008

IL CANCELLIERE – CI

Dr Musolino Giuseppe

Questura di Roma. Divisione investigazioni generali operazioni speciali. Cat. A.1/Bis/2005/DIGOS-AT/701

Roma, 24 gennaio 2005. Oggetto: Omicidio della giornalista Ilaria Alpi. All 5 . ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA – c.a Signor Coordinatore Pool Antiterrorismo Sost Proc. Dr. F. Ionta presso il Tribunale  Ordinario di Roma.

“Per opportuna notizia si comunica che nel nr. 2 del settimanale l’Espresso del 20 c.m. è stato pubblicato un articolo a firma di Riccardo Bocca, intitolato “Il segreto di Ilaria Alpi” – un gigantesco traffico di rifiuti tossici verso la Somalia. Servizi Segreti Deviati; Faccendieri; e il racconto di una teste somala: “La Alpi indagava su quella pista.”.

L’articolo riguarda il presunto traffico e smaltimento di rifiuti tossici sia nel mediterraneo che verso i paesi dell’Africa; secondo il giornalista ci sarebbe “un filo invisibile che lega Mogadiscio a Reggio Calabria”, la cui Procura negli anni ’90, in collaborazione con il Nucleo Operativo dei Carabinieri del capoluogo calabrese, ha condotto una indagine conclusasi con l’archiviazione. Nell’articolo si ipotizza  un nesso tra le inchieste giornalistiche condotte da Ilaria ALPI, uccisa il 20 marzo 1994 in Somalia, ed il traffico di rifiuti tossici che, passando attraverso le misteriose e poco chiarite attività svolte dal “faccendiere” Giorgio Comerio, protagonista di un presunto gigantesco traffico di rifiuti radioattivi e materiali tossici, condurrebbe allo spiaggiamento della motonave “Rosso” della società “Messina” di Genova, avvenuto a Formichine (Cosenza) nel dicembre 1990. Infine. Il giornalista, cita come sospetta l’uccisione del consulente della Procura di Reggio Calabria, il Cap. di Corvetta, Natale Di Grazia, asseritamente avvenuta in circostanze non chiarite.

Secondo quanto scritto dall’articolista, l’inchiesta condotta dalla Procura di Reggio Calabria venne archiviata prima ancora che il Sost Proc. Francesco NERI potesse dimostrare che “navi riempite di scorie radioattive ed affondate nei punti più profondi”. Gli inquirenti, si legge, erano riusciti a trovare tracce del traffico di rifiuti speciali dall’Europa verso l’Africa, nonché elementi secondo i quali lo smaltimento dei rifiuti avveniva mediante il c.d. sistema O.d.m – Occanic disposal management, realizzato dal citato ingegnere Giorgio COMERIO.

Nell’articolo si legge altresì che nel corso di una perquisizione eseguita nell’abitazione di Giorgio COMERIO, gli inquirenti hanno sequestrato materiale documentale inerente al progetto O.d.m. in relativo a siti marini in Somalia. Tale circostanza, scrive il giornalista, si aggiunge alle dichiarazioni rese lo scorso novembre dal Maresciallo dei Carabinieri Nicolò MOSCHITTA di Reggio Calabria alla commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti il quale ha testrualmente “Comerio era l’unico ad inabissare i rifiuti radioattivi”. Alle dichiarazioni del Mllo. MOSCHITTA, il giornalista soggiunge anche quanto scritto dai Carabinieri in una informativa del 25 maggio 1995, nella quale affermano che Comerio <<sembra essere, man mano che le indagini vengono approfondite, il deus ex machina di tutte le vicende in esame che interessano tutte i territori  internazionali>>. Sulla questionale Ivano TORE, Comandante del Nucleo Operativo dei Carabinieri Reggio Calabria nell’informativa del  25 maggio 1995 scrive ancora. <<Interessante sono gli appunti manoscritti rinvenuti nell’abitazione di Gabriele MOLASCHI (socio di Giorgio Comerio nella O.d.m. ndr), sui quali vi sono annotazioni sulle armi da fornire, e più precisamente carri armati Leopard, autoblindo, mitragliatrici “Breda”, elicotteri, Mig, artiglieria pesante e leggera>>.

Per quanto attiene nello specifico il “nesso” tra la vicenda dello smaltimento dei rifiuti e le presunte  asserite inchieste condotte dalla giornalista Ilaria Alpi, si rappresenta che nel corso delle indagini condotte da questa DIGOS sulla morte della giornalista e del suo operatore Miran Hrovatin, non sono mai emersi elementi riferibili a vicende relative al presente traffico di rifiuti tossici..

La stessa MOHAMED FARAH FADUMA AIDID, nata a Mogadiscio il 15.6.1958, citata dal giornalista nell’articolo in questione con il nome di Fadouma Mohamed Mamud, escussa da persona di questa DIGOS sulla vicenda ALPI, a specifiche domande ha testualmente dichiarato: – dichiarazioni del 6 aprile 1995 – “Che cosa sa lei dell’omicidio di Ilaria Alpi?” – “non so nulla. All’epoca io ero a Milano dove vivo dal 1978”. Alla domanda se conoscesse Giancarlo MAROCCHINO, rispondeva: “no, non lo conosco. Però ho saputo che è sposato con una parente di Alì MAHDI e che vive nella zona nord di Mogadiscio, quella controllata da Alì MAHDI. Voglio precisare che questa è la versione dei giornali, ma da quello che so Alì MAHDI è un fantoccio e non controlla nessun territorio. In realtà dietro di lui vi è qualcun altro che non so dire ci sia, ritengo uno stato estero…” (vedasi informativa DIGOS del 7 maggio 1995 – P.P 6403/981);

– Dichiarazione resa il 9 giugno 1999, negli uffici della 2 Corte di Assise di Roma presso la quale era stata chiamata a deporre in qualità di testimone del processo ALPI-HROVATIN, la donna, che in quella circostanza si è rifiutata di sottoscrivere il verbale, ha dapprima dichiarato di non sapere nulla sulla morte di Ilaria Alpi, poi ha confermato le precedenti dichiarazioni rese alla Procura di Asti ed, infine, quando è stata contestata la contraddizione esistente tra le due versioni ed è stata ammonita a riferire la verità, ha testualmente dichiarato: “non confermo nulla. Ritratto tutto e mi avvalgo del “mio status diplomatico” e preferirei astenermi dal rendere testimonianza. Non voglio più essere immischiata in questa faccenda. Non voglio più parlare. Non so nulla, non conosco nulla e non sono i grado di riferire nulla in merito perché nel periodo dei fatti mi trovavo in Italia…” (vedasi informativa del 10 giugno 1999 – P.P. 6403/981)

Per quanto riguarda la “Oceanic Disposal Management”, asseritamente sedente a Garlasco (PV), in Via della Costa 14, dagli accertamenti svolti nel ’95 dalla DIGOS di Pavia, è emerso che la stessa era Sconosciuta in quella provincia; Giorgio COMERIO è stato identificato per l’omonimo, nato a Busto Arsizio (VA) il 3.2.1945, residente a Guersey – Sant Peter Port – via Cornet 16 – in Gran Bretagna, domiciliato a Garlasco (PV) in via della Costa 14 – rione San Biagio, titolare di varie ditte. Oltre a quanto segnalato nella nota della DIGOS di Pavia che si allega, nella quale si evidenziano i Precedenti giudiziari del Comerio ed il suo coinvolgimento nelle indagini sul traffico e smaltimento illeciti di rifiuti nucleari condotte dalle Procure di Roma (Sost. Proc. Dr. Marcello Monteleone), Como, Matera, Napoli, Catanzaro e Reggio, risulta inoltre che lo stesso il 29.10.1996 è stato arrestato dal personale della Questura di Bolzano in esecuzione di custodia cautelare in carcere per concussione. Risulta, altresì, che il COMERIO è attualmente inserito in banca dati interforze in quanto colpito di provvedimento restrittivo nr. 674/2002 R.e.S in carico al Nucleo di Polizia Tributaria della GdF di Bolzano, per tentata estorsione.

Il Sost. Proc. Marcello MONTELEONE a metà del 1995, a seguito di documentazione ricevuta direttamente dal Ministero defli Affari e concernente il tentativo di Giorgio Comerio di stabilire contatti con le Autorità del Gambia e della Sierra Leone finalizzate a smaltire in quei Paesi rifiuti tossici, ha aperto un fascicolo che ha dato luogo a una serie di accertamenti ed attività di indagine nei confronti del Comerio e della O.d.m.

Per quanto concerne, infine, gli articoli pubblicati sulla vicenda dei rifiuti tossici dal giornale “Il Dibattito” di Reggio Calabria, ed in parte ripresi dal giornalista  Riccardo BOCCA nel suo articolo, si segnala che il direttore di predetto giornale, Francesco Gangemi, Sindaco di Reggio Calabria, coordinate dalla DDA di Catanzaro, che ha portato all’arresto di numerose altre persone ed al sequestro dello stesso giornale. Si allegano al riguardo:

– l’articolo (5 pag.) pubblicato sul nr. 2 del settimanale “L’Espresso” del 20 c.m. a firma di Riccardo Bocca, intitolato “La Alpi indagava su quella pista”, concernente le indagini della procura di Reggio Calabria;

 – l’articolo (6 pag.) pubblicato sul nr. 2 del settimanale L’Espresso  del 16 dicembre 2004 a firma Riccardo Bocca, dal titolo “Intrigo Rosso”, concernente lo spiaggiamento della motonave “Rosso” della società Messina. Avvenuto sulla spiaggia di Formichine (Cosenza) nel dicembre 1990;

 – l’articolo (3 pag.) pubblicato sul settimanale l’Espresso nr. 27  del 27 gennaio 2005 dal titolo “mille omissioni per un omicidio  – colloquio con Luciana e Giorgio Alpi” di Riccardo BOCCA – copia dell’informativa della DIGOS di Pavia nr. 0108/DIGOS – del 20 ottobre 1995, avente ad oggetto: Oceanic Disposal Management L.T.D. COMERIO Giorgio. –copia dell’informativa DIGOS del 10 giuigno 1999 – P.P. 6403/981 con relativo verbale di escussione di FADUMA AIDID.  Da ultimo si segnala che per quanto concerne il certificato di morte di Ilaria ALPI asseritamente contenuto nel <<fascicolo 18 con gli atti relativi alla Somalia>> della Magistratura di Reggio Calabria, come scritto da Francesco Gangemi nel suo giornale e ripreso dal giornalista Riccardo Bocca nell’articolo “Il segreto di Ilaria Alpi”, nulla risulta in questi atti.

