caiIl 24 ottobre 2016, il Tribunale di Reggio Calabria compone la troika dei curatori fallimentari per la SoGAS SpA: l’avv. Cataldo, proveniente da Messina; il dott. Pilla e il prof. A. Caiafa. I predetti convocano i sindacati a pochi giorni dall’insediamento dopo aver incontrato l’ENAC. Durante l’incontro, a dire del prof. Caiafa, ENAC fissava come limite di personale in esubero nella società di gestione circa venti unità stabilendo conseguentemente che il restante numero di dipendenti, cinquanta, fosse assolutamente necessario per garantire l’apertura in sicurezza dello scalo reggino. Sacal adesso gestisce l’aeroporto soltanto con venticinque dipendenti della fallita SoGAS SpA, sovvertendo le prominenti precisazioni dell’ENAC che spudoratamente fa finta di nulla. A questo punto, delle due l’una: o doverosamente la curatela provveda immediatamente a richiedere a ENAC il danno palesemente provocato da una più cospicua spesa sostenuta dal fallimento per circa venticinque lavoratori tenuti in servizio senza motivo alcuno; o si ricordi, all’irresponsabile “capelloso” direttore ENAC marfisidei tre scali-ni calabresi, Carlo Marfisi, che il fratellino Fabio è stato già serenamente travasato dalla fallita Sogas spa alla SACAL. Pertanto, il Marfisi rinsavisca con dignità e orgoglio, se ne conosce i rispettivi significati, spiegando l’essenza delle affermazioni sui cinquanta indispensabili dipendenti di cui un paio di mesi fa ne sparlava. Erano i classici conteggi della massaia o del massone forse deviato?

Sottoporremo, altresì, alla curatela se i beni utilizzati da AVIAPARTNER, nel periodo dal 24 ottobre 2016 al 14 luglio 2017. Sono stati utilizzati sempre a titolo gratuito o per tale periodo AVIAPARTNER ha RIMEDIATO a pagare un importo per l’utilizzo dei beni concessi in comodato d’uso dall’allora presidente BAGNATO.

Chiediamo inoltre cosa abbia fatto la curatela con le auto parcheggiate da ottobre-novembre 2015 nel parcheggio del Tito Minniti e scomparse o meglio sottratte di gran corsa da persone, giunte nelle prime ore mattutine in aeroporto. Infatti, questi incursori non dormienti accompagnati dal dipendente Carmelo Romeo che ne autorizzava l’uscita, portavano via 20/21 Renault Clio senza targhe e ferme da circa diciotto mesi nel parcheggio Sogas i cui introiti pare siano 20,000,00 euro circa.

Altra domanda che poniamo alla curatela riguarda i beni frettolosamente venduti a SACAL. Essi sono stati suddivisi in due lotti e uno è stato sufficiente alla SACAL per la gestione dell’aeroporto? Nel lotto non acquisito da SACAL, vi erano i beni informatici. Tali beni sono stati utilizzati da SACAL e continuano a esserlo a tutt’oggi. Come mai? Ci assale il dubbio che anche le spese telefoniche (fisse e mobili) e per il collegamento a internet possano essere sostenute dalla curatela e quindi dal fallimento per essere utilizzate da SACAL? Forse la curatela dimentica che le linee a servizio del sistema di accettazione dell’utente “check-in”, sia a oggi intestato a Sogas? Forse la curatela dimentica che chiamando il numero istituzionale aeroportuale risponda ancora il centralino della Sogas? Forse la SACAL non vuole investire soldi per comprare un centralino e cerca di servirsi di quello esistente fino a dicembre? Come si può pensare a gestire un aeroporto in queste condizioni? Spero che indaghi la Polizia Postale al fine di verificare quante irregolarità sarebbero state commesse e, soprattutto, se Sacal stia utilizzando le linee ancora intestate alla Sogas. E che qualcuno paghi. Non solo i lavoratori già SOGAS licenziati senza l’attivazione di una corretta selezione che non avesse a base il becero clientelismo suggerito finchè dalla ‘ndrangheta istituzionale ben rappresentata da SEBI ROMEO. Il direttore amministrativo già controllore della defunta Sogas oggi assunto in Sacal per le sue ottime qualità e quantità di malagestio dovrebbe conoscerle queste vicende avendo lui il maneggio dei contratti con i vari operatori di energia elettrica e di telefonia da quanto è sotto curatela fallimentare.
Per non parlare del fornitore di fiducia del direttore Rogolino, che casualmente ha la sede sotto l’abitazione dell’ex direttore amministrativo.

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In questi giorni si sono viste delle persone aggirarsi davanti al bar del defunto Bruno Martino ucciso dalla mafia. La curatela cosa fa? Lo affitta autonomamente oppure lo ha già venduto alla SACAL? A proposito di beni informatici, i vari telefonini e tablet, dati in concessione gratuita dal rinviato a giudizio Carlo Alberto Porcino all’ENAC nella persona di Carlo Marfisi, al dottore avvocato Vincenzo Calarco, all’ex onorevole Nino Foti ricevuti per il tramite dell’ex RSA della CGIL Domenico Miletta, e quelli in possesso dell’elargitore francescano, li hanno restituiti o no?

Mi chiedo: com’è possibile che il trio della curatela costituito dal professor Caiafa, dal dottor Pilla e dell’avvocato Maria Martino possa indurre in marchiano errore il Presidente della Sezione Fallimentare presso il Tribunale di Reggio Calabria dottor Campagna, e la dottoressa Drago che l’indennità di preavviso di licenziamento sia un contratto in bonis tra dipendente e azienda, quando invece discende dal contratto collettivo nazionale e per il che va liquidato al momento del licenziamento. Così non è stato nonostante che in diverse occasioni sia stato affermato dalla stessa curatela.

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E’ mai possibile che in questa città del nulla, la curatela nonostante sia sotto il diretto controllo del Tribunale Fallimentare possa evadere i dettami contrattuali? E’ possibile! Il cittadino se non si rivolge alla giustizia, dovrà mettersi sotto tutela di Sebi ROMEO? Ovverosia, della ‘ndrangheta? D’altronde basti pensare che l’infelice De Felice abbia inserito tra i suoi ranghi Mosè. Il quale, per rispetto nei confronti del cosiddetto Supremo, nella classifica della vergogna redatta abusivamente dall’infelice De Felice è stato inerito prima di tanti altri. Una su tutte nella sporca classifica: la dottoressa Rosanna Scerra, laureata con conoscenza perfetta dell’inglese e del francese, è rimasta incredibilmente esclusa. Comunque Mosè, intimo di Seby Romeo indagato per voto di scambio dal Tribunale di Reggio Calabria, si è sempre distinto per il suo strafottente comportamento.

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A pensarci bene, però, ho trovato il motivo dell’idillio del De Felice e Mosè. Entrambi si sono permessi di maltrattare la Polizia di Stato. Infatti, il già prefetto De Felice commettendo il reato d’oltraggio a pubblico ufficiale, ordinò alla Polizia di gestire il traffico in aeroporto. Rammentiamo ai più distratti, che Mosè, dopo aver violato i controlli di sicurezza, all’ALT del poliziotto Senatore Salvatore, rispose: “Cu cazzu è a Polizia i Statu?” Siete un’ottima coppia. Manca solo l’ergastolano che sta per arrivare con un volo speciale.

Cordialmente, con riserva,
Francesco Gangemi

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