Baudi, il magistrato infedele dimessosi dalla magistratura perché a suo dire sputtanato da “Il Dibattito”, non soddisfatto dell’anno di galera inflittami con la collaborazione di altri suoi colleghi disonesti, ha trovato un avvocato disposto a querelarmi e come se non bastasse a chiedermi il risarcimento dei danni da me subiti. Nulla nei confronti del legale che ha fatto il suo dovere, tanto nei riguardi di un magistrato venduto all’assessore ai LL.PP Mallamace, a Nitto Santapaola all’epoca latitante e ad altri ventuno personaggi della malavita e della politica. L’avvocato scritto all’ordine sistemato al CORECOM dal papà che non s’è fermato fino alla settima generazione, mi querela per una critica politica mossa da “Il Dibattito” nei cofronti del suo partito d’appartenenza. La reazione dell’avvocato iscritto all’ordine è stata scomposta, volgare e degna del suo costume di vita. Riprendiamo il rapporto giudiziario n.605/6 redatto dal Gruppo Provinciale dell’Arma fedele nei secoli di Reggio Calabria.

Sulla scorta di quanto riferito, quindi, si può affermare senza ombra di dubbio che ‘NDRANGHETA E MAFIA SICILIANA HANNO STRETTO UN PATTO D’ALLEANZA PER L’ACCAPARRAMENTO DEI LAVORI PUBBLICI INDETTI DAI VARI ENTI. Non è certamente dovuto al fatto che le imprese siciliane più chiacchierate siano riuscite ad accaparrarsi rilevanti lavori sulle coste calabresi. La stessa FARSURA di Milano, prima dell’unione con la LESCA della famiglia CASSINA di Palermo, godeva della protezione in Calabria delle più potenti famiglie mafiose, fra le quali quella capeggiata dal defunto Francesco SERRAINO da Gambarie. La Farsura, infatti, era rimasta aggiudicataria  dei lavori inerenti il trasferimento delle frazioni del Comune di Cardeto. Tale connubio è stato ampiamente provato nei cosiddetti “fatti di Cardeto” dai quali era emerso che gli amministratori locali capeggiati dal Sindaco MANDOLILLO Giuseppe, avevano favorito l’ingerenza della mafia (vedasi sentenza n.ro 325/84, datata 14.11.85, del Tribunale di Reggio Calabria). La protezione nei confronti della Farsura, logicamente, non poteva rafforzarsi allorquando tale impresa si univa al gruppo LESCA dei Cassini assumendo la denominazione di LESCA-FARSURA. Con tale denominazione la ditta, oltre a proseguire i lavori nella zona di Cardeto, si aggiudicava, successivamente, i lavori per la costruzione del porto di Bova Marina offrendo un ribasso del 37,3% (se non sbaglio assessore ai LL. PP. il papà dell’avvocato iscritto all’ordine NDR). In questo caso l’ing. Bruno FERRUCCI, nella sua qualità di Presidente di gara, non rilevava l’incongruità del ribasso, per come, invece, aveva fatto per la gara di appalto del porto di Bagnara. Come spiegare tale comportamento? E’ apilissiana nel primo caso, cioè per il porto di Bagnara, la ditta da favorire era quella di GRACI e, quindi, si era tenuto conto del ribasso incongruo offerto da alcune imprese partecipanti (il ribasso oscillava dal 20,10% al 37,19%); nel secondo caso, cioè per il porto di Bova Marina, ove era fuor di dubbio la LESCA-FARSURA, sarebbe rimasta, comunque, aggiudicataria dell’opera, tale meccanismo dell’incongruità del ribasso non scattava. Sulle vicende relative all’appalto dei lavori del porto di Bova Marina sono in corso indagini sul cui costo si riferirà con rapporto a parte”. Insomma, gratta e vinci!

Continua.

Francesco Gangemi

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