IL DIRIGENTE Dr. La Giannini

MISTERI D’ITALIA – LE CARRETTE DELLA MORTE 11

CAMERA DEI DEPUTATI

Dottor Giovanni FERRARA, Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Roma Signo Procuratore, facendo seguito alla nota del 5 gennaio e alla informativa del 12 gennaio 2005. Le, ai sensi dell’articolo 117, comma 2, del regolamento interno della Commissione Parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, che ho l’onore di presiedere, una nota riassuntivi degli ulteriori sviluppi della vicenda già portata alla Sua attenzione in relazione alle iniziative intraprese dall’Ing. Fausto Bulli e alle notizie fornite dal dott. Roberto Di Nunzio. Ritengo, inoltre, di dover rappresentare al Suo Ufficio altri recenti episodi che, seppure evidenziatisi in momenti e circostanze diverse, presentano evidenti punti di contatto con il caso già portato alla Sua attenzione nella ricostruzione di moventi e nella individuazione di mandanti. La singolare ricorrenza di fattori comuni nelle varie prospettazioni sia pure presentate in momenti diversi e con l’introduzione di alcuni elementi di differenziazione, porta ragionevolmente ad ipotizzare, che la inattendibilità delle tesi proposte – ciascuna singolarmente approfondita e tutte complessivamente confrontate e valutate – possa essere frutto o di conoscenze progressivamente acquisite da informazioni giornalistiche e processuali, assemblate in modo da prospettare versioni apparentemente credibili, ma in realtà destituite di fondamento e tese ad ottenere in modo truffaldino benefici personali o addirittura frutto di una regia occulta, tesa a rendere difficile la ricostruzione della verità, sia creando falsi filoni investigativi, sia inquinando attività di indagini in corso con elementi depistanti. In tal modo, inserendo elementi di inaffidabilità. In accertamenti positivamente condotti può essere vanificato il risultato fantasia pur di guadagnare soldi, ribadisce di conoscere la verità dei fatti (che sosterrà con precise prove quando sarà messo in condizione di farlo, ossia quando avrà ottenuto benefici penitenziari), i collegamenti esistenti tra il duplice omicidio e la morte di Li Causi e di Ferraro (e tra queste morti altri 2 omicidi eccellenti), i rapporti intercorsi con Li Causi/Ferraro/Ilaria in ragione della reale attività svolta in Somalia e dei suoi legami con SISMI e SISDE (da cui se ben si comprende gli sarebbero stati forniti ben 23 passaporti).

Porcari riafferma, quindi, le precedenti versioni dei fatti confermando che “non ci sono stati rifiuti tossici in Somalia, ma il più grande traffico di armi mai avvenuto in un paese africano, che una bravissima giornalista, minuta e simpatica, ha mai scoperto”, e aggiungendo che non solo conosce “il nome di esecutore e mandanti e da dove è partito l’ordine a eliminare la Alpi e Hrovatin”, ma anche la circostanza che “l’esecuzione d’Ilaria e Hrovatin è costata la misera somma di 5.000 dollari americani” e che, per la sua posizione ha ottenuto la disponibilità “di una copia del taccuino di…datato 1/3 al 19/03/94 colore ROSSO mancante le ultime 3 pagine…”. La lettera si chiude, quindi, con un invito a diffidare l’on. Gianni Letta dall’intromettersi nell’indagine “lo dica a Letta, sistema tutto che non serve arrivare sparato in Maserati in Commissione per impedire l’arrivo di ELMO/VACCHIANO. Bastava telefonare e dire…interrogato pubblicamente. Anche io ho degli amici presenti quel giorno che arrivò Letta”. E’ inutile dire che il dott. Letta non è mai intervenuto di persona o telefonicamente per cercare di bloccare le indagini della Commissione.

All’esito dell’esame della missiva e dei ripetuti tentativi di depistaggio posti in essere da porcari, con accuse infondate di reati nei confronti di numerosi soggetti appartenenti alle istituzioni, ritengo di dovere sottoporre  alla Sua attenzione il comportamento del medesimo ai sensi dell’art 17 c. 2 del regolamento della Commissione, per l’evidente valenza penale delle sue affermazioni sotto il profilo della calunnia.

  1. C) L’omicidio Alpi e la inchiesta sui traffici di rifiuti, condotta dalle Procure di Reggio Calabria e Paola. Non posso esimermi dal sottoporre alla Sua attenzione la valutazione penale delle affermazioni fatte alla Commissione dal teste dott. Francesco Neri.

Premetto che recenti inchieste giornalistiche, condotte in particolare dal settimanale l’Espresso, e soprattutto acquisizioni verbali di audizioni dinanzi alla Commissione sul ciclo dei rifiuti sembravano potessero avvalorare un non meglio precisato collegamento tra il duplice omicidio Alpi-Hrovatin e i risultati di una indagine su un traffico di rifiuti tossici, inizialmente condotta dal PM presso la Procura di Reggio Calabria dott. Francesco Neri (oggi alla Procura Generale di quella sede), poi da questi in parte conclusa con richiesta di archiviazione e in parte trasmessa alla Procura della repubblica di Paola, dove è confluita in una indagine, di cui si occupa il PM Francesco Greco, che riguarda anche lo spiaggiamento della nave ROSSO (già denominata Jolly-ROSSO).

LA Commissione ha ritenuto quindi, di proseguire il tema, pur se i primi scambi informativi con il PM dott. Francesco Greco avevano portato ad escludere che vi fossero, almeno allo stato, elementi di collegamento tra l’inchiesta e il duplice omicidio. Per non lasciare peraltro nulla di intentato, la Commissione, il 25 gennaio 2005, ha proceduto alle audizioni dei magistrati interessati alle indagini: il dott. Greco ha confermato quanto già anticipato, ossia l’assenza di un collegamento tra la sua indagine  e il caso Alpi, riservandosi, comunque, di informare la Commissione ove mai dovesse, in proseguio di indagini, emergere una diversa situazione; il dott. Neri, invece ha dichiarato che, quando era in servizio presso la Procura circondariale di Reggio Calabria,…documenti sequestrati all’ing. Giorgio Comerio (nel corso di una perquisizione effettuata nell’ambito dell’inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti di cui egli ha chiesto l’archiviazione), era stata rinvenuta una cartella relativa alla Somalia contenente corrispondenza in fax intrattenuta dal Comerio con Ali Mahdi ed un suo plenipotenziario. In tale cartella sarebbe stato inserito anche copia del certificato di morte di Ilaria Alpi che (trattenendone ulteriore copia agli atti della sua inchiesta a Reggio Calabria), sarebbe stata da lui trasmesso, corredato dalla documentazione utile, al dott. Pititto, PM che a Roma, all’epoca, si occupava dell’indagine sul duplice omicidio Alpi-Hrovatin. La Commissione ha peraltro delegato un acquisizione documentale tramite i prpri consulenti, che, peraltro recatasi il 21 gennaio u.s. presso gli uffici giudiziari di Reggio Calabria, non hanno rinvenuto negli atti messi a disposizione da quella Procura (pur avendo esaminato anche cartelle diverse da quella indicata dal dott. Neri come contenente i documenti di interesse) né la copia del certificato di morte della Alpi, né la copia della trasmissione al PM di Roma. E’ seguita una corrispondenza con il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria (interessato da questa Commissione con nota scritta del 24 gennaio) e con lo stesso dott. Neri, all’esito della quale il Procuratore Capo di Reggio Calabria ha fatto conoscere che negli atti del fascicolo, già in carico al dott. Neri, non vi è traccia del certificato di morte della Alpi né della lettera di trasmissione a Roma e che una ricevuta postale riguardante l’inoltro a Roma di documenti in epoca coeva, si riferisce a pratica del tutto diversa di esecuzione penale. Il fatto che sinceramente desta sconcerto comporta la trasmissione, ai sensi dell’art. 17 c.2 del regolamento degli atti alla Procura di Roma, cui compete la valutazione delle dichiarazioni rese come testi alla Commissione. 4. Di tutte le attività illustrate, condotte dalla Commissione, mi riservo di trasmettere la documentazione appena saranno pronte le trascrizioni dei verbali delle audizioni con regolare sottoscrizione. Ritengo necessario più che mai nell’attuale momento investigativo, in piena evoluzione, che siano mantenuti rapporti con scambi informativi con il Suo ufficio. In tale spirito di corretta e leale collaborazione istituzionale Le comunico che la Commissione ha in programma una missione estera al fine di procedere a libere audizioni di alcuni soggetti, che potrebbero essere a conoscenza di circostanze importanti per la ricostruzione del duplice omicidio, che ovviamente mi riservo successivamente di comunicarle. Le chiedo, pertanto, di voler a Sua volta informare la Commissione sugli sviluppi delle indagini sull’omicidio Alpi-Hrovatin e sui possibili depistaggi, trasmettendo ogni atto utile o integrativo delle precedenti acquisizioni. Con viva cordialità, Roma il Presidente  (on. Carlo Taormina

Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Roma

Ufficio del Sostituto Procuratore Dr. Franco IONTA

N 2698/05 F.N.C.R. RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE (Artt. 408/411 c.p.p.) Al giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di ROMA

Si trasmettono agli atti rimessi dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria ALPI e Milan HROVATIN con note 15 aprile, 16 giugno e 22 novembre 2005 per la loro archiviazione ex artt. 408 e 411 c.p.p. nei confronti di soggetti dagli stessi emergenti e specificatamente nei confronti di:

  1. DI NUNZIO Roberto, nato a Roma il 5.5.1953; 2. BULLI Fausto, nato a Roma il 13.8.1947; GIORGI Franco, nato a ad Ascoli Piceno il 25 luglio 1943; 4. VACCHIANO Vincenzo, nato a Cicciano il 3.12.1959; 5. OLIVA Franco, nato a Civitavecchia il 4.1.1945; 6. PORCARI Luciano, nato a Orvieto il 9.12.1940; 7. NERI Francesco, nato a Savelli (KR) il 30.05.1957; osservando: la Commissione Parlamentari è stata istituita con deliberazione adottatata della Camera dei Deputati il 31 luglio 2003; in tale provvedimento vengono fissati i compiti e le capacità acquisitive dei fatti utili agli scopi indicati nell’art. 1 (v. artt. 3 e 4) attraverso l’audizione libera, la raccolta di testimonianze e la richiesta di atti e documenti, attività da esplicarsi (cfr.art. 82 Costituzione) con i poteri e le limitazioni dell’Autorità Giudiziaria. Ne discende che per le dichiarazioni rese dinanzi alla Commissione debbano applicarsi, in ossequio all’art. 24 Costituzione, tutte le norme su diritto di difesa e quindi anche l’art. 63 c.2 c.p.p. in relazione al quale la Giurisprudenza ha statuito: “in tema di dichiarazioni indiziati il comma 2 dell’art. 63 c.p.p. prevede l’ipotesi in cui un soggetto doveva essere sentito, sin dall’inizio, come persona sottoposta alle indagini che nel corso dell’esame renda dichiarazioni indiziati il comma 2 dell’art. 63 c.p.p. prevede l’ipotesi in cui un soggetto debba essere sentito, sin dall’inizio, come persona sottoposta alle indagini e quella del soggetto che nel corso dell’esame renda dichiarazioni dalle quali emergano indizi di reità a suo carico e ciononostante continui ad essere sentito senza che l’esame sia interrotto e siano fatti gli avvertimenti di cui al comma 1 dell’art. 63 c.p.p.. si tratta, in altri termini, delle ipotesi in cui l’autorità procedente già era o sia venuta a conoscenza degli elementi di retta a carico del dichiarante e proceda o continui dell’esame senza dare contezza al dichiarante della sua posizione, senza formalizzarla e senza assistenza difensiva. In queste ipotesi, il legislatore prevede la sanzione di inutilizzabilità assoluta ed erga omnes delle dichiarazioni stesse, si tratta, all’evidenza di un deterrente che il legislatore ha inteso introdurre non solo per garantire il diritto di difesa del dichiarante ma anche per garantire la genuinità dell’acquisizione della prova, volendosi negare per quanto possibile dichiarazioni accusatorie, compiacenti o negoziate, a carico di terzi realizzabili attraverso la “obliterazione” da parte dell’Autorità inquirente di reati di cui il dichiarante sia il possibile autore (…Sez.3-19 maggio/4ottobre….). di qui, le dichiarazioni possono avere (ed hanno) valore auto indiziante solo se sono stati…. consapevolmente all’esito dell’ammonimento in ordine alle responsabilità penali che da esse potrebbero scaturire. E ciò, per quanto qui intera…. indipendentemente da ogni considerazione sulla estensione dei poteri della Commissione ad atti…specificamente previsti dalla Deliberazione istitutiva; estensione su cui non vi è titolo in sede giudiziaria ad interloquire o sulla modifica delle modalità procedurali e degli strumenti operativi dell’inchiesta. Ad esempio quelle apportate all’art. 13 del regolamento interno della Commissione laddove (e la circostanza ha rilievo per la posizione del dott. Francesco NERI, magistrato inquirente) alla disposizione del comma 3 dicente: “i Parlamentari, i membri del Parlamento ed i magistrati incaricati di procedimenti relativi gli stessi fatti che formano oggetto di inchiesta sono sentiti nella forma della audizione libera”. È stata aggiunta la notazione: ”ferma restando l’applicazione dell’art. 372 del Codice Penale, per quanto a ragione dell’esame complessivo del carteggio e ferme rimanendo le osservazioni di cui al punto1), sarebbero ipotizzati e/o ipotizzabili a carico di:

