Reggio Calabria anno domini 2017.

Se da un lato il funambolo aeroporto Tito Minniti della città del nulla produce serialmente mortificanti gesta dell’impavido Arturo De Felice attorniato da fedelissimi cortigiani, fra i quali taluni travolti nella retata di alcuni mesi fà della banda SACAL, dall’altro riemergono spavalde sommesse sporcizie che rammentano tristemente l’era Porcino e della sua pacchiana controfigura, dottore avvocato Calarco.

Fra la vergognosa gestione dei due ex Raffiani, a tutt’oggi in attesa di indagini dal Tribunale di Reggio Calabria sul percorso durato un lustro tra bilanci sbilanciati, assunzioni a iosa ed esaltazioni di figure sfigurate la cui “limpidezza” della fedina penale era esclusiva conseguenza del proprio fallo lavato tutte le mattine, ritorna più rinvigorita dei tempi Sogas l’immagine “Ambrosiana” e si evolve davanti l’oracolo dell’infelice De Felice.

Mi riferisco, ovviamente, a tale Ambrosio Fabio, detto “MOSE’’”. Non certo il MOSE’ che ricevette i dieci comandamenti sul monte Sinai dall’Onnipotente. No! Il MOSE’ di cui descrivo pare avesse contatti e protezioni da qualche personaggio che sembra appartenesse ai servizi quasi segreti. Il biblico terreno sembra anche abbia “ospitato” e protetto in latitanza  il cosiddetto Supremo, arrestato successivamente dal valoroso Colonnello dei Carabinieri, GIARDINA. Con la felice assunzione in SACAL, corredata da curriculum ‘ndranghetistico regionale dell’infelice Arturo, FABIO AMBROSIO pare abbia ripreso le vecchie sporcizie del tempo che fu. Infatti, continua recidivo ad abbandonare il lavoro, durante i propri turni, quando e come vuole.

Il FABIO appartiene alla cosa di Sebi ROMEO. Il Sebi, indagato per mafia, siede ancora alla destra e con la benedizioni del Presidente del nulla OLIVERIO sui banchi del Consiglio Regionale.

Per cronaca nera rammento all’infelice De Felice che Fabio detto MOSE’ fu  assunto nella defunta SOGAS con la qualifica d’inserviente e pare anche che nel pulire i bagni fornisse della polverina bianca agli stolti votati alla morte. Per raggiungere l’aerostazione si serviva di un motorino che arrancava trasformatosi, dopo pochissimo tempo, in una PORSCHE. Il Vim in polvere per le pulizie rendeva!!!! Non è tutto. Fabio fu colto in fragranza di reato: allungava le manine e le infilava infatti nel bagaglio di un giornalista sportivo cercando d’impossessarsi dei suoi profumi. La marachella, però, venne smascherata dalla Polizia che nell’occasione tentò invano di carpire dal profeta quale fosse il nascondiglio di un cugino latitante. Fabio si rifiutò e con la faccia da picciotto, aggiunse: “CU CAZZU E’ A POLIZIA I STATU!”.

La Polizia di Stato, picciotto spiombato, difende i diritti civili costituzionalmente protetti dei cittadini  rimettendoci talvolta la pelle e le palle.

Sebi ROMEO, prima o dopo batterai il culo sul lastrone.

Cordialmente, con riserva.

Francesco Gangemi

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