 DI NUNZIO Roberto nato a Roma il 5.5.1953; BULLI Fausto, nato a Roma il 13.8.1947; i delitti di calunnia ex……368 c.p. quanto il primo in danno di CANNARSA Giorgio, e quanto il secondo in danno di CANNARSA Giorgio, ANGIONI Franco e PESCARINI RAJOLA Luca, fatti sostanzialmente già oggetto di valutazione……nel p.p. n. 302/05 R.G. Noti e nel p.p. 131099/05 R.G. Noti; GIORGIO Franco, il delitto di calunnia in danno di VACCHIANO Vincenzo;  VACCIANO Vincenzo, il delitto di cui all’art 323 c.n.; OLIVA Franco nato a Civitavecchia il 4.1.1945; il delitto di calunnia in danno di VACCIANO Vincenzo; PORCARI Luciano, nato a Orvieto il 19.12.1940 il delitto di calunnia….e di NERI Francesco, nato a Savelli, (KR)….il delitto di cui all’art…. A tal riguardo va considerato che prospettazioni sostanzialmente alternative e sostanzialmente escludenti vengono prop. Quanto alle posizioni di GIORGI, VACCHIANO, OLIVA e PORCARI, che la posizione di OLIVA è stata già affrontata nel p.p. 8220/05…..  delle due dichiarazioni in Commissione che infine quanto al dott. NERI non può essere applicabile alla disposizione regolamentare interna, la norma incriminatrice dell’art 372. Compattamenti…  ”testimone”. Si conferma la richiesta di archiviazione. Roma 29.12.2005

Il Procuratore della Repubblica

MISTERI D’ITALIA – CARRETTE DELLAMORTE 12

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA – SEZIONE DEI GIUDICI PER LE INDAGINI PRELIMINARI Ufficio 7

N.3125/05 8219/05 RG N.31502/05 RG GIP. Ordinanza di archiviazione all’esito di udienza in Camera di Consiglio

Il Giudice, dr. Maurizio Caivano Letti gli atti del procedimento penale di cui in epigrafe, iscritto nel Registro delle Notizie di reato nei confronti di: BOCCA RICCARDO, nato a Milano il 13.11.1964 (Giornalista “l’Espresso”), HAMAUI Daniela nata al Cairo il 21.11.1954 (direttrice l’Espresso), MOSCHITTA NICOLO nato ad Adrano (CT) 18.04.1952 (già Maresciallo del NORM CC di Reggio Calabria); NERI Francesco n. Savelli (KR) il 30.05.1957 (Sostituto Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria) per il resto: artt. 81 cpv. e 595 c.p. e 13 legge 47/48 (diffamazione a mezzo di stampa) commesso in Roma il 16.12.2004 ed il 20.01.2005 in danno di MAHDI MOHAMMED ALI’ (come da iscrizione RE.GE.)

Vista la richiesta di archiviazione del PM depositata il 22.11.2005, vista l’opposizione della persona offesa, all’esito dell’udienza in camera di Consiglio dell’  11.4.2008, esaminati gli atti

OSSERVA

Ritiene questo Giudice che la richiesta di archiviazione del P.M. debba essere accolta.

Va preliminarmente precisato che il presente procedimento trae origine da due distinte denunce – querele presentate alla Procura della Repubblica di Roma il 20 gennaio ed il 21 febbraio 2005 in danno di ALI MAHDI MOHAMED, assumendo di essere stato nominato Presidente della Repubblica della Somalia il 26 gennaio 1991 e di aver rivestito tale carica sino alle sue dimissioni avvenute nel marzo del 1993 “in occasione della venuta in Somalia della missione UNOSOM”, si doleva sostanzialmente del contenuto di due articoli intitolati “Intrigo Rosso” e “Il segreto di Ilaria”, pubblicati sul settimanale “l’Espresso” rispettivamente il 12 dicembre 2004 ed il 20 gennaio 2005 in cui si sosteneva, contrariamente al voto:

che il predetto Ali Mahdi aveva intrattenuto rapporti con un personaggio, tale ing. Comerio definito “faccendiere” ed al quale venivano attribuiti comportamenti riprovevoli (che, di contro, non aveva mai conosciuto), stipulando in particolare, contratti di acquisto di armi e dal quale si era fatto corrompere “per consentire l’insabbiamento dei rifiuti nucleari e radioattivi” nelle acque dell’Oceano Indiano lungo le coste del suo Paese, con la connivenza di “mafiosi e servizi segreti”, giungendo addirittura ad ipotizzare un suo coinvolgimento (come si ricavava anche dalla copertina e dal contesto con foto) nell’omicidio, avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994, della giornalista Ilaria Alpi, unitamente all’operatore/interprete MIRAN HROVATIN che quel giorno l’accompagnava, che sarebbe stata uccisa proprio perché stava indagando sul tutto “questo malaffare”, il tutto “per mero lucro personale”

-che il Bocca, interpellato dal difensore del querelante, aveva rappresentato che il contenuto dei due articoli di stampa era stato riferito dal maresciallo Nicolò Moschitta e dal magistrato Francesco Neri (all’epoca Pubblico Ministero presso il Tribunale di Reggio Calabria) nel corso della loro audizione davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse presieduta dall’on Paolo  Russo. Il querelante sottolineava che, al riguardo, erano stati ignorati i risultati di varie inchieste giudiziarie, che avevano escluso l’esistenza di prove circa l’esistenza dei dedotti illeciti traffici di rifiuti e, delle audizioni svoltesi dinnanzi alla commissione Parlamentare d’inchiesta sulla morte della Alpi e di Hrovatin presieduta dall’onorevole Taormina.

Preliminarmente occorre richiamare i principi che sono stati affermati dalla SC in tema di limiti generali al diritto di informazione e più specificamente, in materia di cronaca giudiziaria.

Sez. 5 Sentenza n. 2113 del 29/01/19997 Ud. (dep. 06/03/1997) Rv.207006

Presidente: Viola G.   Estensore: Pandolfo GV.   Imputato: Pendinelli e altro.   P.M. Vacca G. (conf.) (Rigetta, App. Roma, 15 marzo 1996).

603 REATI CONTRO LA PERSONA – 090 COL MEZZO DELLA STAMPA   REATI CONTRO LA PERSONA – DELITTI CONTRO L’ONORE – DIFFAMAZIONE COL MEZZO DI STAMPA – Lesione della reputazione – Diritto di informazione, Limiti – pertinenza continenza e verità dei fatti – Obbligo del giornalista. L’esercizio del diritto di informazione garantito dal nostro ordinamento deve, ove leda l’altrui reputazione, sopportare i limiti seguenti: a) l’interesse che i fatti narrativi rivestano, per l’opinione pubblica, secondo il principio della pertinenza; b) la correttezza della esposizione di tali fatti, in modo che siano evitate gratuite aggressioni all’altrui reputazione, secondo il principio della continenza; c) la corrispondenza rigorosa tra i fatti accaduti e i fatti narrati, secondi il principio della verità: quest’ultimo comporta l’obbligo del giornalista(come quello dello storico) dell’accertamento della verità della notizia e il controllo dell’attendibilità della fonte.

Sez. 5, Sentenza n. 4568 del 16/12/2003 Ud. (dep. 05/02/2004) Rv. 228061. Presidente: Foscarini B.   Estensore: Sica G.   Imputato: P.C. in proc. Cucinotta. P.M. Martusciello V. (diff.) (annulla con rinvio, App. Roma, 18 gennaio 2002).

622 STAMPA – 003 DIFFAMAZIONE COMMESSA COL MEZZO DELLA STAMPA 

Cronaca giudiziaria – esimente dal diritto di cronaca – elementi costitutivi – limite della verità – contenuto – Alterazione e modifica in senso diffamatorio delle notizie riferite dalle fonti ufficiali – Reato di cui all’art. 595 cod. pen. Sussistenza, fattispecie. In tema di diffamazione a mezzo stampa. Nell’ambito dell’esercizio specifico del diritto di cronaca giudiziaria, quando il giornalista si discosti dalla verità obiettiva dei fatti riferiti, alterando e modificando in senso diffamatorio le notizie riferite  dalle fonti ufficiali, posto che in tale ambito, il limite costituito dalla verità del fatto narrato – fermo restando il rispetto dei canoni della pertinenza e della continenza – deve avere un riscontro fenomenologico nella realtà obiettiva, in quanto nei confronti di tali accadimenti il giornalista si pone come semplice intermediario tra il fatto e l’opinione pubblica, nel senso che insieme al diritto-dovere di informare, vi è quello dei cittadini ad essere  correttamente informati (in applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto integrato il reato di cui all’art 595 cod. pen. Nella pubblicazione di un articolo che addebitava al soggetto passivo specifiche condotte costituenti reato, nonché il coinvolgimento in una organizzazione criminale legata alla mafia e camorra, mentre le fonti ufficiali non avevano precisato le imputazioni addebitate a ciascuno degli imputati, attenendosi a informazioni del tutto generali e generiche)

Sez. 5. Sentenza n. 15986 del 04/03/2005 Ud. (dep. 28/04/2005) Rv. 232131. Presidente: Providenti F.   Estensore: Marini P.   Imputato: Ambrosetti    P.M. Mura A. (Diff.) (rigetta app. Palermo, 7 maggio 2004.

644 STAMPA 002 CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE STAMPA – CAUSE DI GIUSTIDFICAZIONE- cronaca giudiziaria – notizia attinta da una denuncia risalente nel tempo – impossibilità del giornalista di accedere a nuove fonti informative capaci di dar conto dell’esistenza di mutamenti intervenuti – Esimente del diritto di cronaca – sussistenza – esclusione – Ragioni.

In tema di diffamazione a mezzo stampa, ai fini della configurabilità della scriminante del diritto di cronaca, anche sotto il profilo putativo, occorre avere riguardo alla verità della notizia quale risulta nel momento in cui viene diffusa, con la conseguenza che, nel caso in cui la notizia riguardi un fatto oggetto di denuncia risalente nel tempo – bisognevole di una verifica da parte del giudice e, quindi suscettibile di modifiche – è necessario che il giornalista verifichi nel momento della sua pubblicazione se siano nelle more intervenute circostanze capaci di avere influito sulla verità del fatto. Pertanto, non sussiste l’esimente del diritto di cronaca, sotto il profilo putativo, allorchè sia impossibile per il giornalista attualizzare la verifica della notizia risalente in ragione della inaccessibilità delle nuove fonti informative, coincidenti con gli organi di indagine penale, gia che tale inaccessibilità lungi dal comportare l’abdicazione del dovere di controllo, implica la non pubblicazione della notizia incontrollabile, ovvero la precisazione che la verità del fatto non è stata accertata nella sua sede naturale.

Sez. 5 sentenza n. 15643 del 11/03/2005 Ud. (dep. 27/04/2005) Rv. 232134. Presidente Providenti F.   Estensore: Calabrese RL. Imputato: Scalari e altro    P.M. Delehaye E. (Parz. Diff) (Rigetta App. Roma 26 marzo 2003)

622 STAMPA – 003 DIFFAMAZIONE COMMESSA COL MEZZO DELLA STAMPA – cronaca giudiziaria – scriminante putativa – presupposti di operatività – controllo e verifica della notizia – necessità.

In tema di discriminazione a mezzo di stampa e configurabili la scriminante putativa dell’esercizio del diritto di cronaca quando, pur non essendo obiettivamente vero il fatto riferito, il cronista abbia assolto l’onere di esaminare, controllare e verificare la notizia, in modo da superare ogni dubbio, non essendo, a tal fine, sufficiente l’affidamento ritenuto in buona fede sulla fonte. La cronaca giudiziaria è infatti lecita quando diffonda la notizia di un provvedimento giudiziario, mentre non lo è quando le informazioni da esso desumibili siano utilizzate per effettuare ricostruzioni o ipotesi giornalistiche autonomamente offensive, già che, il tal caso, il giornalista deve assumersi l’onere direttamente di verificare le notizie e non può certo esibire il provvedimento giudiziario quale unica fonte di informazione e di legittimazione dei fatti riferiti. Orbene, sul punto – secondo quanto riportato nell’articolo intitolato “Intrigo Rosso” e pubblicato sul settimanale l’Espresso il 16 dicembre 2004 – Neri Francesco, in sede di audizione innanzi alla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, aveva dichiarato che nel corso della perquisizione domiciliare eseguita il 12 e il 13 maggio 1995 presso l’abitazione in San Biagio (PV) di COMERIO Giorgio – il quale risultava titolare della società Occanic Disposal Management (O.d.m.) e dell’omonimo progetto “per sparare missili zeppi di scorie sui fondali marini” – era stata rinvenuta una agenda con l’appunto “LOST THE SHIP” inserito nel giorno 12 settembre 1987, coincidente con quello in cui affondò al largo di Spartivento, nei pressi di Reggio Calabria, la nave RIEGEL che gli inquirenti – come si legge anche nel predetto articolo di stampa – sospettavano trasportasse “scorie radioattive”. A conforto di siffatto sospetto, nell’art. in questione si riferiscono anche le “stranezze” che caratterizzarono tale evento, con riferimento sia alle modalità con le quali la nave andò a fondo (“con il mare liscio come l’olio, senza nemmeno lanciare il mayday” – dichiarazioni rese alla Commissione dal Barillà Angelo, di Legambiente) sia alla sorte dell’equipaggio (il quale, dopo essere stato tratto in salvo dalla nave Karpen, proveniente dalla Ex-Jugoslavia, venne condotto in Tunisia, “ove sparì dalla circolazione – dichiarazioni rese alla citata nell’Commissione dal M.llo Domenico Scipione). Si legge nell’articolo che il Neri – come da dichiarazioni rese alla Commissione – aveva riferito anche l’esito dell’interrogatorio reso dinnanzi a lui dal Comerio, nel corso del quale, il predetto aveva sostenuto sostanzialmente che l’unico modo “meno criminale” secondo lui per disfarsi dei rifiuti radioattivi era “il mare” (non potendosi i rifiuti stessi “buttare nell’atmosfera con gli shuttle perché esplodono” o interrare, in quanto pericoloso, potendo i gas, che si sprigionano con i terremoti, provocare catastrofi ancora maggiori”) e che nel corso della predetta perquisizione, vennero anche sequestrate le telemine, con i relativi progetti e fotografie, utilizzate a suo tempo peer affondare “i tre incrociatori della marina militare inglese nella battaglia delle Falkland”,tanto gli inglesi, quando scoprirono che il Comerio le costruiva a Malta, “tra gli inglesi stessi”, lo espulsero dall’isola. Nel medesimo articolo riportano altresì le ulteriori dichiarazioni rese dal Neri dinnanzi alla Commissione sui rifiuti secondo le quali il Comerio aveva sottratto “a Ispra, quindi all’Euratom, lo studio per l’affondamento dei siluri con scorie radioattive e che, dopo averne fatto un progetto per la sua società, si era contornato di tutti i grandi trafficanti d’armi”, stipulando contratti in vari paesi dell’Africa, tra cui ALI MAHDI in Somalia (in cui operavano 2 fazioni), definito “il signore della guerra”, con il quale si era alleato, come comprovato da alcuni fax “con i responsabili della Somalia”. Secondo le dichiarazioni rese dal M.llo Moschitta e dal Neri alla Commissione sul ciclo dei rifiuti, il Comerio aveva progettato di affondare in mare le scorie radioattive e che, dovendo per tale attività ricevere le necessarie autorizzazioni da parte del Parlamento Europeo, aveva redatto (come da documenti anch’essi rinvenuti nel corso della perquisizione) “un progetto di corruzione di membri e funzionari” del predetto Parlamento e che, al riguardo, erano stati trovati “progetti di inabissamento riguardanti tutte le coste dell’Africa, essendo interessato, nel corno africano, in particolare a quei Paesi ove la situazione di instabilità politica (come la Somalia) consentiva di corrompere “ i vari funzionari e gli stessi Presidenti”, segnatamente ALI MAHDI che era stato corrotto dal Comerio al fine “di ottenere le autorizzazioni per inabissare le sue scorie”. Il M.llo Moschitta ebbe sul punto a sottolineare che, nel corso degli accertamenti, era loro giunta un giorno una comunicazione da parte di GREENPEACE  di Londra in cui si sosteneva che, al largo della Somalia, nella zona di Bosaso, vi era una nave “che inabissava in mare dei fusti” e che quelle indicazioni, da loro riscontrate, corrispondevano “a quanto contenuto nel progetto O.d.m. di Giorgio Comerio. Il Neri ha riferito altresì che, dopo aver inviato gli atti “al collega competente per indagine” era stato da questi successivamente chiamato comunicandogli, nell’occasione, che la figlia del Sindaco di Bosaso aveva dichiarato che “Ilaria Alpi era stata uccisa perché seguiva il traffico dei rifiuti radioattivi in Somalia”. Nell’articolo di stampa si afferma poi che, sulla plancia della motonave ROSSO, dopo lo spiaggiamento in Calabria, venne rinvenuta “una copia del progetto O.d.m.” – secondo quanto riferito da Bellantone Giuseppe “allora Comandante in seconda della Capitaneria del porto di Vibo Valentia – e che – come da ulteriori dichiarazioni rese dal Neri alla Commissione sul ciclo dei rifiuti – il Comerio aveva, per detta imbarcazione, “due progetti, entrambi rinvenuti nel corso delle perquisizioni, il primo prevedeva l’assemblaggio delle telemine dopo la sua cacciata da Malta ed il secondo il montaggio dei cosiddetti penetratori (per sparare le scorie tossiche dentro i fondali ndr). Infine nell’articolo vengono riportate le dichiarazioni che sarebbero state rese da due testimoni (uno dei quali marinaio a bordo della motonave) nonché i risultati di una perizia eseguita dal consulente della Procura del Tribunale di Paola, Ornelio Morselli, nei fondali marini che rendevano “teorizzabile” la riconducibilità dei fanghi prodotti dall’illecito smaltimento dei rifiuti alla motonave ROSSO”. Nel successivo articolo di stampa intitolato “il segreto di Ilaria” e pubblicato su L’Espresso del 20 gennaio 2005  viene rimarcato il “nesso” che univa le indagini sull’omicidio di Ilaria Alpi e di quelle sul “misterioso ingegnere Giorgio Comerio, protagonista secondo gli investigatori calabresi, di un gigantesco traffico di rifiuti radioattivi con altri faccendieri malavitosi e trafficanti d’armi. Tale indagine, “poi, stoppata da una archiviazione”, aveva proprio l’obiettivo di dimostrare “che un gran numero di navi venivano riempite di scorie radioattive e affondate nei punti (marini) più profondi, evidenziandosi come le investigazioni condotte dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, pur non conducendo “ad una incriminazione, ad una condanna…”, avevano rivelato “uno stretto nesso con fatti somali”. Nell’articolo vengono richiamate le dichiarazioni rese al Sostituto Procuratore della Repubblica Francesco Neri da un testimone, tale Aldo Anghessa (alias Alfa-Alfa) – secondo il quale le scorie tossiche e radioattive venivano smaltite, tra l’altro, mediante smaltimento “…presso Paesi del Terzo Mondo come…la Somalioa sino al 1992 e che tali traffici erano “gestiti a livello di vertice da soggetti iscritti a logge massoniche italiane ed estere”. – nonché brani di un articolo pubblicato dal direttore del mensile calabrese “il Dibattito”, Francesco Gangemi” (che aveva, a sua volta, resa pubblica un’informativa a firma di IVANO TORE, Comandante del Nucleo Operativo CC di Reggio Calabria), secondo cui la Procura di Reggio Calabria aveva accertato “l’esistenza di un brutto affare collegato allo scarico dei rifiuti in Somalia…proprio dove la giornalista Ilaria Alpi si era recata per cercare la verità che altri hanno insabbiato, uccidendola per la seconda volta”. Prosegue l’articolo sottolineando che “secondo gli inquirenti” tale “scenario da apocalisse” riguardava anche la Somalia, ove il Comerio era “attivissimo”, e che, a seguito della perquisizione condotta presso l’abitazione di questi, era stata sequestrata una cartella gialla contraddistinta con il numero 31 ed intestata alla Somalia all’interno della quale venne rinvenuta documentazione “inerente al progetto O.d.m. relativo ai siti marini somali”, indicando in particolare le cartine “due ampie zone di mare, di cui una a nord e l’altra al centro della suddetta nazione”, evidenziando altresì che la prima zona era circoscritta “con sei punti d’affondamento…dei quali il primo è leggermente a sud rispetto allo specchioi d’acqua antistante la città di Tohin”. Nell’articolo si sottolineava altresì che agli atti dell’inchiesta vi era anche un fax inviato da ALI’ ISLAM YUSUF, membro dell’Autorità del servizio mondiale per i diritti umani di Bosaso, al Dipartimento del nord-est somalo delle Nazioni Unite con il quale si denunciava che”al largo della città di Tohin…due navi sconosciute stavano effettuando un’operazione insolita, vale a dire che, mentre una scavava sui fondali del mare, l’altra seppelliva in dette buche dei container dal contenuto sconosciuto”. Si parla altresì, secondo quanto riportato nella citata informativa, di “un fitto incrocio di comunicazioni tra il Comerio e le autorità somale che lascia sbalorditi, in cui assumeva rilievo la figura del mediatore Pietro Pagliericcio, alias Giampietro”, denunciato in concorso con il Comerio per smaltimento illecito di sostanze radioattive ed al quale – come si leggeva nella predetta informativa – il Comerio aveva scritto il 22 settembre 1994 una lettera su carta intestata O.d.m. con cui lo informava che “la sua società è disponibile a pagare 10 mila marchi tedeschi ad ogni lancio (di missili penetratori, ndr) quale importo extra rispetto alle condizioni finanziarie indicate nel contratto per i dispositivi nel nord della Somalia, che è di 10 mila marchi tedeschi per ogni penetratore sull’importo complessivo di 5 milioni di marchi l’anno”. Il Comerio – continuano i carabinieri – precisava che il pagamento extra sarebbe avvenuto a fronte del rilascio della licenza da parte del presidente ad interim ALI’ MAHDI MOHAMED”. Secondo gli investigatori, si trattava di un “progetto a breve termine” verso il quale lo stesso Presidente ad interim ALI MAHDI mostra(va) grande attenzione, come dimostrato da un fax in lingua inglese inviato il 17 giugno1994, su carta intestata della Repubblica Somala, dal predetto Alì Maghi al segretario e ministro plenipotenziario Abdullahi Ahmed Afrah – con il quale il Presidente somalo gli comunicava la titolarità della gestione degli accordi con la O.d.m., la cui validità era tuttavia soggetta sempre a ratifica da parte del Governo o del Presidente stesso – seguito (sempre come emergeva dalla citata informativa) da successivi fax, incontri, proposte ed iniziative sino “all’accordo conclusivo ed il passaggio alla fase due: quella operativa”. La morte della giornalista Ilaria Alpi viene legata alla conoscenza da parte della stessa di “tutta quella rete di traffici ed alla scoperta della “gigantesca macchia internazionale che scaricava rifiuti tossici in Africa”, come testimoniato anche dal rinvenimento nel corso della perquisizione domiciliare del fascicolo 18 contenente (come sempre sottolineato da Gangemi), oltre agli atti relativi alla Somalia, anche il certificato di morte di Ilaria Alpi”, nonché dalle dichiarazioni rese da FADOUMA MOHAMED MAMUD, figlia dell’ex Sindaco di Mogadiscio (verbale del 16 giugno 1999) che vengono nell’articolo in questione riassuntivamente riportate. Orbene, dall’esame degli atti processuali, emerge come le dichiarazioni rese dal Sostituto Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Reggio Calabria, dr. Francesco Neri e dal M.llo Moschitta, che lo aveva coadiuvato nelle indagini, rappresentavano all’epoca in cui furono rese una ipotesi investigativa che risultava corroborata da diversi elementi di riscontro, ricavabili in primis proprio dalle pregresse risultanze dell’attività di indagine (si vedano, sul punto le dichiarazioni rese dal Neri e dal Moschitta nel corso delle loro audizioni dinnanzi alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo  dei rifiuti e sulle attività illecite connesse – vedi verbali del 18 e del 19 novembre 2004) nonché dall’esito della perquisizione domiciliare eseguita a carico del Comerio presso la sua abitazione di S. Biagio, frazione di Garlasco. Ciò con particolare riferimento al rinvenimento “di una cartella di colore giallo n°31 intitolata Somalia” e contenente “corrispondenze sull’autorizzazione chiesta al Governo Somalo e prospetto rappresentativo dei penetratori per rifiuti radioattivi” e, più in generale, agli atti relativi all’inchiesta giudiziaria (si veda in proposito, la copiosa documentazione prodotta dal difensore del Neri e del Moschitta nel corso dell’udienza camerale). Peraltro risulta dagli atti che il Neri, all’epoca in servizio presso la Procura di Reggio Calabria – Pretura circondariale di Reggio Calabria, si spogliò successivamente dell’inchiesta avendo ravvisato reati di competenza superiore, inviando gli atti, con missiva del 27.6.1996, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. In particolare, per quanto concerne il diretto coinvolgimento dell’ex Presidente Somalo nella vicenda relativa allo smaltimento dei rifiuti radioattivi nei fondali marini che l’allora Capo dello stato aveva asseritamente agevolato, ricevendo anche un compenso per tale illecita attività, è stato lo stesso Maresciallo Moschitta a riferire ai componenti della Commissione che i progetti redatti dal Comerio, chiamato ODM rinvenuti nel corso della perquisizione domiciliare e “riguardanti quasi tutte le coste dell’Africa”, avevano come scopo principale…quello di inabissare, a mezzo di penetratori che si dovevano depositare nei fondali marini, i rifiuti radioattivi e che il Comerio stesso, per l’esecuzione del suo piano, aveva in particolare privilegiato quei Paesi “nei quali la situazione politica era instabile, perché secondo lui l’instabilità di Governo consentiva di corrompere i vari funzionari e gli stessi Presidenti, come nel caso della Somalia…dove egli aveva corrotto ALI MAHDI, riuscendo così ad ottenere le autorizzazioni per inabissare in mare le sue scorie”. Tale assunto, secondo gli investigatori, trovava conferma proprio nella documentazione sequestrata in casa del Comerio ed il plenipotenziario di ALI MAHDI per l’inabissamento in mare di rifiuti radioattivi con il sistema “DRONE” (containers imbottiti di detti rifiuti), dietro compenso in marchi tedeschi per ogni lancio e prodotto, con relativa traduzione, dinnanzi alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla morte della giornalista Alpi. A ciò va aggiunto che il Neri, prima di rispondere alle domande dei componenti della Commissione, aveva chiesto che sulle dichiarazioni che si accingeva a rendere, fosse mantenuto il più stretto riserbo essendo allora in corso attività di indagine, condotta da altro collega, e che pertanto, non essendo stato neanche ipotizzato che l’indagato abbia fornito al giornalista notizie e/o documenti relativi all’inchiesta e alla sua audizione dinnanzi alla Commissione Parlamentare, lo stesso non può essere chiamato a rispondere di una divulgazione delle asserite frasi diffamatorie, commessa mediante l’uso della carta stampata, trattandosi di atti cd “secretati”. In altri termini, il Neri – e di conseguenza il Moschitta (che aveva operato su incarico del PM) – non può essere chiamato a rispondere di opinioni e giudizi espressi su fatti oggetto dell’attività investigativa e tutelati dal segreto proprio per la necessità di garantire il libero esercizio dell’attività giurisdizionale che potrebbe essere compromessa dal timore di reazioni della persona attenzionata dalle indagini del pg. Ciò analogamente a quanto previsto dall’articolo 596 c.p. che prevede la non punibilità delle offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinnanzi all’Autorità giudiziaria o dinnanzi all’Autorità amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa o del ricorso amministrativo, seppur le Commissioni Parlamentati d’inchiesta, previste dall’art. 82 della Costituzione e che agiscono “con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria” non siano, oggettivamente e soggettivamente, organi giurisdizionali, ordinari o speciali (Cass. N°4 del 12.3.1983). peraltro, sotto un profilo esclusivamente soggettivo, deve escludersi che il Neri ed il Moschitta possa aver reso le dichiarazioni con l’intento di offendere la reputazione di ALI MAGHI essendo loro intendimento, proprio sulla base della convocazione ricevuta, riferire in ordine all’attività investigativa che era stata compiuta a ad esprimere una propria valutazione in ordine ai risultati che si erano raggiunti. Tale questione è stata per altro affrontata dal PM, seppur sotto diverso profilo, nella richiesta di archiviazione essendosi correttamente osservato che, stante la stretta coincidenza tra “il contenuto degli articoli e le dichiarazioni riportate nei verbali della Commissione  “, era verosimile ritenere che “l’articolista abbia avuto a disposizione una copia o quantomeno un estratto dei verbali” e che ogni ulteriore accertamento in ordine alla responsabilità per la rivelazione del segreto non sarebbe destinata ad alcun concreto risultato. peraltro, anche la Commissione  sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, nella relazione finale approvata nella seduta del 15 febbraio 2006, ebbe a dedicare un capitolo separato alla vicenda Somalia sottolineando che gli elementi acquisiti nel corso dell’inchiesta parlamentare inducevano a ritenere che “quel Paese africano sia stato utilizzato come terminale di traffici di rifiuti a partire dagli anni ottanta” (vedi fg.96) e che le informazioni assunte facevano ritenere verosimile l’ipotesi “di un diretto coinvolgimento di organizzazioni somale in tali traffici” (fig.99) sui quali l’inviata dalla RAI Ilaria Alpi “stava indagando, stando al contenuto di alcuni taccuini sopravvissuti e stando al fatto che l’ultimo viaggio compiuto dalla giornalista avvenne proprio in quei luoghi da più parti segnalati come teatro di traffici illeciti, anche concernente rifiuti e che più fonti oggi…individuano come cimitero di veleni”. La stessa Commissione, oltre ad esternare dubbi sulla vicenda della motonave “ROSSO”, ha preso atto delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia provenienti dalla criminalità organizzata calabrese i quali avevano riferito “dell’esistenza di un pactum sceleris tra le cosche della ndrangheta ed affaristi del settore dei rifiuti, in virtù del quale furono programmati e realizzati numerosi affondamenti di navi cariche di rifiuti tossici nei tratti marini calabresi”, auspicando al proposito, anche in virtù dei recentissimi avvistamenti di navi inabissate e di sagome anche a notevole profondità” (come riferito dagli inquirenti della Procura della Repubblica di Paola e che costituivano elementi di riscontro delle dichiarazioni rese dai predetti collaboratori di giustizia), che le indagini di polizia giudiziaria consentissero di fare “al più presto chiarezza” (vedi fg. 104). In ultimo non può sottolinearsi che nello stesso decreto di archiviazione emesso il 14 novembre 200, il GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, nel richiamare, condividendole, le argomentazioni dedotte dal PM Alberto Cisterna nella richiesta formulata il 22 giugno 1999, rappresentava che vi fosse “traccia in atti dello scellerato disegno criminale di smaltimento in mare di rifiuti radioattivi ordito da Comerio Giorgio e dai suoi complici, tutti soci della Holding O.D.M. “ma che non sussistessero elementi che consentivano” di rincondurre in tale programma  l’affondamento delle due anzidette navi RIGEL e ROSSO, non essendo emerso, allo stato, che le stesse trasportassero rifiuti”. Parimenti, deve escludersi che la condotta di Hamaui Daniela e di Bocca Riccardo abbia avuto portata diffamatoria in quanto, con la pubblicazione dei due articoli di stampa, il cronista si è limitato a riportare unicamente una tesi investigativa che, seppur al vaglio dell’Autorità Giudiziaria, era suffragata, allo stato delle indagini (s’intende esclusivamente di polizia giudiziaria), da numerosi elementi di prova raccolti nel corso dell’attività investigativa. In proposito, è stato escluso che integri il delitto di diffamazione la condotta del cronista “che nel dare notizia di una operazione di polizia giudiziaria, riporti solo una delle ipotesi investigative illustrate dagli inquirenti nel corso di una conferenza stampa appositamente indetta “(Cass. N°43450 DEL 24.9.2001). Ed infatti è stato altresì osservato che la verità della notizia relativa ad una attività investigativa in corso “deve essere riferita al momento della pubblicazione dell’articolo mentre la verifica, effettuata all’epoca dell’acquisizione di essa, deve essere aggiornata nel momento diffusivo, in ragione del naturale e non prevedibile percorso processuale della vicenda (Cass. N°36244 del 8.7.2004). ed è proprio sulla base di tale ultimo principio affermato dalla SC che non può attribuirsi rilievo alla circostanza che la Commissione Parlamentare sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, in sede di relazione conclusiva approvata nella seduta del 23 febbraio 2006, abbia rilevato, in contrasto peraltro con le risultanze della Commissione sul ciclo dei rifiuti, istituita circa due anni prima e con la relazione di minoranza prodotta dall’odierna udienza camerale che nessun dato certo era emerso circa l’esistenza di traffici d’armi tra la Somali e l’Italia e che, con riferimento al denunziato traffico di rifiuti, gli accertamenti “effettuati con strumenti di indagine ad altissima tecnologia, abbiano escluso che le acque della Somalia fossero diventate il punto di arrivo di scorie nucleari…, evidenziandosi altresì che alcun elemento di consistenza probatoria era emerso circa la riconducibilità dell’omicidio dei due operatori dell’informazione alla loro conoscenza di situazioni di illegalità nei campi del traffico di armi e di rifiuti tossici e/o radioattivi di cui si voleva impedire la divulgazione. Trattasi infatti di fatti – ivi comprese le conclusioni cui è giunta la Commissione circa l’esistenza di una non meglio definita “centrale giornalistica di depistaggio”, avente collegamenti con autorità giudiziarie e con organi investigativi della polizia di Stato e dei Carabinieri e con altre istituzioni, che – come si legge nella stessa relazione – solo “l’inchiesta parlamentare ha consentito di accertare integralmente falsa” (vedi fg.672). in tale relazione viene dedicato anche un capitolo separato (vedi fg. 602 e ss.) alla vicenda relativa all’omicidioAlpi e all’inchiesta sui traffici condotte dalle Procure di Reggio Calabria e Paola dandosi atto che le acquisizioni dei verbali di audizione dinnanzi alla Commissione sul ciclo dei rifiuti “sembravano potessero avvalorare un non meglio precisato collegamento tra il duplice omicidio Alpi-Hrovatin e i risultati di una indagine sul traffico di rifiuti tossici inizialmente condotta dal PM presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria dr. Francesco Neri, poi da questi trasmessa in parte conclusa con richiesta di archiviazione e in parte trasmessa alla Procura della Repubblica di Paola, dove è confluita in una indagine, di cui si occupa il Pm Francesco Greco, che riguarda anche lo spiaggiamento della nave “ROSSO”. In questo capitolo si evidenziava che dalla successiva audizione del dr. Greco non era emerso “alcun collegamento tra la sua indagine ed il caso Alpi” e che il dr. Neri, anch’egli sentito dalla Commissione, aveva a sua volta dichiarato che “quando era in servizio presso la Procura circondariale di Reggio Calabria, tra i documenti sequestrati all’ing. Giorgio Comerio nel corso della perquisizione effettuata nell’ambito dell’inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti di cui ha chiesto l’archiviazione, era stata rinvenuta una cartella relativa alla Somalia contenente corrispondenza in fax intrattenuta dal Comerio con ALI MAHDI e suo plenipotenziario”, in cui sarebbe stato inserito una copia del certificato di morte di Ilaria Alpi (di cui avrebbe trattenuto una copia, poi allegata agli atti della propria richiesta), poi trasmessa al PM di Roma, dr. Pititto, che si occupava all’epoca dell’indagine sull’omicidio dei due operatori dell’informazione, successivamente non rinvenuta agli atti del fascicolo già in carico al Dr. Neri, unitamente alla missiva di trasmissione al PM di Roma. Al riguardo tuttavia, è stata prodotta dal difensore del Neri copiosa documentazione (in primis, il verbale di rimozione e riapposizione dei sigilli della Procura della Repubblica di Reggio Calabria in data 28 gennaio 2005) attestante l’assenza degli atti del procedimento o comunque il mancato rinvenimento di numerosi documenti, tra cui, in particolare, il certificato di morte della Alpi e la missiva diretta alla Procura della Repubblica di Roma. Sulla base dello stesso principio sopraindicato, non assurge parimenti rilievo che nel corso delle indagini condotte dalla DIGOS sulla morte della Alpi e dell’operatore straniero che l’accompagnava non siano emersi “elementi riferibili a vicende relative al presunto traffico dei rifiuti” (vedi informativa DIGOS del 24.1.2005) significando altresì che la stessa MOHAMED FARAH FADUMA AIDID, citata nell’articolo dell’Espresso pubblicato nell’edizione del 20 gennaio 2005 con il nome Fadouma Mohamed Mamud, nel corso della sua audizione del 9 giugno 1999 (e non già del 16 giugno di quell’anno, come erroneamente riportato dal settimanale), aveva reso dichiarazioni contrastanti circa la sua conoscenza dei fatti che riguardavano l’omicidio della giornalista (vedi sul punto fg. 2 della citata informativa della DIGOS del 24 gennaio 2005). Ne discende che, al momento della diffusione della notizia, il coinvolgimento della Somalia e del suo  Presidente nella vicenda dei rifiuti, appariva una ipotesi investigativa, confortata dalle acquisizioni probatorie e, più specificamente, dalle risultanze dell’attività di indagine. Ciò a fronte delle dichiarazioni rese spontaneamente dal Comerio al Dr. Neri il 12 luglio 1995 secondo il quale il progetto ODM era “finanziato dalla CEE” ed era stato predisposto sul mercato “in maniera trasparente propagandandolo aivari Governi per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi in mare, previa autorizzazione dei Governi proprietari dei siti”. Peraltro, pur nella consapevolezza che la tesi investigativa pubblicata sul settimanale risulta in talune parti degli articoli di stampa presentata al lettore in modo da orientarlo su una aprioristica solidità della stessa, è altrettanto vero che negli articoli di stampa correttamente si menzionano i provvedimenti di archiviazione che, sull’intera vicenda trattata, erano stati emessi dall’A.G. Ne consegue che la fattispecie di cui all’art. 595 c.p. non può considerarsi integrata sia nei confronti del Neri e del Moschitta sia nei confronti del giornalista BOCCA e del direttore del giornale “Il Dibattito” per i quali è ravvisabile l’esimente del diritto di cronaca in relazione alla verità della notizia diffusa (riferita sempre allo stato delle indagini), all’interesse pubblico della conoscenza dei fatti (che aveva avuto una vasta risonanza dell’opinione pubblica per le vicende trattate e per i personaggi che vi erano coinvolti) e all’esposizione dei fatti avvenuta fedelmente alle risultanze investigative ed in termini misurati e corretti.

Premesso quanto sopra, visto l’art. 409 c.p.p.

DISPONE

L’archiviazione del procedimento nei confronti degli indagati sopra compiutamente identificati e la restituzione degli atti al PM: autorizza ex art. 166 c.p.p. il rilascio di copia per gli usi consentiti agli indagati, ai difensori ed alla persona offesa. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di competenza e la restituzione degli atti al PM

Sede Roma 18.4.2008

Il Giudice per Indagini Preliminari

(dr. Maurizio Caivano)

Depositato in Cancelleria, oggi 18/04/2008

Il Cancelliere C1      Rosalba De Paolis

MISTERI D’ITALIA – CARRETTE DELLA MORTE 15

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

le coste dello Jonio reggino e del Tirreno fino ad Amantea sono le preferite perché gestite dalla ‘ndrangheta che provvede anche a distruggere le scialuppe con cui i marinai arrivano a terra per poi rimbarcarsi in navi “amiche”

30/05 Nostra Inchiesta. In data 27 giugno 1996, ultimata l’inchiesta  rientrante nelle competenze della Pretura Circondariale, i dottori Francesco Scuderi e Francesco Neri, rispettivamente Capo della Procura e sostituto, trasmettono alla Distrettuale di Reggio Calabria tutta la documentazione in loro possesso per la continuazione delle indagini. Il dr. Neri, nella sua qualità di coordinatore della megainchiesta sui rifiuti radioattivi, è il compilatore della nota che inizia con una premessa molto significativa. Il dr. Neri, premette CHE, il procedimento prende spunto di una denuncia di Legambiente  del 2 marzo 1993, con la quale segnala che in AsproMonte (Gambarie, Zomaro e Limina) vi sono discariche abusive di materiale tossico e/o radioattivo che attraverso navi approda nei porti calabresi e da qui trasportato con mezzi pesanti in montagna; CHE, sono avviati accertamenti peritali a mezzo di due consulenze dell’Istituto Geografico Militare che danno certezze che l’Aspro Monte, per la sua conformazione morfologica, accessibilità e vicinanza ai porti incontrollati, può essere utilizzato come discarica di rifiuti pericolosi e, viepiù con l’utilizzo dei rilevamenti satellitari sono individuati nella provincia di RC almeno quaranta siti idonei per le loro caratteristiche all’utilizzazione; CHE, è controllata nel frattempo una nave, la “KORABY”, respinta dal porto di Palermo per il suo carico radioattivo (scorie di altoforno) e in seguito controllata in REGGIO CALABRIA dove non è rilevato il suo carico letale e tuttavia l’attività d’indagine porta al fermo di PG del Comandante della nave per il quale è stralciato e aperto procedimento penale; CHE, sulla base delle dichiarazioni di tale “BILLY”, gli elementi d’indagine si arricchiscono attorno al traffico e alla gestione delle scorie nucleari in Italia, di cui si occupa, in particolare, la Pretura Circondariale di Matera; CHE, con informativa del 19 maggio 1995, il Comando del Corpo Forestale di Brescia riferisce all’ufficio del dr. NERI di avere appreso l’affondamento doloso a

Capo Spartivento: affondamento di una nave carica di rifiuti radioattivi (Uranio Additivato)

CHE, il Comando della Forestale di Brescia il 4 aprile 1995, comunica che a livello internazionale opera una organizzazione a delinquere, denominata ODM (Oceanic Disposal Management) facente capo al faccendiere Giorgio Comerio, finalizzata all’inabissamento di scorie radioattive in mare; CHE, la società ODM coinvolge molti personaggi governativi e numerosi Stati europei ed extraeuropei già contattati per lo smaltimento dei rifiuti e per l’offerta di siti per lo stoccaggio definitivo del combustibile radioattivo delle centrali (il NOE dei Carabinieri svolge accurati accertamenti investigativi); CHE, l’ufficio del dr. NERI procede alla perquisizione presso l’abitazione del COMERIO, sita in Garlasco (PV) e dalla documentazione acquisiti emerge e quindi conferma la sporca attività del faccendiere nel ruolo di smaltitore di scorie radioattive nel mare¸ CHE, da un primo esame della documentazione sequestrata si rileva un mortale progetto di smaltimento in mare di scorie radioattive attraverso una banditesca scelta dei vari siti nel pianeta Terra e, in particolare, nel mare Mediterraneo, destinati a raccogliere i pericolosi rifiuti; CHE, i progetti acquisiti pongono in evidenza che il faccendiere COMERIO, peraltro aduso al traffico di armi, ha l’intenzione di modificare la nave “RO-RO” precisamente la “JOLLY ROSSO”, per la costruzione di singolari ordigni (le TELEMINE) o per l’alloggiamento e il lancio dei cosiddetti penetratori contenenti rifiuti radioattivi; CHE, da informazioni apprese nei LLOYD di Londra, si viene a conoscenza che nel dicembre del 1990 a LARGO DI CAPO SUVERO (in Lamezia Terme – Calabria) E’ SPIAGGIATA LA JOLLY ROSSO E ROTTAMATA; CHE, SI E’ ACCERTATO, SEMPRE ATTRAVERSO I LLOYD, CHE LA NAVE AFFONDATA DOLOSAMENTE AL LARGO DI CAPO SPARTIVENTO (provincia di RC) IL 21 SETTEMBRE 1987, E’ LA RIGEL BATTENTE BANDIERA MALTESE;

 a mio molto sommesso giudizio, nulla può accadere in quello specchio di mare senza la copertura delle famiglie mafiose e da qui l’ipotesi già avanzata dalle colonne del nostro giornale riguardante le grotte tra SAN LUCA e PLATI’ utilizzate, dopo un patto scellerato con lo Stato, per stipare le scorie radioattive; CHE, dagli accertamenti svolti dal compianto Comandante DE GRAZIA, risulta: a) la RIGEL è affondata a venti miglia di CAPO SPARTIVENTO (lat. 37° 58’ N longitudine 16° 69’ Est a quasi 20 miglia dalle coste calabresi; b) l’affondamento doloso non risulta dai registri delle Autorità Marittime locali e nazionali; c) le caratteristiche della nave, cosiddetta carretta – danno una prima conferma delle informazioni fornite dal Corpo Forestale di Brescia; d) la nave, battente bandiera Maltese, è affondata dai malandrini durante il viaggio da Marina di Carrara a LIMASSOL, senza il lancio SOS allo scopo di evitare l’intervento della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria e l’equipaggio tratto in salvo da una nave iugoslava – la KARPAN e fatto sbarcare nel porto di Tunisi; e) dall’ordinanza di rinvio a giudizio della Procura di La Spezia del 20 novembre 1992, emerge che non vi è certezza sulla consistenza, natura e qualità del carico effettivo della motonave¸f) funzionari doganali sono corrotti con una tangente di lire 900.000 a container; g) la tipologia del carico dichiarato, (polvere di marmo e attrezzature), avrebbe trovato conferma nelle ammissioni di alcuni soggetti coinvolti che confessano che il carico trasportato è diverso da quello dichiarato e che è stata architettata una truffa in danno delle società assicuratrici; h) utili per l’accertamento dei fatti delittuosi sono le intercettazioni telefoniche e il linguaggio convenzionale utilizzato per confermare l’affondamento della nave e infatti, la mattina del 21 settembre 1997, tale GINO e FUIANO Vito, parlando al telefono annunciano la nascita di un “bambino”, frase chiarita dagli stessi imputati come direttamente allusiva all’avvenuto affondamento della nave; i) il carico della nave sembra debba assecondare le ipotesi investigative giacchè 60 container sono riempiti di “blocchi di cemento” appositamente realizzati nell’arco di mesi 3 e nel merito fanno luce le dichiarazioni di tale BARONTI RICCARDO, dunque, è certo che uno dei sistemi usuali di smaltimento di scorie radioattive è la cosiddetta cementificazione, ovverosia blocchi di cemento anche se estranea alla logica truffaldina dell’affondamento doloso in quanto zavorra poco costosa – la polvere di marmo caricata a bordo della REGEL è 1700 tonnellate sistemate a poppa e a prua – ; è inoltre da considerare che il peso del singolo container è del tutto irrilevante per l’inesistenza dei controlli doganali dovuta alla corruzione dei soggetti a tal l’uopo preposti; i) escluso che i blocchi di cemento debbano servire per il rapido affondamento della nave talchè allo scopo vi sono 1700 tonnellate di polvere di marmo come ammesso dagli imputati, e tuttavia ci sono volute circa 10 ore per l’affondamento della carretta e comunque è accertato che il loro peso è ininfluente ai fini dell’ingiusto profitto da realizzare in danno delle società assicuratrici e che peraltro il metodo di ricorrere alla zavorra risulta essere molto dispendioso e quindi sproporzionato al disegno criminoso essendo poco funzionale il caricamento della polvere di marmo e pertanto appare plausibile altra spiegazione sulla sua presenza a bordo e, dunque, i malandrini ricorrono alla cementificazione delle scorie radioattive e ciò potrà essere dedotto dalla lettura degli atti processuali di La Spezia (proc. Pen. 841/86) e dalle dichiarazioni rese al dr. NERI da LANTEAM Paolo, PICCHI Nedo e BARONE Riccardo che precisiamo che, una volta caricati i blocchi di cemento nei container, di notte è “cosa” di persone ignote; I) è accertato che per l’affondamento delle navi per i caricatori (clients) è condizionato al pagamento dell’armatore greco PAPANICOLAU di una somma pari a lire 1.500.000.000 e che il ritardo della RIGEL nell’allontanarsi dal porto di Marina di Carrara e poi dal porto di Palermo, (sebbene i costi del nolo) è dipeso dal ritardo del pagamento del denaro preteso dall’armatore greco dai caricatori e ciò ha comportato l’inabissamento della nave il 21 settembre 1987, dopo la partenza avvenuta il 2 settembre 1987 – ne consegue che ritardi ed attese sono dovuti al mancato versamento della mazzetta richiesta entro i termini prestabiliti dal PAPANICOLAU ai caricatori (vedi pagina 32 dell’ordinanza del G.I. di La Spezia); nell’agenzia sequestrata al COMERIO nel 1987, sul foglio del 14 settembre 1987, è testualmente scritto in inglese <<se noi non abbiamo il denaro prima del 10 settembre non possiamo comprare la nave per la produzione del pubblico>> e anche se appare l’ultima parte dell’appunto incomprensibile è certo che i caricatori hanno impellente bisogno di reperire denaro liquido tant’è che risulta effettuata un operazione di finanziamento presso la DESIO BRIANZA FACTORING (£500.000.000); I) gli accordi intercorsi a mezzo dell’avv. Genovese Teresa GATTO, stabiliscono che l’armatore greco PAPANICOLAU avrebbe dovuto ricevere la somma della REGEL per metà e comunque entro due giorni dalla partenza della nave dal porto di Marina di Carrara e l’altra metà immediatamente prima del naufragio e infatti, l’ultima tranche risulta pagata la sera del 15 settembre 1987, ossia due giorni prima dell’affondamento della nave; m) il mancato pagamento anticipato a favore dell’armatore greco . è la ragione non altrimenti spiegabile non avendo la RIGEL accusato avarie, guasti e né inconvenienti di altra natura – è dovuto alle lunghe soste accertate ed effettuate dalla RIGEL nella rada di Marina di Carrara e in quella di Palermo prima di salpare per Limassol e NAUFRAGARE A LARGO DI CAPO SPARTIVENTO (provincia di Reggio Calabria);  questo  il motivo del ritardo di cui si fa cenno nell’agenda del COMERIO e di cui si ha conferma nelle dichiarazioni rese al PM dr. NERI Francesco da tale PICCHI NEDO; n) tutte le mazzette sono versate sui conti cifrati intestati al COMERIO in Svizzera – così come scrive lo stesso faccendiere nella sua agenda del proprio conto in Svizzera – e che per i soldi non ci sarebbero state difficoltà: o) il denaro dell’armatore greco è consegnato in assegni da 50.000.000 cadauno il 18 settembre 1987 (il COMERIO nella sua agenda scrive che i soldi devono essere disponibili per il 19 settembre 1987, vale a dire il giorno stesso in cui la nave è stata fatta affondare; infatti nell’agenda del faccendiere, in data 21 settembre 1987: “PERSA LA NAVE PER TRASCURATEZZA DEL CLIENTE CUSANDO UN MESE DI RITARDO”; ormai è chiaro (a chi doveva intendere) che il faccendiere del traffico della morte è coinvolta nell’inabissamento delle scorie radioattive al largo di CAPO SPARTIVENTO; p) ed è anche abbastanza evidente che l’affondamento delle carrette costituisce un sistema conosciuto dalle varie marinerie quale mezzo di truffe alle assicurazioni, nonché un sicuro, occulto e insospettabile metodo di creazione di discariche abusive di rifiuti pericolosissimi in mare come peraltro ammesso dal socio di COMERIO, Marino GANZERIA, e come è dato rilevare dagli atti processuali di La Spezia.

Francesco Gangemi

 

 

***

DICHIARAZIONI DI MARINO GANZERIA DEL 15.07.95

“Mi presento spontaneamente a seguito della perquisizione domiciliare che ho subito in data 17.07.1995 con provvedimento della S.V. Voglio precisare preliminarmente che da circa 10 mesi non ho più rapporti con il COMERIO Giorgio anche se, effettivamente, nel 1993 ho acquistato, quale procuratore della “SOLEANA A.G” di VADUZ per la somma di £. 20.000.000 il 3% di azioni della ODM con sede in Torlola mentre sempre conto della “SOLEANA” ho acquistato il 50% della “NTM” (società di trasporto dei rifiuti radioattivi)  con sede in Ticino, Svizzera, anche se non è mai stata registrata per opposizione di Comerio, versando al Comerio 29.000 dollari USA che consegnai al COMERIO in varie riprese in Lugano. Effettivamente quale socio della ODM ho avuto contatti preliminari con rappresentanti di Stati Esteri extraeuropei e precisamente con la Repubblica GUINEA CONAKRY per il tramite della PASSERINI Isabella di Garlasco e il prof. DEAN TOURE’ per ottenere da quel Governo un sito per l’affondamento in mare con penetratori di rifiuti radioattivi da vari clienti. Non so dire i nomi dei clienti perché non me li ha comunicati mai, dico soltanto che il COMERIO mi parlò del programma di smaltimento di rifiuti radioattivi che stava trattando a BRATISLAVA non so dirvi se ha concluso. Pur avendo investito in detta società io mi resi subito conto  che il progetto del COMERIO non poteva essere realizzato per due ordini di motivi: a) la difficoltà di ottenere dei siti; b) perché i penetratori in acciaio/cemento non sarebbero stati omolkogati dalla IAEA di Vienna in quanto in mare non esiste oggetto metallico che possa resistere alla corrosione marina per più di 2000 anni, mentre i rifiuti radioattivi a secondo del tipo hanno una durata di decadimento da un minimo di 30/50 anni ad un massimo di 700.000 anni, io proposi dunque al COMERIO di studiare un tipo di penetratore diverso di tipo ceramico ed ero disposto anche a finanziarlo, quando ho rotto i rapporti con il CMERIO perché il suo progetto a mio giudizio non aveva futuro. Non mi sono mai incontrato con l’avv. FORNI anche se conosco l’avv. Gaspare VACCARI che ritengo essere uomo importante di COMERIO. Conosco il MOLASCHI che mi è stato presentato dallo stesso COMERIO anche perché socio della ODM e con questi ho buoni rapporti anche attualmente. Faccio presente che per il tramite del MOLASCHI sono stato introdotto in ANSALDO di Genova e Milano per la realizzazione chiavi in mano, di un impianto per la lavorazione della Bauxite in Africa precisamente  in GUINEA CONAKRY, col MOLASCHI non ho avuto altri rapporti di affari. Preciso che è stato lo stesso MOLASCHI a darmi i verbali d’assemblea della ODM. Mi risulta che il COMERIO per l’affare di BRATISLAVA  si recava anche a Vienna anche perché Vienna e Bratislava sono molto vicine, mi risulta che il COMERIO è andato a Vienna con l’avv. Gaspari VACCARI. Il COMERIO non mi ha mai portato a conoscenza dei punti di affondamento dei penetratori nel Mediterraneo. Con la ODM non è stato effettuato, che io sappia, alcun smaltimento con penetratori. Come ho già detto è riuscito ad ottenere un accordo verbale con GUINEA per l’ottenimento di un sito con una ROYALTY ripetitiva di volta in volta con le autorità. Non conclusasi la trattativa perché non avevo fiducia nel COMERIO. Per quanto riguarda l’affondamento delle navi devo dire che circa 10 anni fa venni a conoscenza di progetti DI AFFONDAMENTI DI NAVI CARICHE DI RIFIUTI CHIMICI IL COSIDDETTO SISTEMA DELLE NAVI A PERDERE truffando così anche le assicurazioni. Se ricordo bene il porto più sospetto era quello di La Spezia. E ricordo anche che si diceva che LE COSTE DELLO IONIO ERANO PREFERITE NON SOLO PERCHE’ GESTITE DALLA ‘NDRANGHETA ma anche perché i marinai una volta arrivati a terra con le scialuppe affidavano detti mezzi di salvataggio ai soggetti del luogo che provvedevano ad affondarle o comunque ad occultarle in via definitiva per fare sparire ogni traccia dell’affondamento ed evitare così l’indagine giudiziaria. Mi risulta anche che dette navi facevano capo ad armatori del Pireo. Nessuna rilevanza hanno le bandiere perché possono essere cambiate con facilità. Aggiungo che i marinai potevano essere recuperati anche da altre navi amiche che transitavano appositamente vicino al punto di affondamento e trasportavano gli stessi in paesi esteri anche perché trattavasi di marinai stranieri anche se a volte il comandante o il direttore di macchina erano italiani o comunque gente fidata degli spedizionieri. Ciò mi fu riferito se ben ricordo da un greco nel corso di una cena avvenuta circa 10 anni fa a Genova.

ERA PREFERITO LO IONIO PERCHE’ MOLTO PROFONDO

Mi risulta che il COMERIO trattava compravendita di navi. Mi risulta anche che il COMERIO trattava materiale bellico argentino e per tali operazioni lui diceva di essere autorizzato. Non so che genere di affari trattava in Malta ma so di certo che fuggì dall’Isola. Non conosce di pErsona l’avv. FORNI o l’avv. CAMPANA ma so di certo che si occupavano dello smaltimento di rifiuti. Ciò lo so per sentito dire. Non ho altro da aggiungere e sono a disposizione per qualsiasi altro chiarimento”.

Una testimonianza da brividi che avvalora la nostra ipotesi di conservazione di scorie radioattive nelle grotte che da SAN LUCA si estendono fino a PLATI’ a seguito del patto scellerato che i NIRTA avrebbero fatto con pezzi deviati dello Stato. Dai registri della LLOYDS è possibile rilevare che molte navi sarebbero state affondate per la maggior parte nel Mediterraneo.

Atra motonave, la ASO…

E’ AFFONDATA IL 16 MAGGIO 1979 AL LARGO DI LOCRI CARICA DI 900 TONNELLATE DI SOLFATO AMMONICO

Nave sospetta anche perché non sono molto chiare le circostanze dell’affondamento che sono emerse dall’inchiesta sommaria. La motonave MIKIGAN, affondata il 31 ottobre 1986 nel Mar Tirreno, carica di granulato di marmo (da verificare) è partita dal porto di Marina di Massa da dove è salpata la RIGEL e dove evidentemente i controlli di carico non sarebbero stati effettuati così come non sarebbero stati effettuati per la RIGEL.  Lo spedizioniere della MIKIGAN è lo stesso che ha il medesimo nolo come nel caso della RIGEL. E’ processato per il suo affondamento date FIGLIE’. La MIKIGAN risulta essere stata affondata nel punto in prossimità dove è stata affondata la nave “ROSSO”, spiaggiatasi in prossimità di CAPO SUVERO. L’assoluta somiglianza delle modalità di affondamento sono accertate dalle indagini effettuate dalla Capitaneria di porto di Vibo Valentia e pur volendo modificare gli atti delle indagini sulle due navi, il lettore non sarebbe in grado di capire se i documenti che sottoponiamo alla sua attenzione riguardano l’una o l’altra nave. In effetti, gli imputati dell’affondamento della RIGEL ammettono che la presenza a bordo del granulato di marmo srve solo a rendere più rapido l’affondamento. E’ peraltro fortemente sospetto l’affondamento della “FOUR STAR I” battente bandiera dello SRY LANKA con carico generale affondata il 9 dicembre 1988 in un punto neppure noto dello JONIO meridionale durante la tratta di mare che va da Barcellona ad Antalya (Turchia). Il compianto Capitano di Corvetta DE GRAZIA, sulla base della ricostruzione stimata sul punto dell’affondamento e sulla ricostruzione basata sulla velocità e rotta della nave per raggiungere il porto di arrivo, conclude che anche  LA “FOUR STAR I” SAREBBE STATA AFFONDATA A CAPO SPARTIVENTO. La “FOUR STAR I” non lancia SOS e né risulta esservi stata denuncia di sinistro. Le modalità utilizzate sono uguali a quelle dell’affondamento della “RIGEL”, il cui equipaggio non ha emesso attività di soccorso per evitare qualsivoglia natura di controllo. La motonave “JOLLY ROSSO”, meglio conosciuta come la nave dei veleni battente bandiera italiana, si arena a CAPO SUVERO di VIBO VALENTIA. Il 14 dicembre 1990, durante il viaggio di ritorno da Malta a La Spezia, altra nave è fortemente sospetta in quanto gestita dal faccendiere COMERIO. Ciò è dimostrato non solo dalle perquisizioni eseguite nell’abitazione del faccendiere dove sono stati sequestrati i progetti per l’adattamento per la costruzione delle TELEMINE o per la collocazione e il lancio dei penetratori contenenti scorie radioattive provenienti dalle centrali nucleari di tutti i Paesi Europei con i quali il faccendiere tratta e conclude contratti di smaltimento, ma è confermato dal ritrovamento nella plancia della nave della mappa dei siti di affondamento predisposti da COMERIO nei suoi opuscoli del programma ODM. Tutto ciò è provato dalle dichiarazioni rese dal Comandante BELLANTONE. Fatto sta che dalle risultanze eseguite dalla capitaneria di porto di Vibo (Calabria) sulle cause dello spiaggiamento della “ROSSO” o peggio del non riuscito affondamento, sono simili in maniera strabiliante alle modalità di affondamento che hanno come protagonisti gli equipaggi e i comandanti delle motonavi “MIKIGAN”, “RIGEL” e “FOUR STAR I”. insomma. Il copione è lo stesso: infiltrazione di acqua nelle stive con conseguente allagamento dei motori elettrici delle sentine; causa dell’infiltrazione dell’acqua è l’urto della nave con qualche oggetto galleggiante non identificato essendo stato avvertito un forte rumore; abbandono immediato della nave con  il recupero di tutti gli equipaggi senza perdite; nella gran parte dei casi, una nave AMICA è pronta a recuperare l’equipaggio, tant’è che la “RIGEL” viaggia assieme alla JOLLY GIALLO facente capo allo stesso armatore; la presenza di carichi sospetti, ma non tanto.

Dalle videocassette registrate dalla capitaneria di porto di Vibo, risulta abbastanza chiaro che la nave GALLEGGIAVA normalmente anche in riferimento alle condizioni meteo e, dunque, appare del tutto ingiustificato il suo mancato salvataggio a causa dell’abbandono dell’equipaggio. La sua rottamazione non trova alcuna corrispondenza nella realtà. L’attività poi, della società olandese “”SMITH TAK” virtualmente diretta al recupero della carretta costata alla società amatoriale ben OTTOCENTO MILIONI DI LIRE, consiste nel prelevamento di alcuni container ufficialmente vuoti mediante l’impiego di mezzi pesanti e caricati a malta dove il faccendiere è titolare della “COMERIO INDUSTRY LTD”. Secondo quanto comunicato dal dr. FERRIGNO Roberto, rappresentante internazionale di GREEN PEACE, la “SMITH TAK” è nota per aver effettuato scarico di materiale radioattivo nella Manica. D’altra parte il fatto che la società operi con mezzi pesanti (TIR), sommozzatori e gommoni crei un largo squarcio sulla fiancata sinistra non sorprende alcuno.  Ufficialmente la nave si sarebbe spiaggiata a causa della forza del mare quando si è arenata integra e nei giorni seguenti il mare resta calmo senza mettere in conto che le impronte sulle lamiere dimostrano che lo squarcio è opera dell’uomo e non del “mare nostrum”. L’allarme radioattivo lanciato dal comandante BELLANTONE che scopre nella plancia della nave la mappa dei punti di affondamento elaborati dal COMERIO, provoca l’intervento dei vigili del fuoco di CATANZARO che però non riscontrano radioattività. Ciò dimostra tuttavia che a bordo vi è presenza di sostanze cancerogene avuto anche riguardo che l’equipaggio si rifiuta di salire a bordo. Alcuni marinai accennano alla presenza di munizioni.

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